VI.

Adottala! Con questa sola parola Desiderio aveva preparato una battaglia all’anima inquieta dell’amico suo: ma il Coppa, che non lasciava mai andar a male una goccia di fermento sol che potesse dargli un’ora di spasimo, il Coppa non s’era ripetuto ancora il consiglio di Desiderio. Però l’aveva in serbo per essere infelicissimo più tardi. Intanto pensava alla rivelazione uscita di bocca ai due vecchi imprudenti, mentre Bambina doveva dormire. Ma che ci sono più delle bambine che dormano veramente? Una volta, ai loro tempi, forse ce n’era qualcuna, ma oggi le ragazze che hanno in vista il marito sono tutto orecchi anche se hanno l’aria di essere addormentate.

Così assicurava il Coppa con un po’ di celia baldanzosa, per chiedere poi in modo dimesso:

— Ma perchè è andata via di corsa? lo immagini tu? che significato ci vedi?

Desiderio non ci vedeva altro significato se non uno, cioè che Bambina non dormiva ed aveva inteso ogni cosa...

— E allora? domandò il Coppa.

— E allora, rispose a se stesso, allora aspettiamo.

Volendo raccogliere qualche indizio, egli sentiva che la collaborazione dell’amico suo gli era indispensabile, ma non si faceva illusione sul sentimento di Desiderio; dalle parole incerte, dal tono rassegnato con cui le balbettava, e più dai silenzi lunghi comprendeva che il matrimonio non avrebbe contentato l’amico vecchio. Mentre era probabile che Bambina, messa alle strette, avesse a dire sì senza riflettere, era quasi possibile che, avendo riflettuto già un poco, aspettasse con impazienza. Si sa, le Bambine di quell’età non hanno paura di nulla!

Vincere la ritrosia di Desiderio! ecco il punto; per ora almeno era l’indispensabile, perchè il Coppa non si indurrebbe mai a guadagnare la battaglia se prima tutti i sofismi che egli stesso aveva armati contro il suo proprio senno, contro il suo proprio sentimento di giustizia, passando nell’anima del vecchio amico, non gli parlassero con l’accento della verità. Rispetto a Bambina, la pratica del mondo e degli uomini gli aveva già detto molte parole consolatrici.

— Senti, Desiderio mio, voglio che tu mi dica una parola schietta, voglio che non rimanga all’oscuro neanco un cantuccio della nostra coscienza.

Così incominciò il Coppa, a cui Desiderio rispose con poca voce: — Parla, ti sto a sentire.

— Ti ho detto, e tu me lo avevi letto nel cuore, che ho commesso uno sproposito, che mi sono innamorato di Bambina; facendo di tutto per resistermi, forse lo spropositaccio si è andato formando meglio; ora è fatto perfettamente. Ho cercato di leggere di nascosto nella tua coscienza, e mi è sembrato di vedere che il negozio più onesto e più leale in faccia al mondo, il negozio in cui la società non vedrebbe ombra di male, ti mette un po’ di paura. Questa povera creaturina tanto bella, tanto dolce ha diritto ad uno sposo molto diverso — hai pensato tu, come ho pensato io — ma dimmi: la felicità di due che si sposano dipende infallibilmente dai loro anni? O piuttosto molti matrimoni non vanno a male, se non perchè i coniugi sono stati legati quando l’uomo non era maturo per dargli una compagna?

— Questo è vero, rispose Desiderio; ho visto tante unioni imbarcate allegramente naufragare dopo un anno solo; più raro è il caso quando il marito...

La frase aveva una chiusa difficile.

— Quando il marito ha settant’anni, disse il Coppa.

— Non volevo dir così. So bene che a settant’anni si può essere giovani come a quaranta, quando si ha la fibra sana; — la morte picchia a tutti gli usci senza distinzione; so anche questo — e so un’altra cosa... proseguì Desiderio con un accento baldanzoso insolito in lui.

— Che cosa sai?

— So che contro un sentimento la discussione è inutile, che bisogna accettare l’amore in ogni età. E quando ci pare buono a darci la felicità, forse la pazzia è di contrastargli troppo. Forse...

Il Coppa strinse la mano dell’amico senza dir parola.

— Forse, ripetè Desiderio; ma il Coppa non lasciò luogo a pentimenti, assicurando che quello che aveva detto era proprio pieno di senno.

Nondimeno resisteva ancora a se stesso.

