NOTE:
[1]. Narra il Constant nelle sue Memorie, che questo musico aveva spinto allora la sua singolare impertinenza fino a rispondere: “Signor général, si c'est oun bon air qu'il vous faut, vous en trouverez oun excellent, en faisant oun petit tour de jardin.„ Il Marchesi, per questa audace risposta, era stato messo in prigione.
[2]. Morì d'improvviso, mentre sedeva ad un pranzo che il ministro Talleyrand aveva offerto ai più distinti italiani. Fu l'ultimo dei patrizj milanesi, che da S. Carlo in poi avevano retto, senza interruzione, la diocesi ambrosiana. Era uomo di alta rispettabilità e di grande influenza.
[3]. Anzi il Coppi (Annali d'Italia) afferma che la Consulta in una seduta avesse già nominato il Melzi Presidente e l'Aldini Vice-Presidente.
[4]. Termometro politico, anno 1796.
[5]. Ha la data del 26 gennajo 1802, anno I.º
[6]. Cusani, VI, pag. 165 e 318.
[7]. Du Casse, Mémoire et Correspondance du Prince Eugène.
[8]. Fra queste bisogna mettere in prima linea l'interesse vivo e costante che portò ai nuovi metodi inglesi d'istruzione e di educazione. Fu lui che acquistò nel 1812 da un Luigi Piccaluga l'antico convento di S. Maria delle Grazie in Lodi, per insediarvi appunto una di quelle istituzioni didattiche, venute più tardi in gran riputazione fra noi, sotto la denominazione di Dame inglesi. I suoi eredi e successori continuarono e completarono in questa materia le intenzioni del loro glorioso antenato; e nel 1830 il duca Gio. Francesco cedette, con pubblico istromento, alla signora Maria Cosway, rappresentata da don Palamede Carpani, allora consigliere ispettore delle scuole elementari, tutto l'edificio di Lodi, in cui ebbe sede d'allora in poi, e mantenne alto il principio educativo, l'Istituto chiamato appunto delle Dame Inglesi.
[9]. Il nobile Felice Calvi, vice-presidente della Società Storica Lombarda.
[10]. Al generale Fontanelli diceva Napoleone, passando in rassegna nel 1813 la sua divisione “con centomila soldati pari ai vostri, Eugenio sarebbe già sul Danubio.„
[11]. Federico Coraccini, Storia dell'Amministrazione del Regno d'Italia durante il dominio francese.
[12]. Archivio Melzi d'Eril.
[13]. Archivio Melzi.
[14]. Archivio Melzi.
[15]. Francesco Cusani, Storia di Milano, vol. II, cap. 35.
[16]. Archivio Melzi.
[17]. Id. ibid.
[18]. Una lettera scritta a Melzi dal Vicerè proprio il 20 aprile, e quindi tre giorni dopo che Melzi aveva presentato il suo programma al Senato, gli diceva che avendo letto sul Moniteur del giorno 12 l'abdicazione dell'Imperatore, aveva scritto subito ai Sovrani Alleati, raccomandando loro l'indipendenza del Regno Italiano. Aggiungeva di sapere che specialmente l'Imperatore di Russia gli era favorevolissimo e s'era espresso nel più simpatico modo coll'imperatrice Giuseppina. La lettera si conserva, con molti altri autografi importantissimi, nell'archivio della famiglia.
Anche il Cusani, degnissimo di fede, racconta nella sua storia (Vol. VII, cap. 34) d'avere udito dal conte B. Colleoni, che fino dal 1812 abitava Parigi ed era intimissimo dell'ex-imperatrice Giuseppina, far menzione parecchie volte delle promesse di Alessandro, e ricordare lo sdegno di lui alla notizia della rivoluzione di Milano, che gli tolse di patrocinare la causa del Vicerè.
[19]. Corresp. T. VII, pag. 478.
[20]. Per una inesattezza, che è, bisogna dirlo, affatto eccezionale nel diligente Cusani, questi asserisce nella sua storia che “sopraggiunti Veneri e Guicciardi, confermarono il racconto, insistendo sull'imminente pericolo del Prina.„ Ora questo può essere pel Veneri, ma pel Guicciardi certamente non è, giacchè il Guicciardi era partito col senatore Castiglioni, fin dal 18 per Mantova, dove giunsero il 19, e fu lì, e alla stessa presenza del principe Eugenio, ch'essi udirono i fatti occorsi a Milano, riferiti al principe dai fuggitivi ministri, Vaccari e Méjean.
