XXIX.
A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze.
Carissimo padre. Io vi risposi per l'ultima mia, come a me non andava per la fantasia che quel podere che è per la via di Prato avessi buon sodo. Dipoi mi sono informato meglio, e parmi, se io non mi inganno, da non se ne impacciare. Voi m'avisate di nuovo come lo Spedalingo v'à mandato a vederne uno dua miglia discosto da Firenze, e come vi pare molto caro, e oltra di questo, non viene a cunclusione nessuna. Io vi dico, che quando si comperassi più cinquanta o ciento ducati da lui un podere che da altri, non sare' malfatto; ma non ci ò speranza, perchè io credo che sia un gran ribaldo. Quello che voi dite aver per le mani al piano della Fonte in Valdarno, quando fussi cosa buona, non mi dispiacerebbe: pure fate quello che pare a voi e comperate quello che vi piace, perchè quello che piacerà a voi, piacerà anche a me, e sia dove vole, purchè gli abi buon sodo. Io non v'ò da dire altro. In questa state verrò a ogni modo costà, se a Dio piacerà, e leverèno el gioco allo Spedalingo, se non ci dà qualcosa in questo mezo. Di Francesco di Consiglio[38] non bisognia che voi m'avisiate, perchè suo padre non fe' tal piacere a voi, che io abbi da farne a lui: e chi vuol far male, suo danno.
Vostro Michelagniolo scultore in Roma.
Quando voi mi scrivete, non mi mandate più le lettere per via degli Altoviti. Mandatele come solevi al banco di Balduccio; e se le mandate per altri banchi, scrivete in sulla lettera: data in bottega di Baccio Bettini: e la mi sarà data.
Museo Britannico. Di Roma, (1512).