XXI. Prima lettera di Agnese al signor conte Germinati.

«Caro Conte,

«Deve essere un secolo che non vi si vede, o per lo meno otto giorni. Che significa? Vi scrivo perchè mi è venuto un sospetto.... L’ho da dire? sì, altrimenti sarebbe inutile scrivervi; mi è venuto il sospetto che mi teniate il broncio. Perchè? Questo non lo so proprio, ed avrei caro di saperlo, ma avrei più caro d’essermi ingannata. Il fatto è che l’altro giorno — dovrei dire l’altro secolo — a tavola non mi diceste quattro parole di seguito, e Grazietta mi assicura ingenuamente che prima del mio arrivo eravate di buon umore. Che cosa vi ho fatto? Penso, penso, penso. Come avete cuore di farmi tanto pensare? Giurerei d’essere innocente, e pure devo avervela fatta grossa. Anche Grazietta si stupisce di non vedervi più, e i canarini e il gattone nero, e i fiori che avete piantato, tutti si stupiscono.... tranne la mamma Valentina, la quale non si stupisce mai di nulla.

«L’altra sera, dopo il tramonto, Grazietta ed io eravamo in giardino, quando un uomo si accostò alla cancellata in fondo; udendo i nostri passi, fuggì; corsi alla cancellata e giunsi in tempo per vederlo mentre scavalcava la siepe del campicello: E Grazietta disse: «L’ho creduto il signor conte.» «Ti pare? risposi, il signor conte verrebbe dalla porta.» — Grazietta non ci pensò più, io ci pensai tutta notte. Chi poteva essere quell’uomo? Credete voi che sia al sicuro la nostra cara innocente?

«Sapete? sono libera, come l’aria! Egli mi lascia.... Che gioia! È una storiella, un romanzetto; si era innamorato di me, e per giungere fino al mio cuore ebbe l’eroismo di farsi credere ricco, mentre vivacchia alla meglio; per questo pareva avaro: ora che ha consumato tutti i suoi risparmi, mi abbandona, inconsolabile. Ci è da piangere; povero vecchietto!... Vi conosce, mi ha parlato di voi; non so come sia andata, mi ha chiesto se eravate mai venuto a vedermi; ho risposto di sì. Quante me ne ha contate sul vostro conto! mi ha detto che siete irresistibile.... È vero? Mi ha fatto promettere di non dire il suo nome nè a voi, nè ad altri, ma specialmente a voi. Ho promesso. Si chiama Aniceto L.... E sapete perchè non mantengo la promessa? Perchè egli non mi ha creduta capace di mantenerla, e mi ha detto d’aver moglie e figli, e mi ha scongiurato di non tradirlo in nome della sua pace domestica — mentre non è vero niente, e non ha mai avuto moglie e nemmeno figli.

«Tornando allo scopo della mia lettera: che cosa vi ho fatto? Io ci penserò ancora, ma, se vi rimane un po’ di mesericordia, vi affretterete a togliere questa nuvola che oscura il cielo di una donna, la quale ha un mese di vacanza, ed è felice, e desidera di essere in pace cogli amici.

«Agnese.»