[21]. I saria nen Piemonteis, dicono che rispondesse, con alpina fierezza, a chi gli suggeriva la fuga, come unico modo di conservare la vita.
[22]. È quasi inutile avvertire che si allude qui alla Prineide di Tommaso Grossi.
[23]. Per l'importanza del punto controverso e per la nobiltà dello scritto, crediamo opportuno ripubblicare questa lettera, apparsa soltanto in qualche opuscolo del tempo e nella voluminosa opera di Giovanni Melzi che a pochi è concesso di leggere.
Milano, 31 marzo 1815.
Signor Conte Confalonieri.
Ho ricevuto la lettera apologetica ch'ella si è compiaciuta mandarmi. Fu sempre mio vivo desiderio che gli avvenimenti egualmente vergognosi che funesti per la nostra patria rimanessero sepolti in eterno oblìo. Ma dappoichè uomini più che imprudenti ne richiamano la memoria con imputazioni personali azzardate, trovo ben giusto che chi ne è indebitamente gravato alzi la voce per isdossarsene. Ella lo ha fatto con pari dignità che saviezza ed io la ringrazio della compiacenza che mi procura nel veder dissipate accuse che, comunque per me dubbie, mi erano penose, aggravando persona tra le principali del paese, di cui importa che la fama sia intatta onde i talenti possano esserne utili. Nel momento in cui siamo importa sopratutto di riunire gli sforzi degli onesti cittadini a temperare le animosità. Le ire non s'infiammano senza grave danno della pubblica e privata causa. La discordia non è conciliabile con nessuna speranza di bene. Non si deve usurpare il dominio del tempo, perchè non è mai senza compromettere l'avvenire.
Ho l'onore di riverirla colla più distinta considerazione.
Duca di Lodi.
[24]. Il senatore Marco Tabarrini.
[25]. Mémoires et Correspondance du Prince Eugène.
[26]. Melzi D'Eril, Memorie, documenti, ecc.
[27]. Dobbiamo la conoscenza di questo documento e la facoltà di renderlo pubblico alla molta cortesia del duca Lodovico Melzi d'Eril, pronipote dell'illustre uomo di Stato.
[28]. Fra le carte dell'archivio Melzi questa nota non è unita alla lettera.
[29]. Confalonieri, Lettera ad un amico.
[30]. La succitata Lettera ad un amico del 15 marzo 1815.
[31]. Idem. ibid.
[32]. Ventinovesimo bollettino, Cusani, VII, 9.
[33]. Ugo Foscolo, Prose politiche. Appendice.
[34]. Noi le abbiamo avute tutte a nostra disposizione, per larga e squisita fiducia dell'egregio e colto giovane, conte Gabrio Casati, abbiatico del celebre omonimo e bisnipote del Confalonieri. Cogliamo questa occasione per esprimergliene qui, pubblicamente, la maggiore riconoscenza.
[35]. L'illustre Cantù, che nel suo libro Conciliatore e Carbonari, ha pubblicato tante lettere e tanti aneddoti intorno a quell'epoca, si sbriga, al solito, del Confalonieri con una frase spicciativa, assai contrastata dalle stesse corrispondenze che stampa di lui e intorno a lui. “Non era uomo di alto ingegno, neppure di voglie generose.„ E basta. Non sappiamo se, conoscendo altre lettere ed altri scritti, avrebbe modificato o sarebbe disposto a modificare quel suo riciso giudizio. Ad ogni modo, dissentendo noi così radicalmente dall'autorevole storico intorno a questo personaggio, abbiamo creduto dover pubblicare alcuni brani di lettere che il Cantù non conobbe e che forse ci fanno scusati del pensare diversamente da lui.
[36]. Cantù, Conciliatore, pag. 15.
[37]. Quello del conte Porro Lambertenghi, ora Bethlem, in via Monte di pietà.
[38]. Milan est aujourd'hui un foyer de pensées et il y a une espéce d'opinion publique. (Lettera inedita dell'abate De Breme alla contessa d'Albany, che noi possediamo.)
