IV.
Sovra il colle medesimo del Baradeìlo vedesi ancora a’ dì nostri quella chiesa, che più sopra ho menzionata, sacra a San Carpoforo, che si vuole in paese sia stata eretta ne’ primi secoli dell’êra cristiana. La tradizione pretende che in origine fosse tempio pagano dedicato a Mercurio, e venisse poi convertita in chiesa cristiana e vi fossero deposti e venerati i santi avanzi di Esanto, Cassio, Severo, Secondo, Licinio e Carpoforo, che si dicono qui presso martirizzati per la fede, sotto l’impero di Massimiano Erculeo. Siccome poi nella medesima chiesa sarebbe, giusta la pia tradizione, sepolto anche Felice, pur chiamato santo e che fu il primo vescovo di Como, così alla esistenza di tutte queste preziose e venerate reliquie rese testimonianza una latina lapide, che or più non sussiste, ma che letta in addietro così suonava:
Huc veniens discat quæ corpora sancta requirat
Hoc altare tenet, sex tanto lumine splendent.
Hic sunt Carpoforus, tum Cassius, atque Secundus,
Et simul Exantus, Licinius atque Severus.
Hi spernendo viri mortem pro nomine Christi,
Nec metuendo mori, simul hic voluere reponi.
At talem numquam potuit quis cernere tumbam
Hic sanctis, sanctus locus est, multum venerandus,
Quem nullus cædat, potius sed dona rependat.
Extat et hic Felix divinis ductus habenis,
Verum divinum studuit qui dicere primum
Comi nempe bonus, primus fuit iste patronus:
In cœlis felix merito sit nomine Felix[2].
Il medesimo re Liutprando, che più sopra ho nominato, e il quale restaurò questo tempio e gli fe’, come già dissi, molti doni, vuolsi vi facesse da Roma trasferire eziandio i corpi de’ santi Giacinto e Proto.
Mette conto a chi ha asceso il Baradello il visitare questi interessanti avanzi. Si conserva tuttavia l’abside rotonda, la torre del campanile quadrata, la confessione sotto l’altare, o scurolo, come si direbbe dal volgo, od altrimenti cripta. All’altare poi si ascende per due laterali gradinate.