XXXVI. POVERA OLIMPIA!

Olimpia ha spiato dalle persiane socchiuse i passi di Mario, e non oggi solo, ma ieri, e ad ogni volta che egli è uscito di casa od ha attraversato il cortiletto. Ella sa tutto, la disgraziata fanciulla, sa tutto! Ed oh! se le rimanesse tempo e comodità di piangere, quante lagrime verserebbe sulla propria sorte! Ma sì! Non si ha mai finito di dar sesto alla casa, e poi ci è sempre quella Semplicetta che ha l'aria di aspettare la prima lacrima per versarne un torrente, oppure il babbo, il malizioso babbo, con quegli occhi fatti apposta per sgominare ogni proposito in petto alle figliuole melanconiose.

Basta, è un gran dolore non essere padrona delle proprie lagrime, e non poterne versare nemmeno una quando vorrebbe versarle tutte per fargli dispetto. Potesse almeno dirgli, poichè il cattivaccio ne ama un'altra e vuole sposarsela, che a lei non ne importa un bel niente, e che anch'essa ama un altro e se lo sposerà! Potesse dirgli questo, via, sarebbe già una magnifica vendetta! Ma nemmeno, nemmeno! Non ci è un cane che la guardi, la poverina! Se vuole sfogare il malumore non le rimane che Semplicetta; ma la matrona dei fornelli mette tanto buon volere a lasciarsi tormentare dai capricci della padroncina, che costei si pente prima ancora di stancarsi.

Ditelo voi, non è vero che è una disgraziata creatura? Vi sono dei momenti in cui crede proprio che ne morrà, e si guarda nello specchio e si trova un'aria patita, e si prova a tossire per vedere se potrà buscarsi una bronchite! E immagina di vedersi morta, di veder lui lagrimoso dietro la bara, col petto straziato dai rimorsi. Anche questa sarebbe una magnifica vendetta!

Oppure vivere eternamente zitella, per non lasciargli più pace e perchè egli fosse costretto a pensare a tutte le ore: «Quella poverina invecchia senz'amore, ed è colpa mia; sono io la causa della sua sventura, povera Olimpia!»

Oh! sì, povera Olimpia! Ma il vedersi zitellona non finisce di piacerle; meglio morta di tisi, meglio sotterra come Paoluccio!

Talvolta pensa anche alla sua rivale, a quella ladra che le ha rapito il cuore di Mario. Senza dubbio sarà bella, più bella...

E specchia il volto da cherubino... oh! che colpa ne ha lei se è tanto brutta!... tanto brutta poi no, via, no davvero!

Ah! le pare di sentirsi ribollire il sangue nelle vene al pensiero della sua rivale, si sente il cuore capace d'odio, non ne è sicura, ma incomincia ad odiar forte quella donna. Le vengono in mente tante terribili vendette consigliate dalla gelosia; ripensa mille torture; ah! se avesse la forza di far del male, se fosse buona d'essere cattiva!

Ma bisogna reprimere tutte queste fantasie, giova farsi forza, e venire ad una determinazione seria, e fermarsi in quella. Un giorno o l'altro dovrà trovarsi in faccia alla sposa — alla sposa! — dovrà parlarle come un'indifferente, sorriderle anche; ci vuol coraggio, bisogna preparare un contegno, e non lasciarsi cogliere alla sprovveduta per non farci una triste figura, poichè in fin dei conti è meglio che quella smorfiosetta non abbia a godere del trionfo. E immagina qual veste indosserà... oh! certo la veste color di rosa... peccato che non abbia lo strascico, anzi che le arrivi appena alla caviglia!... peccato! E le dirà... Che cosa le dirà? Ci pensa molto... è difficile!

Ma a poco a poco si fa strada un altro pensiero; quella fanciulla, dicono, è poveretta, è orfana, è buona! Perchè armarsi contro di lei, invece di volerle bene? Ah! le pare che le vorrebbe tanto bene se non la odiasse!

Odiarla! una tapina che non ebbe mai le carezze della mamma come lei, e che, di lei più disgraziata, non ha nemmeno il babbo... nè fratello... nè sorella... Oh! ma Mario basta a tutto. Proprio? A tutto? All'amore del babbo, per esempio, no: se scende in fondo al cuore, ella trova d'amar più il babbo che Mario, senza paragone!...

Dopo lunga contesa, Olimpia ha formato il suo proposito. Ed il primo momento che si trova con Mario si fa forza e gli dice senza preamboli:

— Signor Mario, come si chiama la sua fidanzata?

Il giovane sorride e rispondo arrossendo un tantino:

— Donnina!

— Ebbene, soggiunge la fanciulla, dica a Donnina che io voglio esserle amica. Glielo dirà?

— Glielo dirò.

Ed Olimpia corre, senza ascoltar altro, nella propria camera col cuore che le batte forte, proprio come in petto ad un'eroina.