[39]. Non sappiamo se sia stato concepimento di cospiratori o sogno di polizie visionarie, un governo provvisorio di cui doveva essere allora presidente il Confalonieri, vice-presidente l'avvocato Marocco, e membri il Pecchio, l'Arese, il consigliere Alberti, il sacerdote Sozzi, il conte Folchino Schizzi e un Olginati di Como. Il Cantù e il Cusani affermano questo progetto e questi nomi; però il vedervi quello del conte Schizzi, che fu poco dopo un assiduo ed operoso dignitario del governo austriaco, ci lascia alquanto dubbiosi sulla realtà di siffatta combinazione.
[40]. Principali, fra queste, per vivacità e vigore di patriottismo, la contessa Fracavalli, Camilla Fè, Bianca Milesi, Matilde Dembrowski.
[41]. Arrivabene, Memorie della mia vita.
[42]. Di queste circostanze, che appaiono dalle stesse Memorie, ancora inedite, del Confalonieri, bisognerà che tengano conto i futuri pubblicatori dei processi politici del 1821, che esistono in bell'ordine e in regolari cartelle nel nostro Archivio di Stato. Noi non dubitiamo che questi costituti (di cui ottanta risguardano il solo Confalonieri) saranno, nelle loro forme giudiziarie, ineccepibili. Ma bisognerà andare assai cauti nello apprezzare la sostanza delle deposizioni, raccolte da inquisitori così superiori agli scrupoli. Quis custodiet ipsos custodes?
[43]. .... “Noi non abbiamo, è vero, raccolti maggiori fatti a carico di Confalonieri, ma vorrà ciò dire che non esistevano?„ Questo ragionamento, assai singolare in bocca di un magistrato penale, è dello stesso Salvotti, e basta a dinotare lo spirito di persecuzione e non di giustizia, con cui s'istruiva quel colossale processo. È un brano di relazione segreta, che il Cantù ha pubblicato nel summentovato libro: Il Conciliatore e i Carbonari. E dello stesso Salvotti ha pubblicato il Cusani (Storia di Milano, Vol. VIII.º) altri brani di un riassunto processuale, in cui dichiarava: “Le negative di Confalonieri tolsero di spargere su la congiura lombarda tutta la luce che la sua sincera confessione avrebbe irradiata.„
[44]. Tutti questi particolari li abbiamo riassunti fedelmente dalle stesse Memorie del conte Federico, che auguriamo e speriamo vogliano presto essere date in luce dal giovane conte, pronipote suo.
[45]. Quantunque disposti, e per la grande autorità sua e per la sua qualità di testimonio quasi contemporaneo, a mettere molta fede in ciò che il Cantù scrive, relativamente a quei fatti, ci meravigliò non poco il racconto di quel colloquio tra l'Imperatore e la contessa Confalonieri, che si trova alla pagina 148 e 149 del libro Il Conciliatore e i Carbonari. Quel colloquio, descritto con colori così drammatici, può essere verosimile, ma non è vero. E come lo ha negato recisamente il senator Poggi nella sua ottima Storia d'Italia dal 1814 al 1846, così possiamo negarlo noi, che ci ricordiamo d'aver udito il racconto di quella scena, in casa del compianto conte Francesco Arese, dallo stesso Gabrio Casati, testimonio ed interlocutore nel dialogo.
