NOTE:
[1]. La Society for Promoting Christian Knowledge.
[2]. Nel pubblicare una nuova edizione di questo libro ho ben poco da aggiungere a quanto e scritto qui sopra. Mi è parso bene di mantenere al libro il carattere che gli diedi quando prima lo scrissi, ma i molti studi critici sui nostri cronisti, e le nuove edizioni dei testi che han veduto la luce da quel tempo, mi hanno obbligato ad una lunga e minuta revisione di tutto il lavoro, e a modificare, dove era necessario, giudizî e asserzioni a seconda dei risultati nuovi raggiunti dalla critica nel suo andamento progressivo. Sempre cercando di non ingombrare il libro con note superflue, ho però abbondato alquanto più di prima nelle citazioni, quando mi è sembrato che il farlo potesse riuscire di qualche utilità agli studiosi. Ai molti amici che mi hanno aiutato con utili indicazioni esprimo qui la mia gratitudine, e in particolare al conte Nigra e ai professori Isidoro Del Lungo e Cesare Paoli, che mi furono larghi di notizie nuove e di osservazioni opportune.
Roma, 24 aprile 1900.
[3]. «How carefully the Moeso-Gothic language was considered and prepared for the expression of Scripture, becomes manifest to the philological student, when he examines those precious relics of the fourth century which bear the name of Ulphilas. Here we often meet the very words with which we are so familiar in our English Bible, but linked together by a flexional structure that finds no parallel short of Sanscrit. This is the oldest book we can go back to, as written in a language like our own. It has therefore a national interest for us; but apart from this it has a nobility and grandeur all its own, as it is one of the finest specimens of ancient language.» John Earle, The philology of the English tongue. Oxford, Clarendon Press, 1873. Oltre la traduzione di Ulfila avanzano alcuni altri frammenti in lingua gotica dopo la quale vien l'anglosassone per antichità di reliquie scritte, che però non risalgono di là dal secolo settimo.
[4]. Squillacium prima urbs Bruttiouem.... cuius laesiones cogimur plus dolere, dum patriotica nos probatur affectione contingere.
[5]. Prima del nostro tre Cassiodori fiorirono e presero parte con onore agli avvenimenti occorsi in Italia ai loro tempi, il bisavolo che difese la costa di Sicilia ed i Bruzzii dalle invasioni vandaliche; l'avo, Tribuno e Notaio sotto Valentiniano III, amico ad Ezio che andò ambasciatore ad Attila; il padre che servì Odoacre come Comes Privatorum Rerum, e Comes Sacrarum Largitionum, e poscia entrato ai servizi di Teodorico salì all'ufficio di Prefetto del Pretorio e all'onore del Patriziato. Si è molto discusso intorno al nome di Cassiodoro. Diversi eruditi, per lo più tedeschi, preferiscono la forma Cassiodorio, ma io inclino con Tommaso Hodgkin e per le ragioni indicate da lui alla forma comunemente in uso. Anche il Mommsen il quale parve per qualche tempo dell'altro avviso, è tornato alla forma Cassiodoro nella sua edizione delle Variae. V. Hodgkin, The Letters of Cassiodorus, London, Frowde, 1886, pag. 5. I migliori e più recenti studi su Cassiodoro pongono approssimativamente la data della sua nascita tra il 477 e il 481.
[6]. Cassiodorus Senator.... invenis adeo, dum patris Cassiodori patricii et praefecti praetorii consiliarius fieret et laudes Theodorichi regis Gothorum facundissime recitasset, ab eo quaestor est factus. Anecdoton Holderi, ap. Usener, pag. 4.
[7]. Intorno a questa severità di giudizio, T. Hodgkin (Op. cit., pag. 29) osserva argutamente: «When he [Mommsen] makes this unfortunate chronicle reflect suspicion on the other works of Cassiodorus and especially on the Gothic History, the german scholar seems to me to chastise the busy Minister more harshly than he deserves.» Questa cronaca è stata ripubblicata recentemente dal Mommsen tra le Chronica Minora in Mon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum, t. XI.
[8]. Originem gothicam historiam fecit esse romanam.
[9]. Variarum, IX, 25.
[10]. Wattenbach, Deutschlands Geschichtsquellen im Mittelalter, I, 70. Berlino, 1893-1894. Di questa opera magistrale mi sono giovato molto in queste prime pagine, e avrò frequente occasione di giovarmi in seguito.
[11]. «Vidit intrepidus quem timebat Imperium: facies illas terribiles et minaces fretus veritate despexit, nec dubitavit eius altercationibus obviare qui furore nescio quo raptatus mundi dominatum videbatur expetere. Invenit regem superbum sed reliquit placatum.... Erigebat constantia sua partes timentes, nec imbelles sunt crediti qui Legatis talibus videbantur armari. Pacem retulit desperatam.» Variarum, I, 4.
[12]. Variarum, I, 27.
[13]. Variarum, III, 13.
[14]. «.... nostra fecisti eximia tempora praedicari. Ornasti de conscientiae integritate palatia, dedisti populis altam quietem.» Variarum, III, 23. Un bell'esempio di tolleranza antica trovasi in queste parole di una lettera motivata dall'incendio di una sinagoga in una sedizione contro i Giudei, «quia nolumus aliquid detestabile fieri unde romana gravitas debeat accusari.... Hoc enim nobis vehementer displicuisse cognoscite ut intentiones vanissimae populorum usque ad eversiones pervenerint fabricarum, ubi totum pulchrum volumus esse compositum.» Variarum, IV, 43. Anche il codice Teodosiano, pur così poco tollerante, favorisce i Giudei e impone che sieno rispettati. Cod. Theod., lib. XVI, tit. VIII, 9. De Iudaeis.
[15]. Variarum, I, 45.
[16]. Variarum, X, 31.
[17]. A questa storia col nome di Historia Tripartita per essere compilata dalle opere dei tre scrittori greci Socrate, Sozomene e Teodoreto, rimase per secoli una grande e popolare autorità nella Chiesa d'Occidente. La traduzione di questi autori fu eseguita da Epifanio amico di Cassiodoro.
