III.

Una grossa voce maschile, mentre suonavano sul pavimento due stivaloni, domandò:

— Si mangia? Facciamo presto, chè ho fame. E sotto la cappa del focolare un uomo si chinò, protendendo le mani alla brace della fornacetta, scoverchiando la pentola da cui saliva una nuvola roteante, il vapore appetitoso della minestra. La pentola cominciava a ronfare.

La grossa voce soggiunse:

— Posso?

E una faccia barbuta, tutta arrossata dal fuoco, si volse.

La Spina badava a stendere il mensale.

— Sarà fredda.... — osservò.

— Per me è lo stesso, — fece il marito, — calda o fredda qui ha da scendere.

E si batteva sul ventre.

Sedettero l'uno in faccia all'altra e l'uomo si mise a scodellare.

Dopo tre o quattro cucchiaiate levò la testa dal piatto.

— E tu che fai? Non mangi?

Ella, tutta assorta, le sopracciglia aggrottate, si lasciava raffreddar davanti la minestra.

Rispose:

— Non ho fame.

E soggiunse subito:

— Ho mangiato una «pizza» con la vedova.

Vi fu un lungo silenzio. Mentre il muratore inzuppava il pane nella minestra e ve lo ripescava con le grosse mani ancora incrostate di calcina, a un tratto la moglie annunziò, lentamente:

— Peppino il sarto sposa una di Soccavo.

L'uomo la guardò, meravigliato. Parve che non avesse compreso.

— Come? Chi sposa?

Ella ripetette, fissandolo con i suoi occhi scuri e profondi:

— Peppino il sarto.... sposa una di Soccavo.... Hanno fatto tutto.

Egli rimase muto. Ma era colpito, così che più volte si sforzò di rispondere, senza che le sue labbra potessero articolare parola. Finalmente, senza pur levare lo sguardo, mormorò:

— Be'; e che me ne importa?

— A me sì! — disse la Spina

Si guardarono un secondo. Lui torse lo sguardo pel primo, si versò un gran bicchiere d'acqua, lo bevve d'un fiato e rimise i gomiti sulla tavola. Per un pezzo grattò con l'indice sul mensale, vi allineò le michette di pane, scompose quelle linee, spazzò il mensale con la larga mano e ve la poggiò aperta, contemplandosi le dita brevi e nodose.

Assunta ripetette:

— Hai sentito? A me importa. Te lo dico per offenderti....

Allora lui, di su la tavola, allungò il braccio e le posò l'enorme mano sulla spalla. Chiese, placidamente:

— Ricominciamo?

S'era levato e misurava la camera a grandi passi. Tornando dalla vetrata per la quale avea guardato, rapidamente, nella strada che or s'era fatta buia e deserta, si venne a piantare davanti alla moglie.

— Senti. Quello che io ho fatto a te nemmeno te l'avrebbe fatto quel Dio che ci ha creato, — e portò la mano al berretto. — Ma tu non ti sei pentita mai, e questa è un'altra volta ch'io ti stendo la mano e tu me la mordi. Io passo e la gente mi ride in faccia. Oramai la vergogna nostra la sanno tutti....

E levò le braccia, e urlò come un pazzo:

— Tutti! Tutti la sanno!...

Si percosse la faccia con le palme, due, tre volte, fortissimamente, e cacciò le mani nei capelli.

— Madonna Immacolata mia! — gridò all'immagine del canterano. — Oggi è venerdì....

Ma non ebbe tempo di finire. La vetrata s'apriva e un uomo, chiudendo l'ombrella, salutava dalla soglia:

— Buonasera a tutti....

— Sangue di Cristo! — urlò Ferdinando.

E afferrò qualcosa che luceva sulla tavola.

Peppino il sarto balbettò:

— Don Ferdinando.... sentite!... Ah! Madonna mia!...

E all'urto di quel gigante che gli si gettava addosso con una rauca imprecazione, cadde tra il letto e il canterano. La Spina si coperse la faccia con le mani. I colpi si seguivano.

Il muratore, accecato, inferociva:

— Questo è per me, questo è per la sposa di Soccavo, questo è per Assunta....

E a ogni colpo seguiva un rantolo soffocato. Dal corsello del letto la Spina supplicò:

— Basta!...

E il gran muratore, come se continuasse a obbedirle, si levò, tutto coperto di sangue e gettò il coltello. Alle sue spalle si apriva la vetrata.

Lentamente, retrocedette, e scivolò nella via. La vetrata si richiuse.

Ma un gran clamore si faceva nella piazzetta. La vedova, di sotto alla sua porta, gridava:

— Gente! Gente!

Dal vicolo San Gaudioso arrivava la pattuglia delle guardie che tornavano dalla visita alle male case del vico del Sole. La piazzetta s'illuminava; brillavano lumi alle finestre, altri lumi s'inseguivano tra gli alberi.

— Dov'è? Dov'è? — chiese il brigadiere.

La vedova indicò la casa d'Assunta.

Il brigadiere comandò:

— Due uomini qui avanti.

E spinse la vetrata. Il corpo del sarto era steso a terra, presso alla tavola, immobile. Una pozza nera gli s'allargava sotto alla spalla destra, sotto alla testa.

— Sagrestia! — mormorò il brigadiere.

E guardando intorno nella stanzetta:

— Chi è qui? — chiese, a voce alta. — Chi è che l'ha ucciso?

Allora dal corsello del letto si fece avanti la Spina. Ella aveva in mano il coltello sanguinante e lo mostrava.

Si mise la mano in petto e disse, chiaramente:

— Io, signor brigadiere.