[46]. Anche quì il Cantù, pur difendendo Milano a pagina 150, mediante la pubblicazione del rapporto d'un impiegato dell'epoca, scappa fuori ad accusarla a pagina 271, scrivendo: “il popolo e un vulgo ricco, e fin signore assistettero come a spettacolo a quella scena. Dio lo perdoni ai Milanesi!„ Noi abbiamo voluto raccogliere testimonianze di egregi contemporanei, il signor Negri, il signor Landriani, il conte Giberto Porro-Lambertenghi; e tutti ci hanno assicurato che il “popolo„ era proprio composto dell'ultima feccia, che il “vulgo ricco„ fremeva di dolore o di terrore nelle proprie case; e quanto alle “signore„ pur troppo vi assistette “come a spettacolo„ una sola; sventuratamente nota per illustre casato come per eccessiva spensieratezza; e che un alto ufficiale austriaco, il conte Batthiany, aveva trascinato ad una finestra prospiciente il nefando spettacolo. Siamo un po' giusti anche con questi poveri “Milanesi!„
[47]. Domandiamo scusa ai lettori se ci crediamo obbligati a metterli in avvertenza contro un'altra grave — forse la più grave — inesattezza contenuta nel libro Il Conciliatore e i Carbonari. L'illustre autore vorrebbe smentire, a pagina 152, ciò ch'egli allora chiamava “la tradizione„ del colloquio fra il Confalonieri e il principe di Metternich; e a pagina 192 ripete la sua smentita. Eppure già l'Andryane e il Gualterio e Gino Capponi avevano parlato di quel colloquio, che poi il Tabarrini riportò estesamente dallo stesso manoscritto del Confalonieri. Forse al Cantù, che aveva già proclamato quest'ultimo uomo non generoso doleva di ammettere la verità di un colloquio, che lo avrebbe senza dubbio obbligato a ricredersi. Anche gli uomini di maggiore ingegno possono talvolta cadere in siffatte contraddizioni dell'animo. Ad ogni modo, le ragioni per cui nega il Cantù consistono tutte in una sottile analisi di una testimonianza indiretta — molto indiretta — d'un commissario di polizia. In favore della verità del colloquio abbiamo le dichiarazioni di Gino Capponi, di Filippo Gualterio, di Marco Tabarrini, di Enrico Poggi, di Gabrio Casati, di Alessandro Andryane e di... Federico Confalonieri. Ci pare che bastino.
[48]. Cantù, opera citata, pag. 271.
[49].
Signor Redattore,
“Nel punto di lasciare la Francia, lessi sul vostro giornale del 28 di questo mese l'articolo che mi riguarda. Qualunque sia il desiderio ch'io provo di non intrattenere il pubblico delle mie sventure, e qualunque e' sia il bisogno che ho di vivere nell'oscurità, cionondimeno mi sento obbligato, per difendere il mio onore che voi attaccate, di escire dal silenzio che io mi era così strettamente proposto.„
“Lasciando da parte le prime asserzioni del vostro articolo, io devo tuttavia affermarvi positivamente che ho finora vissuto nella più completa ignoranza di tutti i fatti che vi siete permesso di asserire; ma mi trovo più particolarmente obbligato a smentire l'asserzione per la quale voi dite che, venendo io in Europa, ho mancato alla parola che avevo data al governo austriaco, di non lasciare l'America.„
“Io dunque dichiaro formalmente che non ho mai impegnato la mia parola in alcun modo e che nè io nè altri dei confinati, coi quali sono in perfetta parità di posizione, non abbiamo fatto altro che sottoscrivere una pura e semplice accettazione della deportazione con tutte le condizioni gravi che vi si trovano annesse; e fra queste condizioni trovasi che, tornando noi in Europa ed accadendo che fossimo ripresi dall'Austria, noi saremmo immediatamente ricondotti allo Spielberg.„
“Conto abbastanza sulla vostra imparzialità, signor Redattore, per non dubitare punto che vorrete inserire questa mia dichiarazione nel vostro prossimo numero.„
“Ho l'onore di essere, ecc. ecc.„
“Federico Confalonieri.„
Parigi, 29 settembre 1837.
[50]. Cantù, op. cit., p. 153.
[51]. Non vogliamo chiudere questa rubrica delle impressioni e dei giudizii altrui sul Confalonieri, senza aggiungervi il giudizio e l'impressione di altre due persone notevoli, non legate al celebre fuoruscito da nessuna comunanza di azione o solidarietà di sventura.
Il conte Francesco Arese, che di uomini eminenti ne conobbe e ne praticò davvicino parecchi, trovandosi in America quando v'era il maggior numero dei rifugiati politici, così scrive da New-York, il 13 marzo 1837, all'amicissimo suo Pietro De-Luigi, pur esule per causa politica e rimasto a Londra: “... in totale, quello che per talento, cognizioni e viste, val meglio è Confalonieri che si può dire essere un uomo distinto„.
