SCENA ULTIMA
Don Federigo — Poi il brigadiere Ferrara, la guardia Flaiano, la folla.
Don Federigo
(entra di spalle, con la sinistra premendosi il cuore. S'appoggia alla tavola, cerca di uscire, e sulla porta urla):
Aiuto!... Aiuto!... (retrocede, barcolla, cerca di afferrarsi alla tavola e cade riverso, appiè di essa).
(Mormorio nella strada)
Assunta
(gira dietro la tavola. Si accosta alla vetrata e guarda fuori. Rientra. Cerca con gli occhi il cappello che Michele ha lasciato sul comò. Apre la porta del pozzo e lo butta giù, e rinserra. Il mormorio s'avvicina. Ella presta orecchio. È decisa. S'avvicina al lume e lo spegne. Nella stanza si fa l'oscurità.
Improvvisamente appare sulla soglia, col revolver in pugno, il brigadiere. S'arresta. Dietro di lui è la folla che vorrebbe entrare e ch'egli rattiene).
Il brigadiere
Nu lume! Nu lume!... (Accende un cerino, si china sul cadavere. Lo illumina col cerino) E chisto è isso...
(Il cerino si spegne. Un uomo arriva con un lume)
Il brigadiere
(accende un altro cerino e lo leva)
Iammo!... Nun facimmo scherzetti!... Chi è stato?..
Assunta
(s'avanza, pallida, decisa. Si mette la mano in petto. Con voce chiara e commossa):
Io... brigadié...
(Mormorio nella strada)
Il brigadiere
(afferrandola per un braccio e sospingendo nella stanza la guardia Flaiano)
Jammuncenne... (a Flaiano) A te... Miettete lloco! E nun te movere...
Trascina via Assunta. Mormorio che si dilegua. La vetrata resta schiusa. Fuori v'è il chiaro di luna. Si vede qualche curioso che spia nella camera.
La guardia Flaiano resta impiedi. È pallido. Osa appena guardare di sfuggita il cadavere. Improvvisamente si riode nel lontano il suono della zampogna. Flaiano sospinge la vetrata e l'apre tutta. Il chiaro di luna inonda, fuori, la via. La campana della chiesa di S. Domenico Maggiore squilla, triste e solenne. Flaiano, commosso, si scopre.
La tela cade, lentamente.