CDXXII.
(A messer Niccolò Martelli in Firenze).[383]
Messer Niccolò. — I' ò da messer Vincenzo Perini una vostra lettera con dua sonetti et uno madrigale. La lettera e 'l sonetto diritti a me sono cosa mirabile, tal che nessuno potrebbe essere tanto ben gastigato, che in lor trovassi cosa da gastigare. Vero è che mi dànno tante lodi, che se io avessi il paradiso in seno, molte manco sarebbono a bastanza. Veggo vi siate immaginato ch'io sia quello che Dio 'l volessi ch'io fussi. Io sono un povero uomo e di poco valore, che mi vo afaticando in quell'arte che Dio m'à data, per alungare la vita mia il più ch'io posso; et così com'io sono, son servitore vostro et di tutta la casa de' Martelli; et della lettera et de' sonetti vi ringrazio, ma non quanto sono ubbrigato, perchè non aggiungo a sì alta cortesia. Son sempre vostro. Di Roma alli XX di gennaio l'anno XLII.
Michelagniolo Buonarroti.
Archivio Buonarroti. Di Roma, (1542).