E quella donna quasi perfetta che fu la marchesa Costanza Alfieri d'Azeglio così scrive al figlio Emanuele nel luglio 1843: “J'ai eu le plaisir de connaître Confalonieri, qui vient sonvent chez Maxime avec sa femme. C'est le point saillant de mon voyage. Je lui ai trouvé comme à Pellico cette douceur dans les manières si affectueuses qui est vraiment attachante. C'est un beau caractère. Soutenir avec fermeté un malheur si prolongé, sans apparence d'en sortir que par la mort; soutenir le malheur de leurs familles, sans se démentir jamais, quand, en capitulant avec leur conscience, ils pouvaient se racheter; on a beau dire, mais ce sont des hommes qui font honneur à notre époque, qu'ils l'aient comprise ou non; et je me sens en leur présence une vénération pour leur caractère et une satisfaction de les apprécier qui me dédommage de tant de choses qui choquent et blessent mes sentîments pour notre pays. C'est le contrepoids de tant de petitesses, bassesses et misères qui passent sous nos yeux...„
[52]. Si allude qui alla parte sostenuta dal Cattaneo a Napoli, quando fervevano intorno al dittatore le dispute circa l'ordinamento politico dell'Italia meridionale e la sua annessione — pronta o differita — al Regno di Vittorio Emanuele.
[53]. Cattaneo, Insurrezione di Milano, pag. 216.
[54]. Ivi, pag. 205.
[55]. Giov. Arrivabene, Memorie della mia Vita. Vol. I, pag. 253.
[56]. Nel riferire questo duplice aneddoto — che del resto lascia la storia tal quale — avvertiamo che si legge in un libro del signor Petrucelli della Gattina: Preliminari della questione romana.
[57]. Mémoires de Metternich, vol. VII, pag. 585.
[58]. Il caffè Merlo, allora esistente sull'angolo tra il Corso Vittorio Emanuele (corsia dei Servi) e la piazzetta di San Paolo.
[59]. Metternich, VII, 576.
[60]. Figlio del conte Diego, di cui s'è parlato più volte nei precedenti capitoli. Morì a Milano nell'anno 1857.
[61]. La copia di questo rapporto come di quello sopraccennato, di Giulini e Robecchi, si trovano entrambe fra i documenti raccolti nel Museo civico del Risorgimento Italiano.
[62]. I tre duchi versarono ciascuno centomila lire; novantottomila il marchese Arconati. Più tardi poi, essendosi deciso di contrarre un prestito di dodici milioni, che il banchiere cav. Brot s'era assunto di collocare, i patrizi milanesi offersero l'ipoteca sulle loro terre, per garantire, a pro dello Stato, gli assuntori del prestito.
[63]. Aveva detto al marchese Villani, attivo dimostratore egli pure: “una compagnia di dragoni vi spazzerà tutti.„
[64]. “Egli consigliava che il Lombardo-Veneto accettasse le riforme, escludendo la presenza di soldati stranieri.„ Alberto Mario, Biografia di Cattaneo nel Risorgimento Italiano, vol. I, dispensa V.
[65]. Dell'Insurrezione di Milano, pag. 11, 17 e 21.
[66]. È stato di moda per un certo tempo e per certi scrittori parlare del conte Gabrio Casati come d'un uomo affatto impari, per ingegno, alla situazione politica che il 1848 gli ha fatta. Eppure, se guardiamo alla media degli intelletti e delle esperienze che durante quell'epoca burrascosa si avvicendarono nelle regioni di governo, il Casati ci pare ergersi dal livello piuttosto che sottostarvi. A noi, p. es., hanno fatto molta impressione alcune lettere politiche da lui scritte in quegli anni e negli anni successivi, e che furono pubblicate nel volume delle Corrispondenze di Antonio Panizzi. Quelle lettere rivelano, a non dubitarne, mente, cuore, sagacia, conoscenza di uomini. Sbaglieremo, ma crediamo che con questi quattro elementi un uomo di Stato è bell'e fatto.
[67]. La sventurata signora fu poi tratta in salvo, subito dopo, per cura di Camillo Casati e del conte Oldofredi.
[68]. Una nota apposta dall'egregio Massarani al suo bello ed onesto libro su Carlo Tenca (pag. 424.) sembra accennare ad un episodio consimile, quando non fosse l'identico; con questa differenza, che, invece del Carcano e del Fava, sarebbe stato lo stesso Tenca a portare, dietro preghiera del Correnti, il proclama da stampare al tipografo Guglielmini. Siccome la nota è tolta dagli stessi manoscritti del Tenca, noi teniamo la cosa come indisputabile. D'altro canto, chi ha riferito a noi questa particolarità e questi nomi è per ogni verso autorevole, oltrechè è il solo vivo fra tanti morti. Egli, se vorrà o potrà, ha modo di schiarire l'episodio. Fino a questi schiarimenti, a noi non urta affatto il credere che si tratti di due proclami diversi od anche di due copie dello stesso proclama, portate dal Correnti a più amici, per meglio garantirne la stampa. La situazione, l'urgenza, la stessa indole del Correnti renderebbero perfettamente credibile siffatta combinazione.
