NOTE:
[1]. La nobiltà smascherata, presso il Calvi (Il patriziato milanese), pag. 70-71.
[2]. Archivio storico lombardo (quaderno di giugno 1920).
[3]. Calvi, Il patriziato milanese, pag. 77 e 81.
[4]. Scotti, Elogio dell'abate Passeroni.
[5]. Madama, ha qualche novità da Lione? Massacrano anche adesso i preti e i frati que' suoi birboni di Francesi che hanno buttato la legge, la religione e ogni cosa giù in un fascio?
Che cosa n'è di colui, di Pétion, che pretende, con questa bella libertà, di mettere insieme con noi nobiltà e con noi dame tutti quanti i mascalzoni? (Péthion era presidente della Convenzione, massacratore di nobili, idolo del popolo. Perseguitato poi dai rivoluzionari, fu trovato mezzo divorato dai lupi nelle lande di Bordeaux.)
A proposito: mi lasci veder quel cappello là, che ha d'intorno un velo. È stato inventato dopo che hanno ammazzato il re?
È il primo ch'è arrivato? Oh bello! oh, bello! Oh, i gran Francesi! Bisogna dirlo: non c'è popolo che sappia fare le cose meglio di quello!
[6]. Biblioteca ambrosiana, Raccolta, 227. (Milano, tip. Bolzani, 1795).
[7]. Ved. l'edizione pariniana curata da M. Scherillo (Milano, 1906, a pag. 197).
[8]. Gargantini, Cronologia di Milano, pag. 284.
[9]. Esopo dice che, in questo paese, sono state prime le donne a portare l'eguaglianza dei Francesi. — Almanacco La piazza de Mercand (Milano, 1797).
[10]. Memorie Manzoniane del prof. Cristoforo Fabris, Milano, 1901, pag. 82.
[11]. C. Cantù, Milano. Storia del popolo per il popolo (1871), pag. 285.
[12]. Memorie Manzoniane citate, pag. 81.
[13]. Giuseppe Roberti, Il cittadino Ranza (Torino, 1890).
[14]. Fra i manoscritti e stampe della raccolta Custodi, nella Biblioteca Nazionale di Parigi (dal numero 1545 al 1566).
[15]. Si può leggere il copioso manoscritto nel riparto «Risorgimento» della Biblioteca Nazionale di Roma.
[16]. Foscolo, Prose politiche (Firenze, Le Monnier, 1856), pag. 1-15.
[17]. Giornali della Cisalpina nella Biblioteca Ambrosiana: Luigi Rava, Il giornale di Bonaparte in Italia «Le Courrier de l'armée d'Italie» (Roma, 1919); Soriga, Giornali e spirito pubblico in Milano sulla fine del secolo XVII (articolo nella Rivista d'Italia, 1916); A. Périvier, Napoléon journaliste, ecc.; F. Cusani, Due appendici sulla Perseveranza, ecc.
[18]. Codice DCXI, classe V.
[19]. Poesie satiriche di Pietro Buratti, viniziano, con note dell'autore ad «usum delphini», Amsterdam, presso S. Locke e figlio.
[20]. Lungo (gugella è l'ago lungo per infilar fettuccie nelle guaine).
[21]. Sono magro senza essere una sardina.
[22]. Ho le ciglia nere.
[23]. Neri gli occhi anch'essi. Ved.: Raffaello Barbiera, Il libro delle curiosità (Bergamo, 1893), pag. 23.
[24]. Il codice CCCLXXXII.
[25]. Becattini, Storia degli anni dal 1796 al 1800 (Amsterdam), tomo I, pag. 194; Cusani, Storia di Milano, vol. V, pag. 52.
[26]. Pagina 67 della edizione 1888.
[27]. Mi pareva che un ulano mi gettasse la corda al collo, strascinandomi per Milano a ricevere brutte parole.
[28]. Malamani, Memorie del conte Leopoldo Cicognara (Venezia, 1888), vol. I, pag. 165.
[29]. Bravi signori recitanti! Se Iddio vi ha data la disgrazia d'essere corti a quattrini, vi ha compensato per altro con una bellissima sfacciataggine, che vale di più.
[30]. Mémoires de mademoiselle Avrillion, sur la vie privée de Joséphine (Paris, 1833), vol. I, pag. 205.
[31]. Calvi, Il patriziato milanese, pag. 218.
[32]. Id., pag. 219.
