V
La pazza continuava a guardarmi, immobile, assorta.
Mi pareva che si sforzasse anche lei di penetrare le nebbie d’un passato confuso e incerto, di ricordar qualcosa, qualcuno...
E fra tanto mi sentivo trascinare addietro, pian piano, dal dottore. Subitamente egli rinserrò la porta. Un grido, ancora un grido risuonò nella celletta, un ultimo grido straziato. E un nome—il mio nome.
—Livio!
Il dottore, sul corridoio, si volse a me, stupefatto.
—Ma come?... Vi conosce?...
—No!—esclamai—No!... Non so... Ma chi è costei?... Come si chiama?...
Egli, un po’ stranito, rispose:
—Federica Vossler.