[18]. Magni Aurelii Cassiodori Senatoris, Opera Omnia.... opera et studio J. Gareth, Venetiis, 1729; Cassiodori Senatoris, Variae, rec. Th. Mommsen, Mon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum, t. XII; e cf. Mommsen, Die Chronick des Cassiod. Senator in Abhandlungen der Koen. saechs. Ges. der Wiss. phil.-hist. Kl., vol. III, 1861; A. Olleris, Cassiodore conservateur des livres de l'antiquité latine, Paris, 1841; Koepke, Anfänge des Königthums bei den Göthen, Berlin, 1859; A. Thorbecke, Cassiodorus Senator, Heidelberg, 1867; A. Franz, Cassiodorius Senator, Bresslau, 1872; I. Ciampi, I Cassiodori, Imola, 1876; Usener, Anecdoton Holderi, Ein Beitrag zur Geschichte Roms in Ostgothischer Zeit, Bonn, 1877; A. Gaudenzi, L'opera di Cassiodorio a Ravenna in Atti e Memorie della R. Deputazione di Romagna, 1885; Wattenbach, Op. cit., I, 65; A. Ebert, Hist. Générale de la littérature du Moyen Age, trad. Aymeric e Condamin, Parigi, 1893. Citando l'Ebert mi valgo di questa traduzione che fu approvata e arricchita di qualche aggiunta dall'autore; T. Hodgkin, fa precedere il lavoro suo già citato sulle Variae da uno studio notevolissimo intorno alla vita e agli scritti di Cassiodoro. Egli e l'Ebert riassumono con molta chiarezza le opere teologiche di questo scrittore e specialmente il trattato De anima, e le Institutiones divinarum et saecularium lectionum. Un altro studio interessante è quello del Church intitolato Cassiodorus. Church, Miscellaneous essays, London, Macmillan, 1891.
[19]. Giordane afferma ch'egli ebbe in mano per soli tre giorni il libro di Cassiodoro, ma a questa asserzione nessuno degli scrittori moderni sembra prestare molta fede.
[20]. Quasi universalmente finora si tenne, dietro la scorta di Giacomo Grimm, che il Vigilio a cui questo libro è dedicato fosse papa Vigilio. Il Mommsen, e ancor prima di lui l'Ebert, hanno però notato che un semplice ecclesiastico come era Giordane, mai non avrebbe potuto nella dedica trattar familiarmente un papa, e meno ancora rivolgergli le esortazioni che si leggono nel passo seguente: «Tu vero ausculta Iohannem apostolum qui ait: carissimi, nolite diligere mundum neque ea que in mundo sunt, quia mundus transit et concupiscentia eius: qui autem fecerit voluntatem Dei, maneat in aeternum. Estoque toto corde diligens Deum et proximum ut adimpleas legem et ores pro me, novilissime et magnifice frater.» Veggasi la prefazione del Mommsen alla recente edizione di Giordane pubblicata da lui nei Monumenta Germaniae Historica (Auctorum Antiquissimorum, tom. V, Pars Prior). Al Wattenbach tuttavia le ragioni addotte dall'Ebert e dal Mommsen non sembrano abbastanza persuasive. Op. cit., I, 77, e anch'io mi accosto al Wattenbach.
[21]. Per dare un saggio del libro di Giordane reco tradotto qui in nota questo ritratto di Attila ch'egli però attinse da Prisco: «Uomo nato a desolazione di popoli, a sgomento d'ogni terra, il quale, non so per qual sorte, atterriva tutti colla formidabile fama che si spargeva di lui. Incedeva superbo girando gli occhi qua e là per mostrar l'altera potenza sua pur col muovere del corpo. Amante di guerre ma temperante di mano, validissimo di consiglio, arrendevole ai supplicanti, propizio a chi una volta egli avea ricevuto nella sua fede. Breve di statura, largo del petto, grosso il capo, piccoli gli occhi, rada la barba sparsa di canizie, schiacciato il naso, pallido il colorito, segni di sua razza. Il quale, avvegnaché per natura confidasse molto, pur gli cresceva fiducia la ritrovata spada di Marte sempre sacra agli Sciti. Questa, narra Prisco lo storico, ritrovossi in tal modo. Un pastore, egli dice, vedendo zoppicare una giovenca dell'armento nè potendo trovar la cagione di quella ferita, seguì attento le tracce del sangue e finalmente arrivò alla spada che la giovenca aveva calcato incauta pascendo, e trattala di terra subito la recò ad Attila. Questi rallegratosi di quel dono, di gran core com'era, stimò d'esser fatto principe dell'universo e per la spada di Marte essergli concessa la potestà della guerra.»
[22]. Per gli studi particolari che ebbi una volta occasione di fare su quei luoghi, inclino a credere con T. Hodgkin (Italy and her Invaders, IV, 278) che il cozzo dei due eserciti avvenisse nella località detta ad Ensem, presso l'attuale villaggio della Scheggia dove la via biforcandosi procede da un lato verso Fossato e dall'altro va a Gubbio. Cf. Rivista Storica Italiana, vol. III, pag. 753.
[23]. Esaminando in questa ristampa del mio lavoro le opere di Procopio, ho adoperato per la storia della Guerra Gotica la edizione del Comparetti pubblicata dall'Istituto Storico Italiano nelle Fonti per la Storia d'Italia. Per gli altri scritti mi sono giovato della edizione del Dindorf che trovasi nel Corpus Scriptorum historiæ Byzantinae, stampata a Bonn, 1833-1838, in tre volumi. Oltre le storie, rimane di Procopio un altro lavoro intitolato Degli Edificî, nel quale si descrivono i monumenti e le opere pubbliche eseguite sotto Giustiniano.
[24]. «Illud vero sciebat Author, condendae huic historiae idoneum se esse maxime omnium; ob aliud certe nihil, nisi quia cum a consiliis fuerit Belisario Duci, quidquid fere gestum est vidit. Hoc etiam persuasum habuit, arti Oratoriae convenire eloquentiam; Poeticae, fabularum figmenta; Historiae veritatem. Quare ne amicissimorum quidem peccata texit; sed cuiusque actus, pravos iuxta atque honestos, quam potuit accuratissimis literis prodidit.» — Procop., De Bello Persico, I, 1. Adopero per questa citazione la versione del Maltreto.
[25]. «Tucidide che, oltre ad Erodoto, è suo principale modello.» Comparetti, Op. cit., I, IX.
[26]. Lib. III, cap. 17.
[27]. La parola Romani è qui usata genericamente per indicar gl'imperiali.
[28]. La continuazione di Agatia è pubblicata nella citata edizione di Procopio a cura del Dindorf.
