AMORE.

Cingetemi d'alloro; in quelle offese
Io veggo i miei trionfi, il regno mio;
E quei gelosi sdegni
Son del mio foco e le scintille e i segni.

Se s'accende in fiamme ardenti
Selva annosa, esposta ai venti,
Arde, stride, e fin le stelle
Va col fumo ad oscurar.
Tale ancor d'amore il foco
Poco splende ed arde poco,
Se non vien geloso sdegno
Le faville a palesar.

[NICE ed AMORE.]

NIC.
Odimi, Alceste.

AMO.
Ah Nice!
Lascia ch'io vada.

NIC.
Dove?

AMO.
Un indegno a ferir che mi rapisce
La mia fiamma, il mio foco.

NIC.
Come! Amante tu sei?

AMO.
È sì grande l'ardore,
Che non n'ha più di me l'istesso Amore.

NIC.
Dimmi il rivale almeno.

AMO.
Endimione.

NIC.
Endimione! Oh Dio!
Fermati; Alceste, aspetta.

AMO.
Faranno i dardi miei la mia vendetta.

NICE.

Oh qual contrasto fanno
Nell'agitato petto
Amore, gelosia, rabbia e dispetto!
Sì, sì, di quell'ingrato
Io di mia man vo' lacerare il seno.
Ah che parlo, infelice,
Se a me, fuor ch'adorarlo, altro non lice.
Amor, tiranno Amore,
Tu mi nieghi quel core,
E nemmen vuoi lasciarmi
Il misero piacer di vendicarmi.

O fa che m'ami
L'idolo amato,
O i miei legami
Disciogli, Amor.

Vano è l'affetto,
Se quell'ingrato
Solo ha diletto
Del mio dolor.

[NICE ed ENDIMIONE.]

END.
Mi addita, o bella Nice,
Se pur t'è noto, ove n'andò Diana.

NIC.
Tu di Diana in traccia?
Oh come ben dividi
Fra Diana ed Amore i tuoi pensieri!

END.
Di qual amor favelli?
Sai pur che son le fere
Il mio sommo diletto.

NIC.
Se volgi altrove il core,
Lasci le fere, e vai seguendo Amore:
Se porti a me le piante,
Allor sei cacciator, ma non amante.

END.
Se sai dunque ch'io peno in altro laccio,
Perchè turbi con questa
Inutile querela
La tua pace e la mia? Siegui chi t'ama,
Fuggi chi ti disprezza.
Se pretendi ch'io t'ami
Contro il voler del fato,
Sarai sempre infelice, io sempre ingrato.

NIC.
Ammollisci una volta
Quel tuo core inumano.

END.
Ti lagni a torto, e mi lusinghi in vano.

Dall'alma mia costante
Non aspettar mercè;
Sento pietà per te,
Ma non amore.

M'accenderebbe il seno
La vaga tua beltà,
S'io fossi in libertà
Di darti il core.

NIC.
Siegui, barbaro, siegui
Il tuo genio crudele;
E giacchè col tuo volto
M'hai la pace rapita,
Toglimi di tua mano ancor la vita.

END.
Oh Dio! senza speranza
Tu mi tormenti, o Nice; ad altro nodo
Pena quest'alma avvinta;
Non posso amarti, e non ti voglio estinta.

NIC.
Ascolta, ingrato, ascolta,
Se può chieder di meno
Un'amante infelice:
Un tuo sguardo, un sospiro,
Benchè fallace, io ti dimando in dono,
Poi torna a disprezzarmi, e ti perdono.

END.
Chiedi in vano amor da me.

NIC.
Perchè mai, mio ben, perchè?

END.
Son fedele, e l'idol mio
Io non voglio abbandonar.

NIC.
Sei crudele, e pure, oh Dio!
Non ti posso abbandonar.
Come almen pietà non senti

Del mio duol, de' pianti miei?

END.
A penar sola non sei,
Non sei sola a sospirar.

[NICE e DIANA.]

DIA.
Nice, tu fuggì in vano,
Già discoperta sei,
Nè t'involi fuggendo a' sdegni miei.

NIC.
Casta Dea delle selve,
All'amoroso laccio
Son presa, io tel confesso;
Ma quest'alma infelice
Nell'aspra sua catena
Compagna al suo delitto ha la sua pena.

DIA.
Forse il goder sicura
D'Endimion gli affetti
Pena ti sembra al tuo delitto eguale?

NIC.
Ah no; Cinzia, t'inganni; ad altra face
Si struggè Endimione;
E al doloroso pianto
Di queste luci meste
Nemmen sente pietà.

DIA.
(Fallace Alceste!)
Ma chi d'amor l'accende?

NIC.
Io so ch'egli ama;
Ma non so dir qual sia
L'avventurosa Ninfa
Che può dell'idol mio
Gli affetti meritar.

DIA.
(Quella son io.)

[AMORE, DIANA e NICE.]

AMO.
Misero Endimione! Avranno ancora
Pietà della tua sorte
I tronchi e le foreste.

DIA.
Cieli, che mai sarà?

NIC.
Che parli, Alceste?

AMO.
Nice, Diana, oh Dio! Nè meno ho core
D'articolar gli accenti.

DIA.
Qualche infausta novella!

AMO.
Giace vicino all'antro
Dell'antico Silvano,
Pallido e scolorito,
Endimion ferito.

NIC.
Ahimè!

DIA.
Chi fu l'indegno?

