LX.
Michelangelo alloga a maestro Giovanni de' Marchesi e a Francesco detto l'Urbino il lavoro del quadro e ornamento per la sepoltura di papa Giulio II.
✠ Ihesu, 1542.
Sia noto a chi vedrà la presente, come havendo messer Michelagnolo Bonarroti più fa tolto a fare la sepultura della bona memoria di papa Giulio in Santo Piero in Vincola con più statue, come per e' patti et conventioni fatti con li executori del testamento appare; et havendo di già dato principio al quadro et ornamento di detta sepultura, desiderando fornirla, conviene questo dì xvj di maggio 1542, con maestro Giovanni di Marchisi scarpellino, abitante in piazza di Brancha, et con Francesco di Bernardino d'Amadore da Urbino,[618] alle soptoscripte conventioni:
In prima aluogha loro tutta l'opera del quadro di detta sepultura da quello che sino al presente è fatto in su, come per uno disegnio fatto et soptoscripto di mano di me scriptore si vede, excepto certo ornamento che va sopra l'ultimo cornicione, il quale detto messer Michelagnolo à a far fare a sue spese: el quale resto di quadro, detti maestro Giovanni et Francesco hanno a fare di marmi nuovi o vechi, secondo parrà a loro, pure sieno buoni, et simili a quelli di sotto, et lavorarli nel medesimo modo et diligentia che il quadro fatto di sotto, secondo il disegnio et modello hauto dal detto messer Michelagnolo; e' quali marmi et lavoratura habbino a fare a loro spese, simile il murarli, et questo in tempo di otto mesi proximi da oggi, salvo giusto impedimento, et per prezzo di scudi septecento di giuli x per scudo; con patto che habbino a pigliare lo scudo d'oro per giuli undici. Delli quali scudi septecento ne ha dati loro questo dì scudi cento simili, e per lo avenire ogni volta mosterranno el lavoro fatto per la monta de' danari hauti, darà loro altri scudi cento, et così successive sino allo intero pagamento della fine de l'opera, la quale in tutto fornita, detto messer Michelagnolo pagherà loro il resto sino a l'intero pagamento. Et sono d'acordo che nascendo diferentie fra loro, ne sia iudice messer Donato Giannotti, alla semplice dichiaratione del quale promettono starne. Et per observantia di quanto è detto, si obrighano l'uno a l'altro, et l'altro a l'uno, sopto pena di rifare l'uno l'altro, di chi mancassi, di tutti danni, spese et interessi, da giudicarsi per il detto messer Donato Giannotti. Et in fede s'è fatto la prexente a richiesta di ciascuna delle parti, di mano di me Luigi del Riccio, prexenti messer Donato Giannotti et Francesco Bracci; quale sarà soptoscripta di mano di tutti a dua loro, e' quali d'acordo vogliono resti apresso di me Luigi del Riccio per servirne di loro chi ne havessi di bisognio etc. questo dì 16 di maggio sopradetto 1542, in Roma.
Io maestro Iouane ò reuto scude cento e prometo quato di sopra.
Io Luigi del Riccio in nome di Francesco da Urbino, non sappiendo lui scrivere, a sua richiesta fo fede che si obrigha et promette come di sopra.
Io Michelagniolo Buonarroti son contento e prometto quanto di sopra si contiene, questo dì sopra decto.
Io Donato Giannotti fui presente a quanto di sopra si contiene.
Io Francesco di Zanobi Bracci fui presente a quanto di sopra si contiene.
(Dietro.)
✠ Allogatione del quadro della sepoltura di papa Iulio a Francesco da Urbino et a maestro Giovanni scarpellino.
Biblioteca Nazionale di Firenze. Roma, 1 di giugno 1542.