LXXXVIII. Più tardi.
Durante una notte d'inverno — inverno rigido e notte nevosa — fu consegnata a Riccardo nelle sale dei circolo una lettera premurosa.
Quella notte il tavoliere era coperto di biglietti di banca, e Riccardo perdeva. Ricevendo la lettera si strinse dispettoso nelle spalle, e volle darsi aria disinvolta cacciandola con negligenza nelle tasche; ma si arrestò a mezzo, colpito da un improvviso pensiero.
Guardò la soprascritta... i caratteri non gli erano ignoti...
Un lampo brillò nella sua memoria; si scostò bruscamente dal tavoliere, si raccolse in un cantuccio e lesse:
«Bice sta male; so che desidera vedervi.
«Emanuele Pool.»
La notte era alta, e nevicava a larghi fiocchi
Riccardo attraversava le vie deserte della città, affondando il piede nel fitto strato di neve. Era commosso e camminava a gran passi; e per quanto glielo consentiva il confuso alternarsi di mille idee diverse, pensava.
«Bice sta male!». Così era scritto; ma poteva la sua anima d'innamorato infedele serbare la pietosa illusione che era concessa al marito?
«Bice sta male!» Così era scritto, ma egli leggeva:
«Bice muore!»
«Bice muore!» Era un sogno? La giovinetta ingenua, bella, piena di vita, il fiore appena sbocciato, a cui rideva tanta serenità di cielo e tanta luce di sole, essa, l'amore innocente della sua vita sciagurata, stava per morire!
«Bice muore!» E come aveva egli lasciato trascorrere tanto tempo senza vederla, senza domandarne conto? La vergogna soltanto gli aveva fatto trascurare una creatura in cui viveva tanta parte del suo passato!
«So che desidera vedervi,» proseguiva Riccardo. Il tempo non aveva cancellato da quel cuore vergine l'impronta del primo affetto! Egli viveva ancora nel pensiero di lei; era rammentato, desiderato, amato!
L'anima di Riccardo era facile alla tenerezza, a questo pensiero egli sentì correre il sangue più ardente e più rapido, e come un entusiasmo melanconico rinvigorirgli le fibre. Levò il capo in alto e cercò il cielo con occhi illanguiditi.
Ma il cielo era bigio e nevicava sempre.
«So che desidera vedervi!» Il signor Emanuele Pool lo sapeva.... perchè lo aveva indovinato! Era pietà che lo aveva indotto a scrivere quella lettera; pietà strana in ogni altro marito, ma non nel degno socio di fratel Biagio.
Con questo nugolo d'idee pel capo egli giunse all'abitazione del signor Emanuele Pool.