AMO.
Un ispido cinghiale
Punto pria dal suo strale
S'avventò pien di rabbia
Nel molle fianco a insanguinar le labbia.
Io vidi (oh quale orrore!)
Sovra i funesti giri
Delle candide zanne
Il sangue rosseggiar tiepido ancora;
Udii quell'infelice,
Sparso d'immonda polve
Le molli gote e le dorate chiome,
Replicar moribondo il tuo bel nome.

DIA.
Ahimè! qual freddo gelo
M'agghiaccia il sangue e mi circonda il core!
Pietà, spavento, amore
Vengon col lor veleno
Tutti in un punto a lacerarmi il seno.
Crudo mostro inumano,
Rendimi la mia vita.
Giove, se giusto sei, lascia che possa,
In queste infauste rive
Anch'io morir, se il mio bel sol non vive.

NIC.
Nice, tu sei di sasso
Se il dolor non t'uccide.

DIA.
Ha vinto Amore.

AMO.
(E ne trionfa e ride.)

DIA.
Deh per pieiade, Alceste,
Colà mi guida, ove il mio ben dimora.
Forse ch'ei vive ancora, e pria che morte
Di quel ciglio la luce in tutto scemi,
Vo' raccor da' suoi labbri i spirti estremi.

NIC.
Fermati, o Cinzia; Endimion s'appressa.

[DIANA, ENDIMIONE, AMORE e NICE.]

DIA.
Amato Endimion, dolce mia cura,
Tu vivi, ed io respiro. Oh quale affanno
Ebbi nel tu periglio!
Qui t'assidi, e m'addita
Dov'è la tua ferita.

END.
Qual ferita, mio Nume? Altra ferita
In me scorger non puoi
Di quella che mi vien da' sguardi tuoi.

DIA.
Dunque Alceste mentì?

END.
Sì, mio tesoro,
Le luci rasserena.

DIA.
Io ti stringo, io ti mirò, e il credo appena.

Chi provato ha la procella,
Benchè fugga il vento infido,
Teme ancora, e giunto al lido
Gira i lumi e guarda il mar.

Tal, se a te rivolgo il ciglio,
Nel pensier del tuo periglio,
Il mio core per timore
Ricomincia a sospirar.

AMO.
Cinzia, del tuo timor l'alma assicura.
Quegl'incostanti affetti,
Quei gelosi sospetti,
E quanto di periglio a te dipinsi,
Solo per trionfar composi e finsi.

DIA.
E tanto ardisce Alceste?

AMO.
Io sono Amore.
Riconosci in Alceste il tuo signore.

DIA.
Amore! Adesso intendo
I tuoi scherzi, i tuoi detti.
Io son vinta, io son cieca: ognor ti vidi
Al mio sguardo palese,
Nè mai che fosti Amor l'alma comprese.

Amor, che nasce
Con la speranza,
Dolce s'avanza;
Nè se n'avvede
L'amante cor.

Poi pieno il trova
D'affanni e pene;
Ma non gli giova,
Che intorno al piede
Le sue catene
Già strinse Amor.

Se il tuo laccio è sì caro,
Se così dolce frutto ha la tua pena,
Io bacio volentier la mia catena.

AMO.
E tu dolente e sola,
Nice, che fai? Per così strani eventi
Meraviglia non senti?.

NIC.
Piango la mia sventura,
Che la mercè del mio penar mi fura.

Così talor rimira
Fra le procelle e i lampi
Nuotar su l'onda i campi
L'afflitto agricoltor.

Ne geme e si lamenta,
E nel suo cor rammenta
Quanto vi sparse in vano
D'affanno e di sudor.

DIA.
Riconsolati, o Nice,
Il mio favor ti rendo;
E purchè col mio bene
Viver mi lasci in pace,
Ti concedo d'amar chi più ti piace.
E noi godiamo intanto,
Amato Endimione,
E costanti e felici
Facciam, con meraviglia
Di quanti il chiaro Dio circonda e vede,
Dolce cambio fra noi d'amore e fede.

END.
Sì, mia bella speranza;
Pria la Parca crudele
In su l'aurora i giorni miei recida,
Ch'io da te m'allontani, o mi divida.

AMO.
Godete, o lieti amanti.
Ma tu sappi, o Diana,
Che de' trionfi miei
L'ornamento maggior forse non sei.
Mi fan ricco i miei strali
Di più superbe e generose spoglie.
Io vinsi il cor guerriero
Del giovanetto Ibero
Che, del mio foco acceso,
Dove il Vesevo ardente
Al fiero Alcioneo preme la fronte,
Due pupille serene
In fin dall'Istro a vagheggiar ne viene.

DIA.
Certo il german fia questi
Della Donna sublime,
Che del Danubio in riva
Per beltà, per virtù chiara risplende,
Forse non men che per valor degli avi.

AMO.
Ben t'apponesti al vero;
E l'illustre donzella,
Che il fato a lui concede,
Di saper, di bellezza a te non cede.

DIA.
Da così bella coppia
L'esser vinta mi piace;
Anzi sembra più lieve
A quest'acceso core
Con sì chiari compagni il tuo rigore.
In così lieto giorno
Dal Ciel scenda Imeneo con doppia face;
Ed il garzon feroce
Lasci l'usbergo e l'asta, e il ciglio avvezzi
A più placide guerre e più sicure.
Cedan l'armi agli amori;
E cangi in mirti i sanguinosi allori.
E il fiero Marte intanto,
Deposti i crudi sdegni e bellicosi,
In grembo a Citerea cheto riposi.