[69]. C. Cattaneo, Dell'Insurrezione di Milano, pag. 22.
[70]. Carlo Casati, Nuove rivelazioni sui fatti di Milano, ecc. ecc. Hoepli, 1885.
[71]. La nobile Elisabetta vedova Majnoni, figlia del generale Fontanelli, antico ministro della guerra sotto il primo Regno d'Italia.
[72]. Antonio Casati, Milano ed i principi di Savoja. Torino 1859.
[73]. In un volume bene scritto e bene pensato, Casa di Savoja e la Rivoluzione italiana, storia popolare degli ultimi trent'anni, il compianto prof. Giuseppe Riccardi ha pubblicato quel famoso proclama, omettendo l'inciso di cui abbiamo dato la storia. Infatti il suo capoverso dice così: “Seconderemo i vostri giusti desideri, fidando nell'aiuto di quel Dio che con sì meravigliosi impulsi pose l'Italia in grado di far da sè.„ Invece il Cantù (Cronistoria, vol. II, parte II) e il Besana (Storia della rivoluzione di Milano nel 1848) danno intiero quel capoverso, che forse il Riccardi ha tolto da qualche prima bozza del proclama, rimasta fra le carte d'archivio. E i nostri lettori vedranno agevolmente come in questo capoverso completato, l'inciso relativo a Pio IX, suggerito dal D'Adda, riveli, nella stessa evoluzione del periodo, i caratteri di un'aggiunta introdotta: “Seconderemo i vostri giusti desideri, fidando nell'aiuto di quel Dio che è visibilmente con noi, di quel Dio che ha dato all'Italia Pio IX, di quel Dio che con sì meravigliosi impulsi pose l'Italia in grado di far da sè.„
[74]. A chi non conoscesse questo proverbio sarà bene far noto che in Lombardia, per esprimere che una cosa non si può fare, che un desiderio non si può raggiungere, che da un luogo non si può passare, s'usa anche da gente colta la frase popolare: gh'è su el gatt.
[75]. Nella Presse del giorno 24 marzo.
[76]. Casati, Milano e i principi di Savoja, e C. Cattaneo, Dell'insurrezione di Milano.
[77]. Il signor Alberto Mario, patriota irreprensibile, ma uomo di parte pronunciatissimo, ha scritto: “Ci sono 3 no nella storia d'Italia; il no di Pier Capponi a Carlo VIII; il no di Michelangelo al duca Alessandro De Medici; il no di Cattaneo al maresciallo Radetzki.„
[78]. Nella primavera del 1884 si dava a Milano, sopra un teatro diurno, una rappresentazione intitolata: “Il no di Cattaneo.„
[79]. Per l'importanza della trattativa e per la poca pubblicità che hanno finora ottenuto, ci par bene pubblicare quì i due documenti che riassumono la trattativa stessa, e che neanche il Cantù ne' suoi quattro volumi della Cronistoria, così ricchi di scritture del tempo, non ha voluto o potuto inserire:
Innspruch, 13 juin 1848.
Monsieur le Comte,
S. M. Imperiale et Royale, guidée par des sentiments d'humanité et de paix, désire vivement voir mis bientôt un terme à la guerre qui désole ses provinces italiennes.
À cet effet je suis autorisé à ouvrir avec le Gouvernement Provisoire établi à Milan une négociation qui serait basée sur la séparation et l'indépendance de la Lombardie.... (seguono le condizioni circa il debito pubblico, il commercio, gli impiegati, ecc. ecc.)...
Vous voyez, M. le Comte, que j'aborde dès le commencement la question avec toute la franchise possible. Je vous informe en même temps que S. M. I. vient de donner des ordres pour la conclusion d'un armistice a laquelle le Gouvernement Provisoire aimera sans doute à concourir.
Il ne resterà qu'à nommer de part et d'autre des Plénipotentiaires pour conduire la négociation en question au but désiré.
Recevez, ecc. ecc.
Le ministre des affaires étrangères
Baron de Wessenberg.