[29]. Entrambe ripubblicate dal Mommsen tra le Chronica Minora in Mon. Germ. Hist. Auctorum Antiquissimorum, tom. XI.
[30]. Tale è l'opinione del conte Carlo Cipolla nell'Archivio Storico Italiano, XI, 3 (1883). Il Magani (Ennodio, Pavia, 1886) è d'opinione contraria, ma il Cipolla mantiene le sue conclusioni in uno scritto pubblicato negli Atti e Memorie della R. Accademia di Scienze Lettere ed Arti in Padova. N. S., IV, 1888.
[31]. Oltre l'edizione delle opere d'Ennodio curata dal Sirmond e pubblicata a Parigi nel 1611, se ne ha una edizione critica comparsa nel VI volume del Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum col titolo: M. F. Ennodii, Opera Omnia recensuit et commentario critico instruxit G. Hartel, Vindobonae, 1882. Un'altra a cura di F. Vogel, fu pubblicata nel 1885 pei Monumenta Germaniae Historica (Auctorum Antiquissimorum, tom. VII).
[32]. Malfatti, Imperatori e Papi. Hoepli, 1876, I, 163. Quanto alla discendenza di Gregorio dal papa Felice, cfr. Duchesne, Liber Pontificalis, I, LXXVI; De Rossi, Inscript. Christ., I, 372.
[33]. Una sua frase mostra che Gregorio non aveva familiare la lingua greca: «Quamvis Grecae linguae nescius» dice egli di sé stesso in una sua lettera. Epistolarum, VII, 29.
[34]. Dialog., Lib. I, nell'esordio.
[35]. Intorno alla cronologia delle lettere Gregoriane gioverà riferire alcune parole di una avvertenza premessa dal caro e compianto amico mio Paolo Ewald al regesto di esse nella seconda edizione della raccolta dello Jaffé: «.... Nam cum argumentis meis certe probatum sit, non Registri illius authentici libris charticeis scripti apographum nobis traditum esse, sed tria excerpta solummodo extare et haec excerpta, quamvis ratione et numero epistolarum eligendarum maxime secum dissentiant, tamen pari modo in eo consentire, quod ad certum temporis ordinem respiciant, hoc iudicium non paucis locis priorum editionum auctoritatem tollit. Ad quem annum et mensem epistolae antea incerti temporis regerendae sint, hanc rationem excerptorum intelligentes penitus pernoscere possumus. Sed hoc praemittendum esse videtur de signis illis chronologicis, quae epistolis adscriptae sunt, notas annorum et mensium non tempus edicere, quo epistola quaeque scripta sit, sed quo scriptores Registri eam receperint; ita ut mirari non liceat interdum et epistolas diversis temporibus scriptas sub eodem mense coniunctas esse, et alias loco disiunctas ad idem tempus spectare. Registri igitur seriem talibus locis relinquentes secundum chronologiam epistolas hic ordinavimus. Authenticum autem, ut ita dicam, datum in epistolis Gregorianis non invenitur, nisi in eis perpaucis, quae etiam diem non tacent.» Regesta Pontificum Romanorum... edidit Ph. Jaffé, ed. secunda. Anche vuolsi qui menzionare il notevolissimo studio dell'Ewald, Studien zur Ausgaben des Registers Gregors I, pubblicato nel Neues Archiv., III, 433-625.
[36]. È singolare che l'Ebert il quale espone con cura le altre opere di San Gregorio faccia appena menzione delle lettere considerandole utili bensì allo studio dei tempi gregoriani ma prive d'interesse letterario. Op. cit., I, 590.
[37]. «Inerat denique ei tanta abstinentia in cibis, vigilantia in orationibus, strenuitas in ieiuniis, ut infirmato stomacho vix consistere posset. Sustinebat praeterea assiduas corporis infirmitates et maxime ea pulsabatur molestia, quam graeco eloquio medici syncopin vocant; cuius incommodis ita dolore vitalium cruciabatur, ut crebris interceptus angustiis, per singula pene horarum momenta ad exitum propinquaret.» S. Gregorii Magni Vita, auctore Paulo Diacono.
[38]. Gregorii I papae, Epistolarum, V, 38. Per questa lettera e per la seguente diretta a Maurizio imperatore, riproduco, con alcune poche e lievi modificazioni, la bella traduzione che ne dà il Balbo nella Storia d'Italia sotto ai Barbari. Per le lettere di Gregorio mi son valso della edizione dei Monumenta Germaniae. (Gregorii I papae, Epistolarum, pars I et II) curata da Paolo Ewald e da L. M. Hartmann; per le altre opere ho seguito l'edizione dei Maurini.
[39]. Homiliarium in Ezechielem. Lib. II, Hom. 10.
[40]. Epist., V, 36.
[41]. Intorno alla avversione che Teodelinda incontrava tra i Longobardi presso il partito nazionale ariano, ed i sospetti che ispiravano le sue relazioni con la Baviera, la Francia e Roma, vedansi tra altri Schupfer, Istituzioni politiche longobarde, Firenze, 1863; Tamassia, Longobardi, Franchi e Chiesa Romana, Bologna, 1888; Hodgkin, Italy and her Invaders, VI, 150.
[42]. Epist., XIV, 12.
[43]. Questa corrispondenza di Gregorio con la fiera regina dei Franchi ha chiamato su lui il rimprovero d'alcuni storici. Secondo essi Gregorio non avrebbe dovuto trattar con forme tanto amichevoli una donna di cui la memoria è discesa ai posteri così macchiata d'infamia. Il rimprovero non mi par giusto. La Chiesa pativa a quel tempo grave danno nelle Gallie per le frequenti elezioni simoniache dei vescovi, e contro questo scandalo Gregorio appuntava tutte le sue forze adoperandosi del continuo presso Brunichilde affinché s'inducesse a farlo sparire. Il Pontefice adunque trattando con quella singolar donna trovavasi in posizione assai delicata e difficile, della qual cosa è da far conto nel giudicare la condotta d'un uomo la cui virtù e la purezza delle intenzioni sono riconosciute dall'universale. Più grave parrebbemi l'altro rimprovero che gli è mosso per la lettera colla quale riconobbe l'autorità del tiranno Foca usurpator sanguinoso del trono di Costantinopoli, ma pur qui è da riflettere alla responsabilità che pesava su Gregorio per la sorte di tanto popolo che si volgeva a lui come ad unico protettore, e di cui, come si rileva anche dalle lettere citate qui sopra, egli aveva invano narrate le miserie e difesi fieramente i diritti innanzi al predecessore di Foca.