[33]. Lettera di Lord Byron al Murray, del novembre 1816.
[34]. Stendhal, Rome, Naples et Florence (Parigi, 1888), pagina 60.
[35]. C. Fabris, Memorie Manzoniane (Milano, 1901), pagina 87.
[36]. Atto I, scena IV.
[37]. Maggi, I consigli di Meneghino, atto I, scena I.
[38]. Atti ufficiali: 21 vendemmiale, anno VI (12 ottobre 1797).
[39]. Giornale storico, vol. XXI.
[40]. Tomo I, pag. 222.
[41]. Religione santa de' miei vecchi di famiglia — che in mezzo ai triboli delle passioni — non fai altro che tirarti indietro — in fondo al cuore, rannicchiata in un angolo....
[42]. Epigramma XXIII.
[43]. Mantovani, Diario manoscritto, vol. I, pag. 29.
[44]. Vol. I, pag. 54.
[45]. Che la guarda s'hin coss — De fa cont ona donna — Fedele de sta sort, che soo di coss — Che domà che zittis — Fareven scurì el sò.
[46]. Aria purissima, sottile, frizzante.
[47]. Cusani, Storia di Milano, cap. XIX.
[48]. Vedi: Raffaello Barbiera, Poesie Veneziane illustrate (Firenze, Barbèra, 1888), pag. 86.
[49]. Sacrifici li chiama? Signor no. Queste sono parole di lor signori, e noi poverelli non le comprendiamo. Noi facciamo le cose alla buona, senza ragionarci su tanto.
[50]. E io non dovevo far nulla per loro? Questa vita, questo sangue, questo fiato che respiro sono cose sue; e io non devo spenderle per lei, e adoperarle a un bisogno? (atto I, scena V).
[51]. C. Fabris, Memorie Manzoniane (Milano, 1901), pagina 92.
[52]. Raccolta di Costituzioni italiane, volume II (Torino, 1852).
[53].
A proposito, illustrissimo, di vaccinazione,
Senta un po', se vuol ridere, questa che le racconto adesso;
Sarà un mese che mi è capitata,
Nel far vaccinare la Barberina.
C'era in casa del medico una mammina,
Che si trovava in un impaccio da non dirsi
Per scegliere il posto dove far inoculare
L'innesto del vaiuolo a una sua piccina.
Non qui, perchè qui dà troppo nell'occhio,
Non qui, perchè si vedrà,
Qui nemmeno, perchè le rimarrebbe la cicatrice.
Tira qua e tira là, un mondo di ragionamenti;
Finchè il medico, per calmarla:
— Facciamole l'innesto, dice egli, sulle cosce?
Oh, che pezzo di minchione!
Esclama questa signoretta all'improvviso:
Sulle cosce? Proprio!... più ancora in vista!
[54]. Foglio ufficiale della Repubblica italiana, anno I.
[55]. Andate pure, gente mia.
[56]. Alle due Colonne o ai Servi (nomi di due botteghe da caffè di Milano, oggi sparite).
[57]. A prendere un caffè che vi assassina i nervi.
[58]. Io, invece, sono contento di starmene qui seduto al mio caminetto.
[59]. Ad amoreggiare con un bicchiere di vino.
[60]. Ad assaporarlo e a odorarlo.
[61]. E se si può toccarlo con qualche amico.
[62]. Burlarsi guardandosi i baffi.
[63]. E poi d'estate? vo al Gallo (osteria, presso la Piazza del Duomo, ora sparita; già famosa).
[64]. Vo alla Scala, vo al Gambero, vado ai Tre Re (altre osterie scomparse).
[65]. Vado nel fiume Olona piuttosto che a un caffè.
[66]. R. Bonfadini, nella Perseveranza, 7 marzo 1880.
[67]. Calvi, Francesco Melzi (nelle Famiglie notabili milanesi), disp. VII.
[68]. Rapporto del 15 aprile 1805 (in Cantù, Cronistoria, vol. I, pag. 278).
[69]. Cusani, Storia di Milano, vol. VI, pag. 151.
[70]. Bollettino delle leggi, 1805, vol. I, pag. 49; Giornale storico, 2ª serie, vol. I, maggio 1805.
[71]. Mémoires, vol. I, pag. 189.
[72]. Cantù, Storia di Milano, pag. 292.
[73]. De Castro, Milano durante la dominazione napoleonica (Milano, 1880), pag. 230.