Au comte Casati Président du Gouv. Prov.
Milano, 18 giugno 1848.
Al sig. Antonio Beretta,
Si affretta il Governo di porvi a parte della conferenza tenuta jeri dal Presidente e da alcuni altri suoi membri col sig. consigliere De Schnitzer, mandato dal ministro degli Affari Esteri austriaco, per trattare della pacificazione.
Dal dispaccio del barone di Wessenberg, di cui si acchiude copia confidenziale e riservata, vedrete quali fossero le basi della negoziazione, e comprenderete subito come siansi dovute rigettare a bella prima, dichiarandosi impossibile fare di una causa italiana una causa lombarda. Speriamo che il Re, al quale vorrete comunicar la cosa, rigetterà pure qualunque proposizione d'armistizio che si accenna essersi egualmente incamminata.
Casati, Guerrieri, Borromeo.
[80]. Basta citare, per tutti, due nomi famigerati, Pietro Perego ed Angelo Mazzoldi.
[81]. Spendeva una parte notevole delle sue rendite nell'acquisto di libri italiani e stranieri, i migliori che in ogni ramo di studj si pubblicassero. E la sua vasta biblioteca, specialmente moderna, era a disposizione di tutti quelli — non solamente amici suoi — che ne avessero vaghezza o bisogno. Spesso accadeva ch'egli comperasse a gran prezzo opere voluminose, unicamente per aver sentito o saputo che qualcuno degli studiosi del tempo avesse espresso il desiderio di consultarle. L'abbiamo udito più d'una volta lagnarsi perchè i suoi amici, di ristretta fortuna, spendessero qualche somma in acquisto di libri che egli sarebbe stato felicissimo di mettere a loro disposizione.
[82]. Un comune amico, ancor vivo, e allora banchiere, dei più stimati, lo vide un giorno entrare nel suo studio per chiedergli un prestito di duemila lire. Avendogli l'amico espresso la sua meraviglia perchè di così piccola somma il conte Giulini facesse un'operazione di credito, lo udì rispondere quasi imbarazzato che questa somma doveva servire a scopi di beneficenza, e che non osava più farsela dare dall'intendente di casa, perchè gli aveva mosso osservazioni intorno alla frequenza di questi capitoli di spesa.
[83]. Non s'illudeva sulla fine che gli sarebbe probabilmente toccata, se fosse stata scoperta l'opera sua. E ricordiamo d'averlo udito dire un giorno, in un piccolo crocchio d'amici, collaboratori o devotissimi, col suo schietto vernacolo e il tranquillo sorriso: “se no me impicchen sta volta, me impicchen pù.„
[84]. In cui ebbe luogo la capitolazione, e Milano fu turbata dalle terribili commozioni popolari che precedettero il reingresso dell'esercito austriaco.
[85]. Ne diede prova, lasciandosi sopprimere la parte politica del suo giornale e peggiorandone così le sorti finanziarie, piuttosto che aderire a scrivervi il menomo cenno — neanche l'annuncio — della venuta dell'imperatore d'Austria a Milano nel 1857.
[86]. Tullo Massarani. — Carlo Tenca e il pensiero civile del suo tempo. Milano, Hoepli, 1886.
[87]. Una società speciale, p. es. si chiamava la Voce; un'altra la Fratellanza Repubblicana, e così via.
[88]. Il 17 giugno 1852.
[89]. Abbiamo sentito esprimere meraviglia perchè finora nessun marmo, nessuna inscrizione milanese renda onore di ricordo a questo Trasea Peto dei tempi moderni. Forse che un'epoca così feconda di epiteti per le glorie parlamentari non si creda obbligata a trovarne uno per un uomo che ha preferito il morire al parlare? Giriamo a cui spetta questa meraviglia, che ci pare interamente giusta e pensosa.