— Infine, che ricerca la ragazza nel matrimonio? un compagno che l’ami, che si occupi di lei, che le dia, se può, un figliuolo o due; a questo patto essa è innamorata, è fedele, è felice. Ti pare che io non possa far tutto questo?

— Altro!

— Sì, io lo posso, assicurò il Coppa; posso dare ancora la felicità alla mia donna e forse a me stesso.

— Sarebbe ora! disse l’amico melanconicamente.

— Sì, sarebbe ora; perchè proprio proprio, io non so come sia fatta la felicità; la immagino composta di pace, di amore, di... non so di che altro... forse di lavoro...

— È fatta anche di rassegnazione.

Ed è così fatta, avrebbe voluto soggiungere Desiderio, che a te, mio povero amico, non piacerà mai; ti passerà rasente e la guarderai in faccia senza riconoscerla.

Ottenuto il suo intento da Desiderio, al Coppa rimaneva ancora la bramosia di accertare subito il sentimento di Bambina. Essa era schietta, e interrogata a quattr’occhi avrebbe detto tutta l’anima sua; ma appunto sarebbe stato meglio se egli, potendo gettare lo scandaglio in quel cuore turbato dalla rivelazione, lo rasserenasse poi con una parola quando mai il turbamento fosse ansietà o sconforto, senza metter lei brutalmente alle strette, povera Bambina tanto cara! Gli sembrava un egoismo abusare di quella fragile creatura per darle a sostenere una battaglia intima. Mentre lui si sentiva forte da sfidare il rifiuto, da ridere con lei di se stesso — perchè questo sentimento della propria forza non aveva mai abbandonato il Coppa — s’inteneriva al pensiero di far soffrire una persona cara. Tutto ben considerato, era ancora il meglio affidare a Desiderio il difficile incarico.

— Senti, amico mio, parlale tu stesso; leggi tu nel suo cuore, prima di me; a quest’ora essa forse pensa, ed aspetta; va subito, io rimango...

Desiderio accondiscese, ma il Coppa non rimase in salotto; se ne andò subito in cucina, dove, mettendo l’occhio alla toppa della porta che metteva nella camera di Bambina, sperava di poter vedere e udire quanto si diceva. Non gli passava nemmeno in mente che quel modo di leggere nell’anima delle persone care fosse basso o maligno o soltanto impertinente; sapeva bene che per una cosa importante non sono mai volgari i mezzi per riuscire. Non aveva forse, in mezzo a un pubblico strepitante d’applausi, non aveva forse fatto apparire una vaschetta piena d’acqua e con i pesci rossi... appendendosela di dietro, sotto le falde della marsina?

Desiderio era entrato appena, e, stando ritto nel mezzo della camera, guardava amorevolmente verso Bambina che il Coppa non poteva vedere — taceva ancora, ma sorrideva, cercando le migliori parole per entrare in argomento.

Finalmente disse adagino, come se non volesse svegliare gli echi d’un’anima turbata:

— Bambina!... vieni a darmi un bacio... vieni a dire al babbo quello che non può restare troppo tempo nell’anima tua, senza farti male.

Bambina s’accostò senza dir parola; e Desiderio proseguì:

— Qui, sul mio cuore di padre... perchè ora devi aver compreso che, di due babbi, te ne rimane uno solo, e sono io quello... Ma non aver paura d’essere amata meno di prima; sappi che io so come si ama una creaturina buona come sei tu... solamente mi fa paura di conoscermi egoista, perchè io godo, io sono felice, e non dovrei essere tanto contento d’essere rimasto solo.

Bambina, appoggiando la testina al petto del vecchio, sollevava verso di lui uno sguardo luminoso.

Desiderio le accarezzava la fronte, i capelli, il visino rosato; poi proseguì con l’accento di prima:

— Egli non gode, egli non è felice, e soffre... perchè ti vuol bene in un altro modo... ma se tu vuoi... sarà felice.

— Come? domandò Bambina abbassando lo sguardo.

— Lo hai già capito... se puoi... se nulla ti trattiene, nè una promessa, nè un sentimento... e se... egli non ti sembra troppo vecchio.

S’interruppe.

Bambina ci pensò un poco, tenendo sempre gli occhi fissi sull’ammattonato.

— Mi piace com’è; disse lentamente; gli vorrei bene come gliene ho voluto finora... ma...

Un lungo silenzio.

