Appendice XIX (pag. 364).

Minuta di lettera di Gian Pietro Vieusseux a Niccolò Tommaséo.

“13 maggio 1835.

Ricevo le copie del vostro scritto alla Voce della Verità. Mio buon amico, io vi ringrazio quanto piú so e posso per il sentimento di vera amicizia e di dignità che ha dettato quell'eloquente discorso. A pena l'ho avuto letto sono andato alla Presidenza del Buon Governo ove ne ho lasciata una copia pel Presidente Bologna. Un'altra ho portata al P. Mauro, chiedendo di poterla moltiplicare colla stampa fiorentina, ma sotto data di Parigi, e come semplice ristampa. Egli la trasmetterà a Palazzo Vecchio. Il va sans dire che la mia domanda non sarà accolta con favore, ma pure è opportuna perché prova ch'io sono sempre coerente con me medesimo, ed il medesimo Segretario Fabbroni m'ha detto: a questo scritto non si risponde. Un'altra copia assicurata in una stecca, resta in lettura al Gabinetto. Suppongo che a Modena l'avete mandata direttamente. Ora sentiremo ciò che diranno quei furfanti: immensa sarà la loro rabbia, ma impotente. Del resto, tutto considerato, il Governo toscano vi fa buona figura: voglio sperare che questo scritto verrà letto da S. A.; ma non mi lusingo che possa impegnarlo a lasciarmi ricominciare un giornale — anzi, ho molte cose che mi provano che piú che mai non si vuole ch'io ne faccia uno; tra le altre cose so positivamente che si cerca uno che voglia intraprenderlo; potrei anche nominar la persona che dovrebbe dirigerlo. Brav'uomo, ma senza energia, senza quella cognizione e sopra tutto quell'esperienza degli uomini e delle cose, senza della quale non si fa un giornale in nessun paese del mondo, e particolarmente in Italia„.