X.
Una di quelle sere, tardi, verso le due dopo la mezzanotte, il barone entrò improvvisamente nella camera della moglie.
Donna Vittoria era ancora alzata. Avvolta in un ampio accappatoio di mussola, stava davanti alla finestra col gomito appoggiato al davanzale e guardava fuori e fantasticava.
Non mostrò sorpresa dell’atto insolito del marito, non si voltò neppure.
Egli si fermò sulla soglia. Si guardava intorno come cercasse o temesse di trovare qualcun altro.
Fe’ poi qualche passo innanzi; balenava un poco, era visibilmente inquieto. Si lisciava con mano febbrile le rade basette rossiccie.
— Non è venuto.... il capitano? domandò.
— Probabilmente sì, rispose fredda la baronessa.
Il marito guardava con diffidenza una poltrona messa là di contro a quella della moglie.
— Ed è.... uscito?
— Pare, ammenochè non sia qui nascosto.
E questa volta ella gli volse di sbieco uno sguardo provocante.
Il barone stornò il viso. Si avvicinò e sedette nella poltrona vuota, ma si levò subito come se ne sentisse scottato.
Misurò la stanza a gran passi.
— Capirete, riprese con isforzo, se ve lo chieggo gli è che ci ho le mie ragioni.
— Perchè non interrogate i miei servi? Non è questo il vostro costume? È cosa ugualmente ignobile, ma meno imprudente.
— Vi prego, moglie mia....
Un gesto sdegnoso di lei gli mozzò la parola sul labbro.
— Vi prego, baronessa, di rammentarvi, per un momento, chi sono....
— Credete che ciò vi giovi?
— Vi prego di riflettere che chi ha il diritto adesso di alzare la voce non siete voi....
— Siete voi?...
— Non posso permettere che tutto il mondo entri qua dentro....
— Uscitene dunque....
— Voi sapete ch’io mi sforzo di essere tollerante — sono uomo di mondo.
La baronessa fe’ un riso sibilante. — Il barone continuò:
— Voglio essere indulgente e....
— Abbietto!
— Voglio essere indulgente, sta bene; ma citrullo, no.... vi avverto di non fidarvi troppo della mia pazienza.
— Oh io son certa che è senza limiti.
— Non ve ne fidate.... e sopratutto sarà bene che smettiate di ridermi in viso a quel modo.... perchè!...
Donna Vittoria si levò d’un balzo, chiuse la finestra e venne a piantarsegli in faccia.
— Perchè? disse imperiosa.
Il barone rimase sconcertato.
— Il capitano era qui! diss’egli.
— Egli vi dà fastidio? un uomo che non sia proprio un lazzero ed abbia le buone ragioni che voi dite, non si contenta di sbravazzare con una donna; corre dall’uomo da cui si crede offeso e.... lo affronta e si vendica....
— Io lo farò.
La baronessa rise forte.
— Io lo ucciderò, colui, disse cupamente il marito.
— Sarei curiosa di sapere come ve la prenderete....
— Voi lo vedrete.
— Ah io non so se voi ardirete solo dirglielo in faccia. Bisogna che siate persuaso ch’egli non vi senta. Forse il vostro furore si quieterebbe se temeste vi sentisse.... se fosse lì dietro....
Ed indicò l’uscio dello spogliatoio.
— Egli è là, disse il barone a denti stretti, egli è là.
Donna Vittoria strinse le spalle.
— Perchè? non gliene avete voi dato il diritto?.... l’avete condotto voi!
— Ora lo sapremo.
Il barone esasperato s’avanzò verso lo spogliatoio.... e poi fermandosi si pose una mano sulla fronte.
— Voi non entrerete, disse la baronessa.
— Chi me lo impedirà?
— La prudenza, — perchè, aggiunse donna Vittoria ridendo a quel suo modo sprezzante, egli è un gentiluomo davvero e potrebbe castigarvi della vostra petulanza.
Il barone infuriato entrò nello stanzino: non c’era nessuno.
Tutto confuso, stava per tornare indietro quando notò che la porta della scaletta era aperta e corse da quella parte. Sul pianerottolo sostò un minuto.
Poi discese precipitosamente mentre la baronessa gli ripeteva:
— Guardatevi...
Entrò nel camerino del bagno; nessuno neppur là; ma anche la porta del giardino era socchiusa.
Risalì nella camera della moglie.
— Qualcuno è uscito di là, le disse.
— Non gliene avete voi insegnato il modo? rispose la baronessa.
Egli comprese allora quanto ridicolo egli fosse in quel mentre, non aggiunse parola ed uscì.