XXXI. LO SCOPPIO DELLA BOMBA.

La notizia del fallimento della banca Redi aveva fatto molto rumore. Novelle siffatte hanno le gambe lunghe; epperò alle due il cassiere annunziava la sospensione dei pagamenti, alle quattro mezza Milano avea ripetuto le parole del cassiere alle orecchie dell'altra metà. Quanto alla somma del fallimento, salvo leggiere oscillazioni di rialzo o di ribasso, aveva seguito una progressione decrescente; lo sgomento balbettò la prima parola, una bagatella, come sarebbe a dire una ventina di milioni e più; ma la cifra, passando mano mano allo sconto degli accorti o degli indifferenti, scese rapidamente fin presso alla vera somma, ed alle quattro anche questo era notorio, che la banca Redi falliva per tre milioni circa.

Le meraviglie, i dolori, le gioie segrete che seguono ogni disastro finanziario, non entrano in questa narrazione. Alla Borsa nessuna meraviglia, chè lo stupore è degli inetti, ed il genio speculativo non ci dà tempo; un fallimento può essere una buona od una cattiva notizia per A o per B, alla Borsa non è che un affare.

Nella stessa giornata abili calcolatori, tenendo conto di tutto, erano giunti alla convinzione che le rovine di quel magnifico edifizio che era stato la banca Redi, avrebbero appena potuto dare il due per cento ai creditori. E ci fu un nobile cuore, il quale, a risparmiare a tanta gente noie e brighe interminabili, offrì di comprare i crediti ad uno e novanta; più tardi si disse sottovoce che il banchiere Redi faceva forse un fallimento di speculazione e riscattava egli stesso di soppiatto i suoi debiti. Tale sospetto, tassato in Borsa, produsse un fenomeno curioso e frequente, voglio dire che chi poc'anzi aveva venduto ad uno e novanta ricomperò a due e dieci.

E così le cose tornarono allo stato di prima, salvo che i creduli ed i timorosi aveano messo qualche spicciolo del loro borsello nelle tasche degli avveduti e degli arditi. In fondo le ruote delle banche non si muovono altrimenti.

I mille nodi che fan capo e si annodano sotto i suggelli delle porte d'un fallito, formano un'epopea che attende ancora il suo Omero.

Il colosso Redi, cadendo, aveva schiacciato parecchie dozzine di piccoli galantuomini che stavano sotto. Quei tre milioni rovinati pomposamente assorbivano il mille ed il cento del padre di famiglia, che aveva creduto di porre i suoi risparmi al sicuro.

Due giorni appena dopo la catastrofe, incominciarono le notizie aspettate e temute; erano società disciolte, imprese andate a picco prima d'uscire di porto, e fallimenti in processione. Nuove lagrime, nuovi sgomenti, e negozi nuovi; la Borsa accoglieva tutte le notizie, le metteva in circolazione, ed il giuoco non interrotto mai, ricominciava ogni tanto colle stesse vicende. Una sola novella riuscì a scuotere l'olimpica indifferenza della speculazione, e fu il sapere che le splendide argenterie sequestrate in casa Redi, ultima reliquia preziosa della miniera bancaria, erano, come i vantati milioni... cristophle.

La speculazione, che barattava sulla soglia del tempio, per la prima volta dacchè era cominciato l'affare, si arrestò senza parole.

Il genio del banchiere Redi poteva vantare l'ultimo trionfo.