LXII.

A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Istrozi, Arte di lana, in Porta Rossa.

Buonarroto. — Noi abiàno gittata la mia figura, ed è venuta i' modo che io credo afermativo averla a rifare. Io non ti scrivo particularmente il tutto, perchè ò altro da pensare: basta che la cosa è venuta male. Ringràzione Dio, perchè stimo ogni cosa pel meglio. Io saperò infra pochi dì quello che io abia a fare e aviseroti. Avisane Lodovico: e state di buona voglia. E se aviene che io l'abbi a rifare, e che io non possa tornare costà, io piglierò partito di fare a ogni modo quello che io v'ò promesso, in quel modo che meglio potrò.

A dì primo di luglio.

Michelagniolo in Bolognia.

Museo Britannico. Di Bologna, 6 di luglio (1507).

LXIII.[73]

A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa.

Buonarroto. — Sappi come noi abbiamo gittata la mia figura, nella quale non ò avuta troppa buona sorte; e questo è stato che maestro Bernardino o per ignoranza o per disgrazia non à ben fonduto la materia; il come sarebbe lungo a scrivere: basta che la mia figura è venuta insino alla cintola; il resto della materia, cioè mezzo il metallo, s'è restato nel forno, che non era fonduto; in modo che a cavarnelo mi bisognia far disfare il forno: e così fo, e faròllo rifare ancora di questa settimana; di quest'altra rigitterò di sopra, e finirò d'empire la forma e credo che la cosa del male anderà assai bene, ma non sanza grandissima passione e fatica e spesa. Àrei creduto che maestro Bernardino avessi fonduto sanza fuoco, tanta fede avevo in lui; non di manco non è che lui non sia buon maestro e che egli non abbi fatto con amore. Ma chi fa, falla. E lui ha ben fallito a mio danno e anche a suo, perchè s'è vituperato in modo, che egli non può più alzar gli ochi per Bolognia.

Se tu vedessi Baccio d'Agniolo, leggigli la lettera e pregalo che n'avisi il San Gallo a Roma e racomandami a lui, e a Giovanni da Ricasoli e al Granaccio mi racomanda. Io credo, se la cosa va bene, in fra quindici o venti dì esser fuora di questa cosa e tornare di costà. Se non andassi bene, l'àrei forse a rifare: di tutto t'aviserò.

Avisami come sta Giovansimone.

Ai dì sei di luglio.[74]


Con questa sarà una che va a Roma a Giuliano da San Gallo. Màndala bene e presto quanto tu puoi: e se lui fussi in Firenze, dagniene.

Archivio Buonarroti. Di Bologna, 10 di luglio (1507).