Meravigliato di sentire una contentezza inesplicabile, Desiderio aspettò che Bambina proseguisse:

— Ma egli deve arrivare fra poco, anzi quest’oggi stesso, a quest’ora forse è arrivato...

— Chi?

— Piero... Piero Corruccini, così si chiama..., è un giovane con cui ho viaggiato per mare, da Buenos Ayres a Barcellona;... mi ha detto che gli piaccio tanto, che vuol sposarmi se io non gli dico di no.

— E tu?

— Non gli ho detto nulla...

Un altro silenzio lungo.

— E come sai che egli deve arrivare a Milano oggi?

— Me lo disse lui stesso a bordo, me l’ha anche scritto in un pezzo di carta... che mi lasciò in mano nel salutarmi...

— In questo tempo hai pensato a lui?

La risposta non fu pronta, ma fu leale.

— Sì, ho pensato sempre a lui; sapendo che doveva arrivare, che forse è arrivato, ho mandato or ora Togna a buttar nella buca un bigliettino fermo in posta... non gli dico altro che la via e il numero della casa... egli forse verrà.

— Verrà di sicuro, affermò Desiderio, baciando la fronte bianca di Bambina — questa piccola ruga non ci dev’essere; mandala via subito.

— Gli dica che gli voglio tanto bene, e che se vuole proprio io mi lascio sposare; ma allora deve pensare lui a parlare con Piero... a dirgli...

Al pensiero di ciò che il Coppa dovrebbe dire a Piero per mandarlo via, Bambina sentì venire le lagrime, e nascose il viso nel petto del babbo. Il quale, mettendole le mani sulla testa, disse a bassa voce: ho capito!

— Che cosa ha capito? domandò Bambina, scostando appena il viso e alzando gli occhi verso Desiderio; non è vero che io sia innamorata di Piero, ma ho tanto pensato a lui... e forse lui non ha pensato a me, e non verrà nemmeno.

— Verrà, affermò un’altra volta Desiderio, e allora Bambina mostrò tutta la faccia luminosa.

— Ecco Togna, disse la fanciulla sentendo rumore in cucina — ma correndo all’uscio, vide che si era ingannata, perchè Togna arrivava appena allora.

Desiderio, andato in salotto a capo chino, non si aspettava di trovarvi il Coppa, e sopratutto di trovarlo tanto di buon umore.

— Non hai nulla di consolante, scattò a dire; ti si legge in viso la mia sconfitta — negalo se puoi; ma non potendo consolarmi tu, mi consola la mia filosofia. Ce ne ho anch’io una! non mi serve molto a ragionare prima di commettere le corbellerie, ma mi calza come un guanto quando la corbelleria l’ho commessa. Dimmi un poco: se non fosse di questa filosofia, ti pare che avrei potuto campare settant’anni, ammucchiando spropositi senza mai imbroccarne uno che mi desse la felicità per isbaglio?

Desiderio lo guardava con faccia pietosa; avendo preparato la frase con cui doveva incominciare, aspettava che il Coppa gli porgesse occasione di dirla. Aveva congiunto le mani per aver più forza.

— Bambina ti vuol tanto bene, dice che se...

— Dice che se voglio proprio sposarla, si lascia sposare, ma che in questo caso devo parlare io stesso al signor Piero per fargli intendere che la sua innamorata ha trovato di meglio... Ero in cucina; ho inteso tutto.

Desiderio sciolse le mani una dall’altra, e le lasciò penzolare lungo i fianchi. Il gesto significava: tanto meglio.

— Il signor Piero verrà domani o doman l’altro; ma stasera io parto. Che ci vuoi fare? la mia filosofia non va fino a preparare le nozze del mio rivale. È già bello avere un rivale alla nostra età — perchè tu l’hai sentito “se io voglio proprio, mi sposa„ ma io non voglio proprio, povera Bambina! Tu accoglierai bene il signor Piero, ti informerai quale stato può offrire alla nostra ragazza, e gli dirai che Bambina ha cinquantamila franchi di dote.... a patto che lo sposo permetta al babbo di finire i propri giorni in casa di sua figlia... E il babbo, resta inteso, sei tu; t’informi da un notaio come va fatta questa cosa, e adotti Bambina. Va bene così?

No, non andava bene; si leggeva nel viso di Desiderio, che la cosa, combinata con tanta filosofia, non andava bene. Era troppo bella; bella troppo singolarmente per uno dei due Desiderii. Ma l’altro?

