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La quale a nome della bella Argea

E di Corese saluta piangendo

I due pedoni; e in sostanza chiedea

Da loro ajuto nel periglio orrendo

Di vita, in cui ponevale la rea

Donna che quivi ha l'impero tremendo:

E se l'ajuto non veniva presto,

L'avrìa tratte di vita un vil capresto.