IV

—Addio, dunque, Vittorio!...

E Cataldo Abbadessa, grasso, roseo, allegro, affettuoso, mi gettò le braccia al collo, presso al carrozzino che mi doveva accompagnare alla stazione.

—Caro Vittorio!...—diceva—Povero il mio caro Vittorio!

E non sapeva dire altro. La signora Rosa, fiorente come lui, fresca, d’una bellezza piena di salute e di luce, mi andava cacciando sigari in saccoccia e ammucchiava alcuni piccoli formaggi della sua fattoria sui cuscini del carrozzino.

—Perdonateci, professore... È cosa da poco... Siamo gente alla buona...

—Dunque, addio...—balbettai—Addio, Cataldo... Addio, signora Rosa...

Il carrozzino si metteva in moto.

Ebbi appena il tempo d’esclamare:

—Signorina Carolina, addio...

Ella, ritta in mezzo alla via, immota, pallida, stese la mano...

La udii mormorare:

—Addio, signor professore...

E il carrozzino partì, velocemente, tra nugoli di polvere.


TOTÒ CUOR D’ORO