CDLXVII.
(A messer Giovan Francesco Fattucci in Firenze).[452]
Messer Giovan Francesco, amico caro. — Accadendomi iscrivere costà a Giorgio pittore, piglio sicurtà di darvi un poco di noia; cioè che gli diate la lettera che sarà in questa, stimando che sia amico vostro: e per non essere troppo breve nello iscrivervi, non avendo da scrivere altro, vi mando qualche una delle mie novelle[453] che io iscrivevo alla marchesa di Pescara, la quale mi voleva grandissimo bene, e io non meno a lei. Morte mi tolse uno grande amico. Altro non mi acade. Stommi a lo usato, sopportando con pazienza e' difetti della vechieza. Credo così facciate voi. Addì primo d'agosto 1550.
Di Roma, 1 d'agosto 1550.
CDLXVIII.[454]
A messer Giorgio Vasari, pittore e amico singulare in Firenze.
Messer Giorgio, amico caro. — Circa al rifondare San Piero a Montorio,[455] come il Papa non volse intendere, non ve ne scrissi niente, sapendo voi essere avisato dall'uomo vostro di qua. Ora mi accade dirvi quello che segue, e questo è, che iermattina, sendo il Papa andato a detto Montorio, mandò per me. Non fu' a tempo: riscontra'lo in sul ponte che tornava. Ebbi lungo ragionamento seco circa le sepulture allogatevi, e all'ultimo mi disse che era resoluto non volere metter dette sepulture in su quel monte, ma nella chiesa de' Fiorentini; e richiesemi di parere e di disegno, et io ne lo confortai assai, stimando che per questo mezzo detta chiesa s'abbi a finire. Circa le vostre tre ricevute, non ho penna da rispondere a tante altezze; ma se avessi caro di essere in qualche parte quello che mi fate, non l'àrei caro per altro, se non perchè voi avessi un servitore che valessi qualche cosa. Ma io non mi maraviglio, sendo voi risucitatore d'uomini morti, che voi allunghiate vita a' vivi, ovvero che i malvivi furiate per infinito tempo alla morte. Per abbreviare io sono tutto vostro, com'io sono.
A dì 1 d'agosto 1550.
Vostro Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Di Roma, 22 d'agosto 1550.