[44]. Non ricordo se altri l'abbia notato: a me pare non improbabile che la leggenda di Beda tragga in qualche modo origine dalla fuga da Roma che, secondo il biografo suo Giovanni Diacono, Gregorio tentò per sottrarsi all'onore della dignità papale.
[45]. Johann., V, 17.
[46]. Luc., V, 7.
[47]. Epist., XI, 36.
[48]. Sancti Gregorii Papae, Dialogorum Libri IV, de Vita et miraculis Patrum italicorum et de aeternitate animarum.
[49]. Cfr. A. Vogeler, Paulus Diaconus und die Origo gentis Langobardorum. Berlin, Gaestner, 1887.
[50]. «Possiamo credere che il monaco (Secondo), come altri dopo di lui, si sia limitato a registrare i fatti più notevoli di cui fu testimonio, o che giunsero a sua notizia. Lavoro ad ogni modo prezioso, massime per quei tempi, e da considerarsi come l'ultimo riflesso della cultura romana nel Trentino. Non sono difficili a rintracciarsi i passi dove Paolo s'ebbe a giovare della Historiola. Oltre alle notizie d'accidenti atmosferici e d'inondazioni, di carestie e di altri disastri che travagliarono le regioni alpine e la valle dell'Adige, sono certamente desunte da Secondo le informazioni intorno alle imprese del duca Evino, ai dissapori fra il duca Gaidoaldo e al re Agilulfo, ed al battesimo di Adaloaldo. Ma soprattutto i capitoli IX e XXXI del terzo libro di Paolo sono desunti da Secondo e narrano fatti taciuti dagli altri cronisti e molto importanti per la storia dei Longobardi in relazione coi re Franchi e i Duchi Bavari.» Così B. Malfatti, I Castelli Trentini distrutti dai Franchi, in Archivio storico per Trieste, II, 289.
[51]. Wattenbach, op. cit., vol. I, c. 2, § 6.
[52]. Pauli, Historia Langobardorum edentibus L. Bethmann et G. Waitz, nel volume degli Scriptores rerum langobard. et italic, saec. VI-IX nei Monumenta Germaniae Historica. Le poesie di Paolo sono raccolte in un altro volume dei Monumenta: Poetae Latini aevi carolini recensuit E. Duemmler. Intorno alla persona e agli scritti di Paolo Diacono s'è in quest'ultimo mezzo secolo affaticata con amore tenace una schiera d'eruditi, tedeschi pressoché tutti. Oltre al Dahn, al Wattenbach, allo Jacobi e al Mommsen, noto i nomi del Bethmann, del Waitz e del Duemmler come di quelli che hanno meglio meritato del grande cronista friulano. Il Bethmann iniziò gli studi lunghi e pazienti che proseguiti dal Waitz hanno condotto ad una eccellente edizione della Historia Langobardorum; al Duemmler poi devesi la raccolta delle poesie paoline e la possibilità di raffrontarle utilmente colle altre poesie dell'età carolina. Non è nei propositi di questo libro il discorrere degli studi che i critici sono venuti facendo intorno al Varnefrido fino alla edizione del Waitz. Chi ne desidera notizia potrà consultare con profitto uno studio fatto con gran diligenza e gran lucidezza dal professor P. Del Giudice, pubblicato col titolo Lo storico dei Longobardi e la critica moderna, Milano, Hoepli, 1880, e ristampato da lui nei suoi Studi di Storia e diritto presso lo stesso editore nel 1890. L'Istituto storico Italiano si propone di pubblicare una nuova edizione della Historia Langobardorum.
[53]. Celebrandosi a Cividale il millenario di Paolo Diacono, il P. Amelli di Montecassino ha dato in luce un trattato grammaticale inedito ed un epigramma pure inedito ch'egli dimostra doversi attribuire a Paolo. Ars Donati quam Paulus Diaconus exposuit, nunc primum ex cod. Vaticano-Palatino 1746 Monachi Archicoenobii Montis Casini in lucem properunt. Typ. Montis Casini, 1899, e Paolo Diacono, Carlo Magno e Paolino d'Aquileia in un epigramma inedito, intorno al canto Gregoriano e Ambrosiano. Montecassino, 1899.
[54]. Vedasi intorno a queste storie il bel lavoro di Gabriel Monod, Études critiques sur les sources de l'histoire carolingienne, Paris, Bouillon, 1898, pagg. 21 e 56.
[55]. Un necrologio cassinese indica il giorno della morte di Paolo che fu un tredici d'aprile, ma si è incerti dell'anno. Il Waitz ed altri stimano ch'egli morisse prima dell'incoronazione di Carlo Magno, e forse nel 799. Ebbe nel monastero parecchi discepoli tra i quali un Ilderico che verseggiò a ricordo di lui un epitaffio pregevole.
[56]. C. Balbo, Storia d'Italia sotto i Barbari, II, pag. 18. Firenze, 1856.
[57]. Historia Langobardorum, III, 30.
[58]. Historia Langobardorum, V, 1, et seq.
[59]. Pauli Continuationes nel volume Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica.
[60]. Muratori, Annali d'Italia, ad an. 860.
[61]. Le Liber Pontificalis, texte introduction et commentaire par l'abbé Louis Duchesne, Paris Thorin, 1886-1892. Quel che si dice qui si riferisce al primo volume di questa edizione. Avrò più oltre occasione di giovarmi del secondo volume quando dovrò parlare delle vite pontificie da Leone IX in poi. Un'altra edizione del Libro Pontificale pubblica ora il Mommsen pei Monumenta Germaniae Historica: Gestorum Pontificum Romanorum, vol. I. Libri Pontificalis pars prior edidit Theodorus Mommsen, Berlino, 1898.
[62]. «Il Libro Pontificale utilissimo per le preziose notizie che ci fornisce delle riparazioni e de' lavori fatti da romani pontefici in que' luoghi venerandi» (le catacombe).... De Rossi, Roma sotterranea cristiana, I, 8. Roma, 1864. Lo stesso De Rossi e il Duchesne pongono la data della primitiva redazione del Liber al principio del sesto secolo. Il Waitz riteneva, e con lui s'accordano lo Harnack ed il Mommsen, che questa data debba portarsi al secolo settimo, ma il Duchesne non s'arrende a questa opinione.