[74]. A guardare.
[75]. Che fa passare la luna davanti al sole.
[76]. Chi faceva affumicare un pezzo di vetro.
[77]. Chi faceva portare nel cortile della casa i secchi d'acqua per vedervi riflessa l'eclissi.
[78]. Quando si è visto venire un trombettiere.
[79]. Ha voluto così.
[80]. Mi servono così.
[81]. Assai poco mi manca.
[82]. A bruciarli tutti.
[83]. Ripiglia.
[84]. Biografia degl'Italiani viventi (Lugano, 1819), volume I, pag. 163.
[85]. Cattolici, apostolici e romani.
[86]. Slargatevi il cuore, ch'è arrivato il sospirato momento.
[87]. Sono qui i Tedeschi.
[88]. Pattan, per ischerno, venivano chiamati gli Austriaci; li dicevano anche Pattatucch (vedi Grossi, Prineide), e non solo a Milano, ma in tutto il regno Lombardo-Veneto.
[89]. Prediche, messe.
[90]. Perdon a brent, indulgenze a botti (ricorda il «Chi manna fôra l'indurgenze à bbòtte?» di Gioachino Belli, nel sonetto L'uccupazione der Papa).
[91]. C'è da andare in Paradiso anche addormentati, anche a non averne voglia.
[92]. E senza il quasi che non val niente.
[93]. Voglia o non voglia, tutti, non c'è caso.
[94]. Dobbiamo andare tutti su, in cielo, o crudi o cotti.
[95]. Chè ci hanno messi tutti.
[96]. Con lo spogliarci nudi.
[97]. Carteggio di A. Manzoni (Milano, 1912), vol. I, pagina 342.
[98]. Lettera, a pag. 345, ivi.
[99]. Briccone.
[100]. Prose e poesie scelte di Carlo Tenca, edizione postuma per cura di Tullo Massarani (Milano, 1888), vol. I, pag. 125.
[101]. Atti segreti, nell'Archivio di Stato di Milano (Busta CXX). Vedi tutto il cap. XIII delle Passioni del Risorgimento, di Raffaello Barbiera (Milano, Treves).
[102]. Due sonetti sono tuttora inediti, perchè troppo osceni. Due altri furono pubblicati nel 1903 (ved. Raffaello Barbiera, Passioni del Risorgimento; Milano, Treves, 4ª edizione, pagg. 434-35).
[103]. La villa della principessa di Galles fu trasformata in Grand Hôtel Villa d'Este, dove il Bourget pose la scena d'un suo romanzo, non peraltro intorno alla famigerata e infelice principessa, il cui processo riempì il mondo di scandalo.
[104]. Di muovere, di mescolare come si vuole.
[105]. Nascoste.
[106]. Il gusto del pasticcio.
[107]. Nientemeno.
[108]. Carteggio, vol. I, pag. 478.
[109]. Dal discorso di Ruggero Bonghi sul Manzoni, in occasione dell'inaugurazione della Sala manzoniana nella Biblioteca nazionale di Milano (6 novembre 1886).
[110]. Di passaggio.
[111]. L'Accattabrighe, che si stampava su carta color di rosa.
[112]. Ricorrevano i giorni della Settimana santa.
[113]. Lo pubblicò il Cantù nelle Corrispondenze di diplomatici della Repubblica e del Regno d'Italia (Milano, 1886). — Ved. le «postille» in fondo di questo libro.
[114]. Io, Signore, gettato in ginocchio, mi angoscio, mi dispero.
[115]. Mantovani, Diario manoscritto nella Biblioteca Ambrosiana (vol. VI, anno 1821).
[116]. Sui Frammassoni a Milano, ved. Archivio storico lombardo, vol. XV, pag. 625, e vol. XVIII, pag. 703.
[117]. Carteggio, vol. I, pag. 516.
[118]. I Promessi Sposi, capitolo XXXIV.
[119]. Mucchio.
[120]. Susurrio.
[121]. Il popolo milanese designava col nome di pattan il soldato austriaco.
[122]. Genterella (tananan è lo scricciolo, uccelletto piccolissimo detto anche forasiepi, e si applica a cose piccole: Pover tananan d'ón fieu!).
[123]. Strana coincidenza! Simigliante è la chiusa del sonetto del Belli Er dispotismo: «È arisposero tutti: è vvero! è vvero!
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.