DEL MODO CHE SERVONO QUANDO MUORE LO IMPERADORE IN SOTTERRARLO, E DEL MODO CHE TENGONO QUANDO NE FANNO UN ALTRO, E DELLE PAROLE CHE LUI DICE ALLA ELETTA.

Quando lo 'mperadore muore, egli lo mettono in una catedra[45] a sedere nel mezzo della tenda sua molto onorevolmente, e inanzi a lui una tovaglia con carne e con vivande e uno nappo pieno di latte, innanzi a lui, di cavalla; e mettongli apresso il suo puledro e una cavalla sellata col suo freno, e, sopra alla cavalla, oro e ariento; e empiono la tenda di strame; poi fanno una gran fossa e larga: con tutte queste cose il sotterrono, e dicono, che, quando e' sarà nell'altro mondo, e' non sarà sanza stanza, nè sanza cavallo, nè sanza oro, nè sanza ariento, e la cavalla gli darà latte e gli farà altri cavalli, tanto che sarà ben fornito nell'altro mondo. Alcuni de' suoi cavalieri e uficiali si mettono nella fossa con lui per servirlo nell'altro mondo, però che credono, che a l'altro mondo si viva in sollazo con femine, a modo che fanno di qua. Ancora molte volte egli lo fanno sotterrare secretamente di notte nel più salvatico luogo che possono; e sopra la fossa vi rimettono l'erbe e gli roghi, acciò che niuno lo truovi mai più, e che più non venga in memoria a niuno degli amici suoi. Allora dicono, che si troverà vivo nell'altro mondo e che lui è magiore signore di là che non era di qua. Dopo la morte dello imperadore e sette lingnaggi si ragunono e elegono il suo figliuolo maggiore, e sì gli dicono: noi laudiamo (sic), ordiniamo, e vi preghiamo, che voi siate nostro Signiore, e nostro imperadore, e nostro governatore. E lui risponde: se voi volete, ch'io regni sopra di voi, ciascun di voi faccia ciò che io gli comanderò, e tutto quello che io dirò sia compiuto. Egli rispondono tutti a una boce: tutto ciò che voi comanderete, sarà fatto. Poi dice a loro lo imperadore: sappiate che da ora inanzi la mia parola sarà tagliente come ispada. E poi l'assettono sopra nel feltro nero, e poi il mettono nella sua sedia, e sì gli mettono la sua corona. Poi il paese gli manda tutti a presentarlo in modo, che in quel dì à più camegli carichi d'oro e d'ariento, sanza e gioielli de' gentili uomini, d'oro e di pietre preziose, che sono sanza estimazione; e sanza i cavagli, sanza i drappi di porpora e di camosciati di Tartaria, che sono sanza numero.

Questa terra di Catai è nella profonda Asia, e poi di qua è Asia maggiore, e confina col Reame di Tarsia dallato verso occidente; el qual Reame di Tarsia fu d'uno de' Re, che venne a trovare e presentare il nostro Signiore in Bethlem; e quegli che sono del linguaggio di quel Re, son tutti cristiani. In Tarsia non mangion carne, nè beono vino. Di qua dal Reame di Tarsia, da lato, verso occidente, è il reame di Turcquestem, el qual si stende verso occidente infino al reame di Persia, e di verso settentrione, infino al reame di Corasina. In questo paese di Turcquestem sono poche buone città: la migliore città di quello reame si chiama Ottorai. Ivi sono grande pasture e poche biade, e però son eglino tutti pastori, e giaciono nelle tende, e beono cervoge fatte di miglio.