X.
Una sera, entrando in casa del Cavaliere, mi sentii tirare per la manica in anticamera.
— Ho bisogno di parlarle — mi disse il Cavaliere.
— Agli ordini suoi — risposi.
Ma il Cavaliere era prima di tutto agli ordini di mia moglie e di mia figlia, per aiutarle a deporre il manicotto, lo sciallo e il cappello; altri gravi uffici lo attendevano in sala, offrire un complimento alle signore, una seggiola a chi stava ritto, un argomento di conversazione ai taciturni; dimodochè, dopo aver svegliata la mia curiosità, mi obbligò a tenermela insoddisfatta per più d'un'ora. Me ne chiese più tardi mille scuse, e, dopo essersi assicurato ancora una volta che tutto andava benino, che la conversazione era animata, che le ragazze facevano cerchio intorno al signor De' Liberi, e che il pianoforte gemeva per virtù del signor Paolo, cominciò così:
— Ho una missione delicata da compiere presso di lei... le chiedo scusa fin d'ora, io non ne ho colpa...
L'esordio prometteva un cattivo cliente. Sorrisi per incoraggiare la confidenza e stetti ad ascoltare il resto.
— Si ricorda d'aver visto in casa mia il dottor Lelli, un medico di reggimento, un giovane pieno d'ingegno...
— L'avrò veduto, ma non me ne ricordo...
— Venne in casa mia una volta sola, di passaggio; andava a Pavia per concorrere ad una cattedra operativa... ha poi vinto il concorso e lascerà il reggimento... non ha che ventinove anni...
Il disordine con cui il Cavaliere mi veniva descrivendo il dottor Lelli prometteva non un cliente buono o cattivo, ma un marito per Laurina. Cercai mio suocero cogli occhi; egli era là alle spalle del signor Paolo che aveva messo al pianoforte, e gli voltava le pagine della musica.
Il signor Paolo sonava una nota romanza scelta da lui non senza malizia; le parole che egli si guardava bene dal pronunziare, esprimevano appunto lo stato d'animo d'un giovanotto senza giudizio, il quale vorrebbe dire tante cose alla innamorata, e non osa, e si raccomanda successivamente alle quattro stagioni dell'anno e ai quattro elementi perchè vadano a fare la difficile ambasciata.
Il dottor Lelli era stato più pratico.
— È un caro giovane — proseguì il Cavaliere — figlio d'un mio antico compagno d'armi, rimase orfano a venti anni e deve il proprio stato a se stesso; non già che sia senza un soldo; ha anzi un piccolo patrimonio... Ma dunque non si ricorda proprio d'averlo visto, un bel giovane alto?...
— Molto alto?
— Sì molto alto... ma non troppo... una magnifica statura...
— Bruno?
— Baffi neri e capelli neri, occhi dolci...
— Mi pare di ricordarmelo; ed è dottore di reggimento?
— Era dottore di reggimento fino a ieri l'altro; ora è professore all'Università di Pavia.
— Ebbene? — chiesi.
— Ebbene, quel povero giovane ha visto la sua Laurina, ha ballato con essa, se n'è innamorato... e vorrebbe sposarla! Ho detto.
Aura di maggio tepida
Le parla al cor commosso,
Svela l'occulto palpito
Ch'io dir non posso,
canticchiava il signor De' Liberi in tono minore, e tutte le ragazze erano attente ad ascoltarlo.
— Possibile! — dissi — una sera è bastata...
— Sono bastate poche ore; a queste cose devono bastare pochi minuti — sentenziò il Cavaliere; — mi scrive una lunga lettera che le farò leggere se permette.
(A questo punto troncò la frase e si precipitò a raccogliere il ventaglio caduto ad Evangelina).
— Io non so dare consigli ad una faccenda così grave — proseguì tornato al mio fianco — mi accontento di esporre i fatti. Il dottor Lelli è giovane, robusto, studioso, ha uno stato che deve al proprio ingegno; farà certamente felice la donna che...
— Laura è proprio una fanciulla — osservai — ha diciassette anni.
— I diciassette anni della sposa non hanno mai guastato un buon matrimonio.
Questa era anche l'opinione del signor De' Liberi, il quale, non vedendo la nube che oscurava il suo orizzonte matrimoniale, cantava, dando delle occhiate a mia figlia:
Estivo sol, che al gelido
Labbro non dài calore.
Tu la segreta illumina
Ansia del core!
E il signor Paolo accompagnava tutto questo!
Feci un cenno a mio suocero ed egli accorse; protetti dal chiasso vocale ed istrumentale, ci mettemmo d'accordo così: il dottor Lelli verrebbe a far visita al Cavaliere; noi ci troveremmo per caso in un dato giorno, e quando il candidato piacesse a mia figlia...
E dille, cantò il vecchio pazzo:
E dille, o melanconica
Stagion dell'anno estrema,
L'amor che, in petto indocile,
Sul labbro trema.
Fu un subisso d'applausi; dopo di che il signor De' Liberi dichiarò che il protagonista della canzonetta era un imbecille; che le stagioni dell'anno non servono per dire a una bella ragazza che le si vuol bene, se non si ha la lingua in bocca...
— O negli occhi — soggiunse bersagliando mia figlia.
Si scostò dal pianoforte e venne difilato incontro a noi.
Io credo che fiutasse il pericolo.
— I tempi si fanno brutti — sospirò mio suocero; — il commercio ch'è il termometro, il vero termometro, ci avverte...
Non vi starò a dire di che cosa il commercio ci avvertisse per bocca di mio suocero.