[63]. Gesta Episcoporum Neapolitanorum edidit G. Waitz, nel volume Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica. Per queste notizie sul testo delle Gesta seguo l'autorità del Waitz e quella del Capasso che ne ha pubblicato dopo il Waitz un'altra eccellente edizione col titolo di Chronicon Episcoporum S. Neapolitanae Ecclesiae corredandola di note dottissime. Entrambi questi eruditi lavorando contemporaneamente e indipendentemente un dall'altro, sono arrivati a molto simili conclusioni intorno al testo del libro e agli autori di esso. Noto tuttavia che il Waitz reputa che l'anonimo autore della prima parte abbia scritto sul finire del secolo ottavo mentre il Capasso reca gravi ragioni per credere ch'egli scrivesse verso la metà del secolo nono. Monumenta ad Neapolitani Ducatus historiam pertinentia.... cura et studio Bartholomaei Capasso, vol. I. Napoli, 1881.
[64]. «De Petri subdiaconi auctario, utpote minimo, nihil singulare dicendum est.» Capasso, Op. cit.
[65]. Il signor abate Duchesne vede una relazione tra alcuni passi di Agnello ed altri del Pontificale Romano, ma a me questa relazione non par chiara abbastanza.
[66]. Dalla prefazione al Liber Pontificalis di Agnello pubblicato nel volume Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica.
[67]. «Cadaver namque per novem menses sepultum de sepultura extraxisti. Si interrogabatur quid responderet? Si responderet, omnis illa horrenda congregatio timore perterrita ab invicem separata discederet.» Intorno a questi polemisti è da vedere come fondamento a quanto se ne è detto appresso, lo studio del Dümmler, Auxilius und Vulgarius, Lipsia, 1866. Il Dümmler pubblicò la Invectiva insieme con l'edizione delle Gesta Berengarii di cui si terrà parola più innanzi. Cf. anche il Wattenbach, Op. cit., I, 305.
[68]. Nel render conto di questi scritti monastici non posso seguir sempre l'ordine cronologico come ho cercato di fare finora. In qualche caso per motivi di affinità che il lettore potrà veder facilmente, mi è stato necessario aggruppare insieme alcuni scritti lontani di tempo fra loro, oltrepassando fors'anco il tempo che dovrebbe limitare questo capitolo.
[69]. Un frammento della Constructio fu pubblicato dal benedettino Caetani, secondo il testo unico che se ne conserva, nel terzo volume degli Acta SS. Ord. S. Benedicti, e riprodotto nella raccolta dei Bollandisti al volume terzo di settembre. Il Bethmann pubblicando per primo l'intero testo nei Monum. Germ. Hist. SS., vol. XI, credette che esso contenesse la Constructio completa e genuina quale prima fu scritta. Il dotto tedesco, del resto assai benemerito degli studi farfensi, era in errore, e l'amico mio Ignazio Giorgi ha dimostrato con evidenza che il vero testo originale è perduto. Archivio della Società romana di Storia patria, anno II, p. 409.
[70]. Stimo tuttavia opportuno il riferire un tratto in cui si accenna all'opera colonizzatrice del monachismo, la quale sembrami essersi poi continuata in Italia anche verso la metà del nono secolo quando molti monasteri eran caduti giù nel più profondo della corruzione. In questo passo che segue, Tommaso di Morienna consiglia i tre giovani a fondare il loro monastero sulle rive del Volturno: «Est autem, dilectissimi filii, locus, ad quem vos ire desidero, in Samnii partibus super ripam Vulturni fluminis, ubi initium sumit a mille fere passibus. In quo videlicet loco situm est oratorium martyris Christi Vincentii nomine dedicatum; ex utraque vero parte fluminis silva densissima, quae tantum habitationem praestat ferarum latibulaque latronum. Omnipotens autem Dominus, cui vos famulatum exhibere desideratis, et vos in eodem loco illaesos servabit et cunctis iter agentibus a timore latronum pacatum atque securum constituet, necnon et erutis dumis ac sentibus, lignis fructiferis habundare faciet. Ite, ait, filii, ite, et in eodem loco, sine metu cuiuscumque permanete.» Vita Paldonis Tatonis et Tasonis Vulturnensium, nel volume citato degli Scriptores Rerum Langob. et Ital.
[71]. Di tutti questi scritti farfensi sta per comparire una nuova edizione nelle Fonti per la storia d'Italia pubblicate dall'Istituto Storico Italiano.
[72]. Par che il cronista alluda ai soldati lasciati in Roma dagli imperatori Franchi. Cfr. Waitz nelle note a questo passo.
[73]. Chronica S. Benedicti Casinensis, ed. G. Waitz nel volume degli Scriptores Rerum Langob. ed Ital. nei Monum. Germ. Hist.
[74]. Dal volume citato qui innanzi tolgo i titoli di alcuni cataloghi che hanno relazione colla storia e specialmente colla longobarda. Sono i seguenti: Catalogus regum Langobardorum et ducum Beneventanorum (è quello da cui traggo il brano tradotto qui sopra), Catalogus comitum Capuae, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Brixiensis et Nonantolanus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Venetus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Lombardus, Catalogus regum tuscus, Catalogus regum Italicorum Oscelensis, Catalogus imperatorum, regum Italicorum, ducum Beneventanorum et Spoletinorum Farfensis. Nel medesimo volume sono anche pubblicate una breve vita piena d'interesse di Sant'Anselmo fondatore della Badia di Nonantola ripubblicata dal Bortolotti nella sua Vita di Sant'Anselmo, Modena, 1892, e diversi racconti di traslazioni di reliquie meritevoli anch'essi d'attenzione. Com'è noto, nei secoli rozzi e superstiziosi dei quali si tiene discorso, tanto avida era la smania di possedere reliquie di santi, che spesso ora con buone or con male arti, esse venivano tolte da una terra e trasportate in un'altra. Sotto il nome generico di translationes trovansi negli atti dei santi frequenti narrazioni di questi trasporti, le quali assai volte hanno un carattere storico.
[75]. Erchemperti historia Langobardorum Beneventanorum, ed. G. Waitz, in Scriptores Rer. Lang. et Ital. saec. VI-IX.
