LICENZA.
Non è Scipio, o Signore, (Ah chi potrebbe
Mentir dinanzi a te!) non è l'oggetto
Scipio de' versi miei. Di te ragiono
Quando parlo di lui. Quel nome illustre
È un vel di cui si copre
Il rispettoso mio giusto timore.
Ma Scipio esalta il labbro e Carlo il core.
Ah perchè cercar degg'io
Fra gli avanzi dell'obblio
Ciò che in te ne dona il Ciel!
Di virtù chi prove chiede,
L'ode in quelli, in te le vede:
E l'orecchio ognor del guardo
È più tardo e men fedel.
CORO.
Cento volte con lieto sembiante,
Grande Augusto, dall'onde marine
Torni l'alba d'un dì sì seren:
E rispetti la diva incostante
Quella fronda che porti sul crine,
L'alma grande che chiudi nel sen.