Il Coppa intese quasi tutto il significato del silenzi del vecchio amico.

— Vi è una cosa che non va bene, non è vero? Dimmela, e vedremo se la possiamo accomodare.

Desiderio pensò un poco prima di rispondere, e rispose con una domanda:

— Stasera dunque vuoi andar via? e dove vai? e quando ritorni?

Il Coppa sorrise e assicurò che dopo sessant’anni non rinnoverebbe la fuga dell’ospizio; solamente andrebbe via perchè, qualche cosa di fanciullone rimanendogli anche a settant’anni, non si sentiva forte da sfidare lo sguardo di Bambina. Tornerebbe poi, quando ogni cosa fosse assestata per il contratto e per pagare la dote.

Ecco: Desiderio intendeva benissimo che il Coppa avesse il bisogno d’andarsene subito; certo che se fosse tanto forte, come si era sempre vantato, e tanto filosofo come si vantava ora, rimarrebbe a pigliar per le corna il suo demonio; ma vi è filosofia e filosofia; quella che ha paura forse non è la peggiore; la chiamano prudenza, mentre l’altra più audace non è forse che temerità. Che domani o al più tardi doman l’altro il signor Piero Corruccini si avesse a presentare per chiedere il fatto suo cioè la mano di Bambina, nessuno dei due Desiderii poteva metterlo in dubbio; ma che fosse assolutamente necessario che uno dei due pagasse la dote, e l’altro desse il proprio nome, mentre era così decoroso, così bello, così filosofico per il Coppa che fosse lui solo a far tutto questo, Desiderio, per quanto gli costasse dirlo, non lo poteva intendere.

— Sta bene, acconsentì il Coppa, può essere che abbi ragione tu; per ora l’essenziale è d’andarmene.

I preparativi della partenza furono cosa spiccia: due valigie a mano, nient’altro; più lungo fu invece scrivere le istruzioni a Desiderio perchè nella sua assenza le cose andassero come se lui non mancasse; più lungo ancora radersi. Questa operazione delicata che il Coppa era solito fare con le proprie mani il sabato, fu fatta questa volta in venerdì.

“Il meno che ti possa capitare, assicurò il Coppa parlando a se stesso nello specchietto, è di metterti una virgola sul mento. Bada a te se non vuoi guastare la tua faccia.„ Ma non ci badò abbastanza quando vide Bambina nello specchietto, la quale arrivò proprio a tempo per vedere un orrore... il sangue che guastava mezza la faccia rasa del Coppa, mentre l’altra metà avea tutto il suo pelo della settimana.

— Che cosa ti sei fatto, babbo? esclamò Bambina — ti sei fatto male? domandò Desiderio.

Il Coppa si voltò ridendo.

— Nulla di male.

E contento di potersi lavare nel catino, fin che il sangue non colasse più dalla piccola ferita, pensava che il rasoio era stato più intelligente di lui, facendo ciò che egli non avrebbe saputo fare. Ora poteva ridere forte sotto gli occhi di Bambina, la quale gli aveva detto babbo come gli altri giorni e cercava con l’occhio negli angoli della stanza una tela di ragno per medicarlo. Appena il Coppa non perdette più sangue, finì tranquillamente di radersi; si voltava ogni tanto verso Bambina a ridere della paura che le aveva fatto, e quando la faccia sua fu rasa, la sua determinazione pure fu mutata.

— Non me ne vado più, disse a Desiderio.

— Volevi andar via? domandò Bambina, tentando leggere sul viso sbarbato.

— Avrei dovuto partire per una faccenda; sarei stato assente pochi giorni; ma ho pensato che alle altre faccende vi è sempre tempo, mentre per fare la felicità d’una Bambina cara, che sei tu, proprio tu, il tempo buono è questo; perciò rimango.

— Oh! in buon ora! esclamò Desiderio, ecco una parola che mi piace! Questa è la filosofia.

— Che cosa è la filosofia? domandò Bambina.

— Pare che sia una cosa così: farsi una virgola sulla faccia col rasoio e rimanere quando si ha fermamente deciso di partire.

All’opera del rasoio miracoloso mancava ancora che il Coppa si pigliasse fra le mani la faccetta tonda di Bambina e se la baciasse in faccia a Desiderio, come aveva fatto ogni giorno — ma a questo il vecchio Coppa non si sapeva indurre, perchè anche Bambina non veniva a mettere a tiro la testina tentatrice.