[76]. Cronicon Salernitanum in Mon. Germ. Hist. SS. III e cfr. Schipa, Storia del principato longobardo di Salerno, Napoli, 1887.
[77]. Andreae Bergomatis historia, ed. Waitz in Script. Rerum Lang. et Ital. saec. VI-IX.
[78]. Panegyricus Berengarii Imperatoris, in Monum. Germ. Hist. SS. IV. Un'altra edizione ne aveva già dato il Duemmler preceduta da uno studio notevolissimo: Gesta Berengarii Imperatoris, Beiträge zur Geschichte Italiens im anfange des zehnten Jahrhunderts, Halle, 1871. Cfr. anche Wattenbach, Op. cit., I, 310. È notevole pure una lunga poesia in metro saffico dettata a Verona in lode del vescovo Adalardo che sembrami tanto più degna di nota perché pare accertato che anche il panegirico di Berengario uscì da penna Veronese. Alcuni altri versi di carattere indirettamente storico furono compilati da autore anonimo nell'anno 876 in lode del vescovo Azzone d'Ivrea ma non hanno nessun valore. Anche vuolsi far menzione dei versi composti da un monaco irlandese in lode dell'arcivescovo di Milano Tadone (A. D. 861-869, Ughelli, Italia sacra, IV, 83. Ed. Venezia, 1719) e di Lotario imperatore. Queste produzioni poetiche attestano la presenza di letterati stranieri in Italia e collegano il nostro paese con un movimento letterario che uscito d'Irlanda sparse una certa luce di civiltà in parecchi luoghi d'Europa. E qui mi corre il caro obbligo di ringraziare pubblicamente il conte Costantino Nigra che in una dotta lettera mi corresse amorevolmente d'alcuni errori nei quali inceppai toccando di tale argomento nella edizione inglese di questo libro. E aggiungerò, approfittando di quanto l'illustre celtista mi scrisse, che il codice da cui furono tolti que' versi ne contiene altri, scritti probabilmente dallo stesso monaco irlandese, in lode di un Sofrido, ch'egli identificava col vescovo Sofredo o Seufredo che pontificava in Piacenza negli anni 858-867, ed in lode del Duca Lodfrido ch'egli identificava col Duca di Trento vivente nell'845. Inoltre qualche altro verso nel codice fa menzione di Angilberto Pusterla immediato predecessore di Tadone (A. D. 827-861, Ughelli, Italia sacra, IV, 79). Ermanno Hagen ha pubblicato tali versi nella raccolta intitolata Carmina medii aevi.... inedita, ex bibliothecis Helveticis collecta. Bernae, Froben, 1877. Li trasse da questo codice prezioso che si conserva ora nella biblioteca di Berna e di cui lo stesso Nigra nella Revue Celtique (luglio 1875) diede una descrizione assai precisa. In esso si contengono parecchie materie d'argomento vario, «e poi,» mi scriveva il conte Nigra, «nelle pagine rimaste vuote e di mano posteriore ma irlandese, i versi sopradetti, iscrizioni, prove di penna e chiose marginali e interlineari, non copiose, alcune delle quali in lingua irlandese del IX secolo. I nomi propri scritti nei margini appartengono alle tre nazionalità, irlandese, longobarda ed italiana. Fra i nomi irlandesi vi è quello di Dungal, il quale da un capitolare dell'anno 823 di Lotario I imperatore fu chiamato ad istituire la scuola di Pavia (Muratori, Ant. Ital., III, 815).... Fra i nomi italiani, oltre quelli degli arcivescovi Tadone e Angilberto che sono longobardi italianizzati, vi sono quelli della maggior parte dei vescovi contemporanei dell'alta Italia. Sono notevoli alcune prove di penna nei margini scritte da mani longobarde che fanno supporre che il codice servisse alla scuola, probabilmente di Pavia. Certo fu scritto in Irlanda, ed era in Italia fino allo scorcio del IX secolo portatovi probabilmente da Dungal.» Così quell'erudito, e bene vorrei che i limiti del mio lavoro mi concedessero di stampar qui tutta la sua lettera a dimostrar sempre meglio come sia da tenere in gran conto un siffatto elemento irlandese nella storia difficile di questo periodo letterario. Certo farebbe pregevole studio chi, massime aiutandosi di paragoni paleografici, s'accingesse a indagare se vi sono traccie d'influenza irlandese nei monasteri dell'Italia centrale e del mezzogiorno.
I versi relativi ad Angilberto e a Dungal sono stati pubblicati nuovamente dal Duemmler, e quelli relativi a Tadone, Lotario, Sofrido e Lodfrido dal Traube, nei tomi II e III dei Poetae Latini aevi carolini in Mon. Germ. Hist. Il Traube dopo aver creduto anch'egli che Sofrido dovesse identificarsi col vescovo piacentino di quel nome, inclina ora a credere ch'egli fosse un nobile laico dell'Italia superiore.
[79]. Wattenbach, Deut. Geschichtsqu., I, 312. Mentre m'accordo con questa opinione, stimo debito di osservare che assai prima del Giesebrecht, la continuata esistenza delle scuole italiane era stata affermata e dimostrata dal Tiraboschi nella sua storia della letteratura. Vi accenna anche il Muratori nella Dissertazione XLIII delle Antiquitates. Su questo argomento l'Ozanam pubblicò un saggio eccellente intitolato Des Écoles en Italie aux temps Barbares, nel quale anche tien conto, forse con favore alquanto soverchio, della esistenza delle scuole ecclesiastiche. Un lavoro del signor Salvioli sulla istruzione pubblica in Italia dall'ottavo al decimo secolo, è scritto con uno spirito meno comprensivo ma è pregevole per molte indicazioni che reca. Si consulti anche A. Dresdner, Kultur und Sittengeschichte der italianischen Geistlichkeit in X und XI Jahrhunderten, Bresslau, Koelner, 1890.
[80]. Liudprandi Episcopi Cremonensis opera omnia in usum scholarum ex Monumentis Germaniae historicis recusa. Editio altera. Recognovit Ernestus Dümmler. M. G. SS. III, 264-363. Hannoverae, 1877. Per quanto si riferisce alla vita di Liudprando mi appoggio molto alla bella e concisa prefazione del Dümmler il quale restringe con grande competenza i molti studî fatti nel corso di questo secolo intorno a Liudprando, di cui peraltro tende ad esaltare forse un po' troppo il valore. E vedansi Wattenbach, Op. cit., I, 423; Koepke, De vita et scriptis Liudprandi, Berlino, 1842; Giesebrecht, Geschichte der deutschen Kaiserzeit, I, 779-81; Paolucci, Liutprando, Bari, 1883; Colini Baldeschi, Liudprando vescovo di Cremona, Giarre, Castorina, 1888; Hantsch, Ueber Liutprand von Cremona, Leoben, 1888.
