III. Locali e attrezzi.
5. Un locale appositamente costruito per i bachi (bigattiera) non occorre.
Le grandi bigattiere anzi richiedono cure straordinariamente diligenti per non divenire focolari di malattie.
I grandi allevamenti, oggidì, sono sostituiti, con assai maggiore convenienza, dai piccoli.
Fatta dunque eccezione per gli allevamenti speciali destinati a riproduzione (pei quali apposite stanze possono qualche volta essere necessarie) nella più modesta casa di contadino si può trovare locale adatto per un buon allevamento di piccola partita di bachi.
6. Il locale però deve innanzitutto essere asciutto e ventilato.
7. Deve aver camino o stufa di cotto[3] senza valvole, che permetta una facile aereazione. Le correnti d'aria che si debbono ottenere nella stanza non dovranno però mai colpire direttamente i bachi.
Il riscaldamento della stanza coi bracieri (padelle) è da condannarsi.
8. I graticci, stuoie o arelle pei bachi possono esser fatte di diversi materiali (legno, canna di palude, rete di fil di ferro ecc.) Non ha molta importanza la scelta del materiale; ma importa invece, soprattutto, che i graticci permettano un continuo arieggiamento o rinnovamento d'aria. Sono buonissimi pertanto quelli fatti di cannuccia di palude, detti appunto cannicci o arelle.
Per comodità di maneggio i cannicci possono tendersi anche su una leggera intelajatura di legno. Ma è un grosso errore intelajare tutta l'arella in una sponda di legno, che è poi tanto più dannosa quanto più alta, perchè l'aria respirata dai bachi in questi graticci ristagna attorno al corpo del baco.
Infine i graticci debbono essere leggeri e non troppo larghi: standone ai lati, si deve comodamente arrivare colle braccia oltre la mezzeria.
I castelli (peagnare nel Veronese) per sostegno dei graticci si possono fare con quattro o sei aste di legno (peagni) provviste di buchi nei quali si ficcano dei cavicchi e su questi si appoggiano le traverse che sostengono i cannicci. Migliore è il sistema dei cannicci muniti di piedi e sovrapposti l'uno all'altro, od anche quello dei cannicci appesi con funi o ganci (sistema Sartori) ai travi del soffitto, il che permette anche, di tempo in tempo, di far dondolare tutto il castello arieggiando i bachi.
In tutti i casi, fra un graticcio e l'altro, sianvi sempre circa 35 a 40 centimetri di distanza; ma non meno di 35.
Dalla terza o dalla quarta muta in avanti si possono anche alimentare i bachi con foglia attaccata ai ramoscelli o polle del gelso, usando di uno dei sistemi detti economici: a cavalloni o friulano, sistema Bonoris e Pasqualis, sistema Cavalto che io vorrei vedere anche nella nostra provincia e di cui diramerò in altro momento apposite istruzioni.