CDXXXVII.
(A messer Luigi del Riccio in Roma).
Messer Luigi, amico caro. — Io mi son resoluto, poichè ò visto che la retificagione non viene, di starmi in casa a finire le tre figure come son d'acordo col Duca, e tornami molto meglio che stracinarmi ogni dì a Palazzo: e chi si vuol crucciar, si crucci. A me basta aver fatto in modo che 'l Papa non si può doler di me. E a me la retificagione non era piacer nessuno, ma a sua Santità, volendo ch'i' dipignessi. Basta, io non sono per entrar tra quella e 'l Duca, e se ella à visto che io ò abbandonato la sua pittura, manda per l'imbasciadore, sare' forse buono avisarlo della risoluzione che ò fatta, acciò sappi che rispondere, quando vi paia: e per questo vi scrivo tal cosa.
Vostro Michelagniolo.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 17 d'ottobre 1542.
CDXXXVIII.[408]
A Monsignor .... datario.[409]
Reverendo e magnifico signor Datario. — Io resto avere della provisione ordinaria che mi dà nostro Signore delli scudi 50 il mese, la paga di otto mesi, cioè da febraro in qua, che sono per tutto il presente mese scudi quatrocento d'oro in oro italiani; quali vi piacerà pagare per me a Salvestro da Montauto e Compagnia, et così seguitare mese per mese di dar loro la paga ordinaria, pigliandone quitanza: che saranno bene dati, et io di così mi contento. Et a vostra Signoria reverenda et magnifica mi racomando, e prego Iddio che li conceda quello desidera.
Di casa mia dal Macello de' Corvi, addì 17 d'ottobre 1542.
A' comandi di vostra Signoria
Michelagniolo Buonarroti.
Archivio Buonarroti. Di Roma, (1543).