III.
Era una delle più singolari di quelle sciagurate. Alta, bionda, vestita d'un camice roseo dalle larghe maniche orlate d'un pizzo gialletto che s'era sciupato e sbrandellato, ella aveva dei braccialetti a' polsi, e al collo nudo un filo d'oro da cui pendeva una medaglietta. Con la mano sinistra ora raccoglieva sul fianco la vestaglia, e appariva da quel lato, fino al polpaccio, la gamba calzata di seta nera; a' piedi aveva scarpini bianchi, trapunti, d'un taglio elegante, e li trascinava su pel sudicio selciato del cortile. Certo era stata bella un tempo: ma adesso faceva paura. La sua voce rauca, alcoolizzata, d'un timbro maschile, superava tutte le altre: un tremito spasmodico le agitava di volta in volta le labbra, a' cui umidi angoli si raccoglieva una lieve e lucente schiuma bavosa. De' grandi occhi azzurrini nei quali palpitava quell'aura epilettica onde lo sguardo si esprime singolarmente tra il terrore e lo spasimo, entro gli orli arrossati delle palpebre ammiccavano di tanto in tanto, come offesi dalla troppa luce.
— Non parla poichè ha scorno! Noi le facciamo scorno, si capisce! Non è avvezza la santa donna!
Fece un altro passo. E posò la mano sulle braccia conserte della suora. Sporse il capo. L'affisava, muta.
— Ti secca non è vero? Hai ragione. Delle suore tra le omicide, le ladre, le male femmine!..
Incrociò le braccia anche lei. E a una a una, curiosamente, squadrò le altre monache, immobili. Nessuna di costoro sostenne quello sguardo sfacciato: le suore abbassarono gli occhi, rabbrividendo.
— Dunque rimarrete con noi, eh? — disse la bionda — Onoratissime!
— Rispondi! — urlò un'altra alla superiora — Rispondi a Cocotte!
La superiora mormorò:
— Sì; otto di noi. Le sceglierete voi stesse.
— Come! — disse quella che chiamavano Cocotte — Ma davvero?
— La nostra madre generale vi accorda questa facoltà.
— Ohè! La sentite? Abbiamo il diritto di scegliere!
E Cocotte si voltò a dietro, chiamando con la mano.
Cento voci urlarono:
— Alla scelta! Alla scelta!
L'orribile turba frenetica si riversò sulle suore e le circondò, le agguantò, se le contese.
Proruppe un assordante vocio.
— Io voglio quella!
— Io questa!
— Io quest'altra!
— La bruna!
— La grassa!
— Quella più modesta!
— Di qua, di qua! Da questa parte!
— Silenzio! La vecchia vuol parlare!
— Ascoltate!..
— Un momento! Bisogna contare le prescelte! — disse una dal viso sconciamente butterato — Devono essere otto...
Nel sole, davanti al pozzo, la fila delle suore aspettava.
Ora la butterata, con l'indice teso, s'era messa a contare.
— Una, due, tre, quattro...
— Sono sette — la interruppe Cocotte — Ne manca una...
Lievemente una mano le sfiorò il gomito. Una voce le mormorò, piano:
— Prenda me...
Cocotte si volse. La suora che le aveva parlato ora chinava la testa: le sue braccia, nelle larghe maniche chiuse a' polsi, pendevano, come abbandonate. Un tremito impercettibile le correva lungo le mani bianche e nervose, che a un tratto s'afferrarono alla molle sottana azzurrina, convulsamente, e se ne empirono, come se volessero strapparla.
Gli occhi arrossati della vecchia peccatrice cercarono di spiare tra quel soggolo e quella cornetta.
Gli urli ricominciavano.
— Alla scelta! Alla scelta!
Disse Cocotte:
— Tocca a me. Scelgo io.
Stese la mano: prese il mento della suora tra pollice ed indice e lentamente le sollevò la testa. Un viso quasi ancor infantile, una pallida faccia di giovinetta si coperse subitamente di luce. Due grandi occhi cilestrini s'affisarono sulla reclusa, ansiosi e sbigottiti.
— Ma guarda! — fece Cocotte — È carina! Come ti chiamano?
La suora mormorò:
— Suora Vittoria.
Cocotte le mise la mano sulla spalla, si volse alle compagne e annunziò:
— Io scelgo questa.