LIV.

A Buonarroto di Lodovico Buonarroti in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa.

Buonarroto. — Io non ò risposto prima alla tua e a quella di Piero Aldobrandini, perchè io avevo disposto non iscrivere, se prima non avevo la daga del detto Piero. Egli è dua mesi che io la dètti a fare a uno che à nome di essere el migliore maestro che ci sia di simile arte, e benchè lui m'abbi straziato insino a ora, non ò po' voluto farla fare a altri, nè anche tôrre cosà fatta. Per tanto, se Piero sopra detto si tiene straziato da me, à ragione; ma io non ò potuto fare altro.

Ora ò riscossa o vero avuta la detta daga pure stamani, e con gran fatica, i' modo che Piero mio fu per batterla in sulla testa al maestro, tanto ve l'à fatto tornare. E sappi che l'aportatore di questa sarà el Chiaro di Bartolomeo battiloro, el quale àrà la detta daga. Fa' pagare al detto Chiaro la vettura, quello che se ne viene, e dàlla a Piero. E se la non gli piacessi, digli che m'avisi, che io gniene farò rifare un'altra; e digli che qua, poi che ci venne la Corte, ogni artefice e ogni arte è salito in gran pregio e condizione; però non si deba maravigliare, se io ò tardato tanto a mandargniene, perchè così sono stato straziato ancora io: chè questo maestro solo (à) avuta tanta faccienda poi che ci fu la Corte, che innanzi non ebbe mai tanta tutta Bolognia. Non ò tempo da scrivere. Iscrissi a Lodovico com'io avevo avute le sua lettere e com'io ero stato gabato, come lui àrà inteso. A dì 6 di marzo 1506.

Michelagniolo di Lodovico Buonarroti in Bolognia.

Archivio Buonarroti. Di Bologna, 26 di marzo (1507).