[81]. «Viro gravitate ornato et sapientia pleno.»
[82]. «Joannes episcopus, servus servorum Dei, omnibus episcopis. Nos audivimus dicere quia vos vultis alium papam facere: si hoc facitis, excommunico vos da deum omnipotentem, ut non habeatis licentiam nullum ordinare, et missam celebrare.» È curioso che nella lettera diretta in risposta dal Concilio a Giovanni, gli si rimprovera anche l'errore di grammatica commesso scrivendo nullum invece di ullum. Dell'idiotismo da deum, non è fatta parola.
[83]. Historia Ottonis, 8-16.
[84]. Gregorovius, Storia della città di Roma nel Medio Evo. Lib. VI, c. IV, § 1. Traduz. Manzato.
[85]. L'idea imperiale risuscitata dagli Ottoni e sostenuta così caldamente in Italia da Liudprando, già prima della discesa di Ottone il Grande aveva trovato un campione nell'autore di un Libellus de imperatoria potestate in urbe Roma che ha molto valore storico (Mon. Germ. Hist. SS. III, 719-722). Di questo scritto hanno discorso particolarmente lo Hirsch e lo Jung. Il Lapôtre nel suo libro Le Pape Jean VIII, Parigi, 1895 dà ad esso grande importanza e lo attribuisce con molta verosimiglianza ad uno scrittore quasi contemporaneo di Giovanni VIII, d'origine longobarda e probabilmente nativo di Rieti. Quest'ultima asserzione non mi sembra abbastanza provata. L'opinione di chi vorrebbe attribuire il Libellus a Benedetto di S. Andrea non mi pare in alcun modo accettabile. Del pari hanno valore storico e tendenze imperiali due poesie comparse nell'alta Italia nei primissimi anni del secolo XI. Una di queste poesie specialmente, in cui si rimpiange la morte immatura di Ottone III, contiene qualche strofa da fare impressione.
[86]. Chronicon Benedicti de S. Andrea (Mon. Germ. Hist. SS. III). L'autore di questa cronaca è stato chiamato finora Benedetto del Monte Soratte, ma il Tomassetti nei suoi studi sulla Campagna Romana dimostra che Benedetto era monaco della Badia di S. Andrea in flumine posta presso Ponzano ai piedi del Soratte. Anche la vita di San Nilo fondatore del monastero di Grottaferrata, scritta in greco da un suo discepolo, e le lettere del famoso Gerberto che fu poi papa col nome di Silvestro II, contengono dati storici contemporanei intorno al periodo degli Ottoni. Sono parimenti degne di attenzione due vite di sant'Adalberto e specialmente la più antica di esse, scritta in Roma da Giovanni Canapario abbate del monastero di sant'Alessio sull'Aventino. «Das werk» osserva giustamente il Giesebrecht nella sua Geschichte der deutschen Kaiserzeit, «schon dadurch interessant dass er das einzige namhafte litterarische Erzeugniss eines Römers iener zeit ist, gehört zu den wichtigsten Quellen der Zeitgeschichte.» Fu pubblicata dal Pertz (Mon. Germ. Hist. SS. IV, 615-618).
[87]. «Ve Roma, quia tantis gentis oppressa et conculcata; qui etiam a Saxone rege appreensa fuisti et gladiati populi tui, et robor tua ad nichilum redacta est.... Celsa tuarum triumphasti gentibus, mundum calcasti, iugulasti regibus terre; sceptrum tenebat et potestas maxima; a Saxone rege expoliata et menstruata fortiter.... Nimium speciosa fuisti! Omnes tua moenia cum turris et pugnaculis sicuti modo repperitur. Turres tuarum tricenti octoginta una habuistis, turres castellis quadraginta sex, pugnaculi sex milia octocenties, portes tue quindecim. Ve civitas Leoniana! dudum capta fuistis, modo vero a Saxonicum rege relicta!»
[88]. Cronache Veneziane antichissime (vol. I) pubblicate a cura di Giovanni Monticolo dall'Istituto Storico Italiano tra le Fonti della Storia d'Italia. Questo primo volume oltre la Cronaca Veneziana di Giovanni Diacono e alcune brevi scritture storiche aggiunte ad essa, contiene una Cronica de singulis patriarchis nove Aquileie e il Chronicon Gradense. Il Pertz aveva pubblicato insieme la Cronaca Veneziana e quella di Grado intitolandole Johannis Diaconi Chronicon Venetum et Gradense ma più moderni critici tornano alla sentenza del Foscarini e staccano la cronaca di Giovanni da quella di Grado. Assai notevole è anche il Chronicon Altinate che ci dà elementi antichissimi e pregevoli per la storia di Venezia. Ne ha dato una ottima edizione il Simonsfeld, in Mon. Germ. Hist. SS. XIV, e un'altra ne promette il Monticolo nel secondo volume delle Cronache Veneziane antichissime. Veggansi intorno a tutte queste cronache il lavoro del Simonsfeld sul Chronicon Altinate pubblicato anche in Italiano nell'Archivio Veneto, e gli studî del Monticolo, La Cronaca del Diacono Giovanni e la Storia politica di Venezia sino al 1009, Pistoia, 1882, e I manoscritti e le fonti della cronaca del Diacono Giovanni nel Bullettino dell'Istituto storico italiano, n. 9.
[89]. Il Regesto di Farfa, compilato da Gregorio di Catino e pubblicato dalla Reale Società romana di storia patria, a cura di I. Giorgi e U. Balzani, Roma, 1879-1892. Vol. II-V. Il primo volume contenente le prefazioni e gli indici è in corso di stampa.
Il solo regesto di una certa importanza che si conosca anteriore in parte al Regesto di Farfa, è quello del monastero di Subiaco. Esso per altro non è una compilazione unica e tutta di un tempo, ma opera di varî autori cominciata verso il principio dell'undecimo secolo e terminata verso il principio del decimoterzo. Contiene documenti antichissimi e ha molto valore per la storia locale di Roma, ma non così grande per la storia generale. Il Regesto Sublacense del secolo XI, pubblicato dalla Reale Società romana di storia patria, a cura di L. Allodi e G. Levi. Roma, 1885.
