Appendice VI, N. 2 (pag. 315).
Lettera del Presidente del Buon Governo Giovanni Bologna a S. E. Don Neri Corsini.
25 marzo 1833.
“Ieri sera richiamai avanti di me il Vieusseux, per eseguire la commissione datami da V. E. nella scorsa mattina. Alla prima fattagli domanda d'indicarmi i nomi e cognomi degli autori degli articoli contenuti nell'ultimo fascicolo dell'Antologia pubblicato il 31 gennaio ultimo, e piú precisamente di quelli aventi in fondo la lettera K. X. Y. e L. mi replicò senza punto esitare che ciò era impossibile perché il direttore di un giornale non poteva mancare alla buona fede verso i suoi collaboratori; e mentre era giusto che esso direttore restasse esposto dirimpetto al Governo a tutta la responsabilità relativa, non poteva né doveva, senza macchiarsi d'un tradimento, portare in verun caso questa responsabilità sopra coloro che vivono nella fiducia di non rimanere per di lui mezzo compromessi. Ci espose che erano questi articoli come un affare di confessione, e che il sigillo non poteva essere da lui violato, né lo sarà giammai, qualunque cosa disgustosa che fosse per avvenirgliene, non esclusa la soppressione del Giornale, a cui con tutta rassegnazione e anche di buona voglia si sarebbe sottomesso.
In una lunga esortazione non disgiunta dalla minaccia che il Governo avrebbe adottato delle misure per renderlo piú docile ed obbediente agli ordini che per mio mezzo li venivano ingiunti, non omisi verun mezzo per indurlo a manifestare i suenunciati nomi; ma tutto fu inutile, ripetendo sempre che il Governo doveva riguardare a tutti gli effetti come suoi gli articoli del suo Giornale, che sopra di lui soltanto doveva e poteva prendere quella soddisfazione che nella sua giustizia e saviezza credesse esserli dovuta e che esso non vi si ricusava, ma che non si poteva esigere di piú da lui; ed avrebbe sempre detto e sostenuto che quelle lettere iniziali erano puramente immaginarie, e che gli articoli erano suoi.
Da questo stato di cose credei che fosse inutile il trattenerlo, persuaso che esso avrebbe persistito e che persisterà fermamente sino in fondo nel suo proposito, e credei di licenziarlo e dichiarargli autorevolmente che la cosa non sarebbe piú sí tranquilla e che avrebbe dovuto render buon conto del suo irregolarissimo rifiuto. Credei di non dovere spingere piú oltre senza la debita formalità la cosa, onde l'I. e R. Governo potesse bene esaminarla e statuire convenientemente sul quid agendum ultimamente. E se mi fosse permesso di esprimere sinceramente il mio sentimento direi che Vieusseux dovrebbe essere inviato davanti un commissario di quartiere per ricevervi nuove formali ingiunzioni, e persistendo esso, dichiararlo sospeso dalla facoltà di continuare la pubblicazione del giornale finché non avesse corrisposto a ciò che il governo esige da esso„.