CDLXX.

A messer Giorgio Vasari, pittore e amico singulare in Firenze.

Messer Giorgio, signor mio caro. — Súbito che Bartolommeo[457] fu giunto qua, andai a parlare al Papa; e visto che voleva far rifondare a Montorio per le sepulture, proveddi d'un muratore di Santo Pietro. El Tantecose[458] lo seppe, e volsevi mandare uno a suo modo. Io, per non combattere con chi dà le mosse a' venti, mi son tirato a dietro, perchè sendo uomo leggieri, non vorrei essere traportato in qualche macchia. Basta che nella chiesa de' Fiorentini non mi pare s'abbi più a pensare. Tornate presto e sano. Altro no' mi accade.

Addì 13 di ottobre 1550.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Di Roma, ( 1552).

CDLXXI.[459]

(A Benvenuto Cellini).

Benvenuto mio. — Io vi ò conosciuto tant'anni per il maggior orefice che mai ci sia stato notizia, ed ora vi conoscerò per iscultore simile. Sappiate che messer Bindo Altoviti mi menò a vedere una testa del suo ritratto di bronzo,[460] e mi disse ch'ella era di vostra mano: io n'ebbi molto piacere; ma mi seppe troppo male ch'ella era messa a cattivo lume: che s'ella avesse il suo ragionevole lume, la si mostrerebbe quella bell'opera ch'ell'è.

Di Roma, d'aprile 1554.