[90]. Non meno di quattordici individui, a cominciare dal Dottesio e a finire col Calvi, uomini tutti di alti spiriti e di colto intelletto, erano stati in pochi mesi spacciati per man del boja. Le corti marziali del Polesine e del Bolognese mandarono a morte vere folle di uomini, fra i quali, per dir vero, gli assassini erano i più. Nella sua Cronistoria (Vol. III, parte prima) scrive il Cantù: “Si asserisce che l'Austria, la quale dal 1814 al 1848 non avea mandato al supplizio che settantuno assassini, e nessuno per colpa di Stato, in tre anni facesse morire quattrocento trentadue persone; il che saputo, l'imperatore inorridito ordinò si cessasse dalle procedure speciali, e attenuò le pene portate dal feroce Codice marziale di Maria Teresa.„
[91]. Può, per alcuni, non essere superfluo ricordare che all'operajo Antonio Sciesa, avviato al patibolo per avere affisso sulle muraglie un proclama di rivolta, si offerse di lasciarlo andar libero, se rivelava da chi avesse avuto l'incarico di quell'affissione. Il leale operajo rispose senza esitazione: tiremm innanz (andiamo avanti); e certo la storia dell'umana intrepidità non ricorda nessuna frase più alta, più semplice, più generosa di questa. Lo impiccarono nel 1851.
[92]. Fece tutte le campagne nazionali dal 1848 in poi. Scoppiato il cholera a Genova nel 1855, si ricordò d'avere studiato medicina e corse a rinchiudersi negli ospedali dei colerosi, dove rimase finchè il contagio durò. Nel 1860 diresse, col Finzi, per incarico di Garibaldi, l'amministrazione del milione dei fucili. Non l'abbiamo udito mai vantarsi di nessuna di queste cose.
[93]. Un proclama firmato — pare impossibile! — da uomini di pensiero, Mazzini, Saffi, Maurizio Quadrio, diceva: “La superficie dell'Europa, dalla Spagna a noi, dalla Grecia alla santa Polonia, è crosta vulcanica. Dorme al disotto una lava, che si aprirà il varco a torrenti alla scossa d'Italia. Fra le Alpi e l'ultimo mare di Sicilia stanno venticinque milioni d'uomini nostri e centomila stranieri. È lotta d'un momento, sol che vogliate.„
[94]. Cesare Cantù, Cronistoria, vol. III, parte prima.
[95]. Mazzini ed io siamo vecchi; di conciliazione tra me e lui non si parli: le infallibilità muojono, ma non si piegano. Conciliarsi con Mazzini? vi è un solo modo possibile: ubbidirlo, e non me ne sento capace. Per parte mia io dico alla democrazia:... se giungete ad essere padroni delle sorti del vostro paese, non fate delle Babilonie. Sopratutto non seguite i precetti di Mazzini: siate tutti soldati, tutti ufficiali, tutti generali. Sarebbe cotesta la Babilonia delle Babilonie. (Epistolario di Giuseppe Garibaldi, pubblicato dallo Ximenes; lettera 21 ottobre 1871, all'avvocato Petroni. Vol. I, pag. 389.)
[96]. Il proclama del 31 marzo 1848, col quale Cattaneo, Terzaghi, Cernuschi e Clerici scioglievano il Comitato di Guerra, si chiudeva con questa frase: “Possa Pio IX. presiedere fra pochi giorni in Roma il vittorioso Congresso di tutti i popoli italiani!„
[97]. Può essere gradito ai cercatori di coincidenze storiche il notare che la stessa risposta aveva dato Eugenio Beauharnais ad un altro Melzi che lo sollecitava invece ad assumere una corona.
[98]. Fu nella stessa epoca che, rappresentandosi un'altra opera del maestro Verdi, l'arguto spirito cittadino trovò nella parentela dell'illustre compositore le cinque iniziali della frase: Vittorio Emanuele Re d'Italia. E il grido: viva Verdi divenne un'altra forma — impune e coraggiosa nel tempo stesso — della manifestazione nazionale altamente affermata.
MILANO NEI SUOI MOMENTI STORICI
di Romualdo Bonfadini.
Vol. I.
Sant'Ambrogio vescovo e cittadino. — Lanzone e la prima Repubblica. — Milano e il Barbarossa. — I Torriani e la guerra civile. — Il Carmagnola e la fine dei Visconti. — La Repubblica Ambrosiana. — Cicco Simonetta e la corte di Lodovico il Moro.
Lire 4.
Vol. II.
Le prime invasioni e il maresciallo Trivulzio. — La congiura italiana del cancellier Morone. — Il periodo spagnuolo e i Borromei. — Maria Teresa e il settecento in Lombardia. — L'invasione francese e il general Bonaparte. — Suwaroff e la reazione austro-russa.
Lire 4.
Questo volume forma il terzo ed ultimo della serie.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.