SCENA II.

TILDE, BICE, ERNESTO, NINO.

Ernesto

(entra brioso e scherzoso) Tu mi fuggi, e io t'inseguo.

Tilde

Tu qui?!

Ernesto

T'inseguo, t'inseguo!

Nino

(entra come Ernesto, a brevissima distanza da lui, quasi cercando di giustificare con lo scherzo la sua indiscretezza) La inseguiamo!

Tilde

Anche lei?!

Ernesto

(mal celando il fastidio che gli arreca la presenza di Nino) Dopo la colazione, mi sono precipitato perchè ho saputo che c'era da Castellammare un diretto bis, e lui (indicando Nino) si è precipitato con me.

Tilde

Disapprovo completamente. (A Ernesto) E la colpa è tua. Tu non ignoravi ch'io sarei stata occupatissima tutto il giorno. Perchè non restare tranquilli a Sorrento? Caro signor Nino, io non posso darle nemmeno un minuto.

Nino

Gli è che... le dovevo far leggere necessariamente... una lettera della mamma...

Tilde

Quando mi sarò sbrigata. Adesso no, non è possibile.

Bice

Io vado, Tilde?

Tilde

Sì, piccina.... Ma aspetta: una presentazione a tutta velocità. (A Bice) Il signor Nino Lovigiani. (A Nino) Mia sorella.

Bice

(fa una piccola riverenza.)

Nino

(s'inchina.)

Tilde

(a Bice) Va, e ricorda bene ciò che abbiamo concluso. Non farmi arrabbiare.

Bice

(esce per la porta a destra.)

Ernesto

(si accosta a Tilde per dirle qualche cosa. Si accorge che Nino si è avvicinato anche lui e che gli è proprio alle spalle, quasi toccandogliele col naso. Mite e supplichevole, gli chiede:) Lei... mi permetterebbe di dire una parola a mia moglie?

Nino

Anzi. (Resta da parte, guardando il soffitto.)

Ernesto

(a Tilde, sottovoce) A quale espediente debbo io ricorrere per liberarmi da questo giovanotto, che mi si è appiccicato addosso come una mosca cavallina?

Tilde

(pianissimo) Per ora, è assolutamente indispensabile che tu lo conduca via. Giungerà tra poco Gustavo Franchesi e, per una mia idea, voglio che qui non ci si trovi nessuno. Bada che ci conto. (Con severità quasi minacciosa) Fa a modo mio, se ti è cara la tua pace!

Ernesto

Io vorrei almeno capire....

Tilde

(troncando) Sono cose di cui non ti devi occupare affatto.

Ernesto

Però, di questo seccatore che non mi lascia respirare, sono costretto, purtroppo, ad occuparmene.

Tilde

Lo inviterò io a pranzo per stasera, e così tu avrai agio di pranzare solo al Circolo. Va bene?

Ernesto

Ma che va bene! Il rimedio è peggiore del male. Tu pranzerai con me, non con lui.

Tilde

Perchè con te?

Ernesto

Ho il mio programma da svolgere e ti prego di non persistere nel tuo ostruzionismo.

Tilde

Io non posso trascurare quel povero ragazzo, che mi è stato caldamente raccomandato...

Ernesto

(interrompendo) Da sua madre.

Tilde

E parla con rispetto di quella santa donna!

Ernesto

Se non ho detto nulla!

Tilde

(alzando la voce e rivolgendosi a Nino) Insomma, signor Nino, mio marito vorrebbe proporle di fare con lui una bellissima passeggiata.

Ernesto

(a Nino) Ma pensavo che lei potrebbe passeggiare anche senza di me. Non avrà mica paura dei veicoli!

Nino

Il passeggiare con lei mi riescirà mille volte più gradito.

Tilde

(a Ernesto) Egli non è abbastanza pratico di Napoli. Gli farai da cicerone. Andate già così d'accordo voi due! Con permesso, signor Nino. I miei doveri mi reclamano. A più tardi.

Nino

(malcontento) A più tardi.

Tilde

(esce a destra.)