[90]. Il Regesto di Farfa, vol. II, pag. 5.
[91]. «Juxta meae scientiolae parvitatem.»
[92]. Infatti nel Regesto s'incontrano qua e là lacune di qualche parola lasciata in bianco specialmente tra le sottoscrizioni.
[93]. Il Regesto di Farfa, vol. II, pag. 6.
[94]. Rer. Ital. Script., vol. II, pag. 2. Una nuova edizione del Chronicon sta per essere pubblicata dall'Istituto Storico Italiano tra le Fonti per la storia d'Italia.
[95]. Generalmente a Gregorio di Catino si attribuisce un altro scritto polemico intitolato: Orthodoxa Defensio Imperialis, inteso a sostenere i diritti dell'Imperatore contro le pretese papali. Mi astengo dal notarlo tra i suoi lavori perché inclino forte a credere che egli non ne sia l'autore.
[96]. Vedasi il capitolo precedente.
[97]. L. Tosti, La Biblioteca dei Codici manoscritti di Montecassino. Napoli, 1874.
[98]. Specialmente i Versus de situ, constructione et renovatione coenobii casinensis, relativi alla riedificazione della Badia compiuta da Desiderio, hanno grande valore per la storia dell'arte al secolo XI, e vogliono essere paragonati con ciò che sullo stesso argomento scrisse Leone Ostiense nella storia di cui son per parlare. Li pubblicò primo l'Ozanam per intero nei Documents inédits, pag. 261-268.
[99]. L'ystoire de li Normant et la Chronique de Robert Viscart par Aimé moine du Mont-Cassin, publiées par M. Champollion Figeac. Paris, 1835. Lo Champollion Figeac attribuì erroneamente ad Amato la cronaca di Roberto Guiscardo che è soltanto un riassunto di una cronaca di Goffredo Malaterra. La più recente edizione porta per titolo: Ystoire de li Normant par Aimé évêque et moine du Mont-Cassin, publiée avec une introduction et des notes par l'abbé O. Delarc. Rouen, 1892. La introduzione e le note di questa edizione sono molto accurate e contengono notizie pregevolissime. Del valore storico di Amato si sono occupati in vario senso lo Hirsch, il Baist, lo Schipa e il Giesebrecht. Nel Bullettino dell'Istituto Storico Italiano il Gaudenzi ha pubblicato dei versi di Amato contenenti una vita di San Pietro nella quale egli crede vedere delle allusioni al contrasto tra il Papato e l'Impero.
[100]. «Capuanae civitatis prudentissimum ac nobilem clericum et Richardi principis notarium.» Così Leone stesso nella sua cronaca, III, 24.
[101]. Leonis Marsicani et Petri Diaconi Chronicon Monasterii Casinensis edidit W. Wattenbach in Mon. Germ. Hist., § VII e cf. anche il Wattenbach, Op. cit., II, 234.
[102]. L. Tosti, La Biblioteca dei Codici manoscritti di Montecassino, Napoli, 1874. Veggasi anche ciò che l'illustre monaco scrisse del tempo di Desiderio nella sua storia di quella Badia; e il Caravita nel libro intitolato: I codici e le arti a Montecassino. E per citare altri giudizî, il Baronio chiamò il cronista Leone «scriptor sui temporis integerrimus,» il Muratori «magnae gravitatis et auctoritatis» e il Wattenbach che ne curò l'edizione pei Monumenta Germaniae gli dà gran fede.
[103]. Mendacissimum Petrum Diaconum Casinensem, lo chiama il Baronio, all'anno 1131, e vedasi anche quello che ne dice il Tosti nella sua Storia della Badia di Montecassino, II, 67.
[104]. Così scrivevo nella prima edizione di questo libro e mi è caro vedere il mio desiderio in via d'attuarsi. Col titolo di Tabularium Casinense i monaci di Montecassino vengono ora pubblicando in una serie di codici diplomatici le carte più importanti del loro archivio. Finora ha veduto la luce il Codex Diplomaticus Caietanus, raccolta pregevole di carte e diplomi che vanno dalla fine del secolo ottavo alla fine del decimoterzo.
[105]. Un altro Regesto detto di San Placido, di minore importanza ma anch'esso pregevole, si conserva attualmente a Montecassino ed è opera di Pietro Diacono. Ivi si conservano anche due altri regesti pregevolissimi della stessa età e di monasteri connessi a Montecassino, quello di Sant'Angelo in formis, monastero del territorio di Capua, e l'altro del monastero di San Matteo, di cui avanzano le rovine in una montagna vicinissima alla madre Badia.
[106]. Annales Barenses e Annales Lupi Protospatarii in Monumenta Germaniae Historica, Script., vol. V; Anonymus Barensis in Muratori, Rer. Italic., Script., vol. V; Annales Beneventani e Chronicon Ducum Beneventi in Mon. Germ. Hist., Script., vol. III; Falconis Beneventani Chronicon in Muratori, Op. cit., vol. V e presso Dal Re, Cronisti e Scrittori Sincroni Napoletani, vol. I; Annales Cavenses in Mon. Germ. Hist., Script., vol. III, e più recentemente una edizione importante nel Codex Diplomaticus Cavensis, vol. V; Chronicon Nortmannicum Breve in Muratori, Op. cit., vol. V; Guillermi Apuliensis, Gesta Roberti Wiscardi in Mon. Germ. Hist., Script., vol. IX; Gaufredi Malaterra, Historia Sicula in Muratori, Op. cit., vol. V; cfr. anche Hirsch, De Italiae inferioris annalibus saec. X et XI. Berlino, 1864.
[107]. Edizioni complete del Chronicon Novalicense furono pubblicate dal Muratori, Rer. Ital., Script., vol. II, 2, dal Terraneo, e dal Combetti, ed una migliore dal Bethmann in Monumenta Germaniae Historica, Script., vol. VII. Ora ne porge un'altra e più perfetta edizione il conte Carlo Cipolla nel secondo volume della importante pubblicazione intitolata: Monumenta Novaliciensia data in luce dall'Istituto Storico Italiano nelle Fonti per la Storia d'Italia. Oltre la molta cura con la quale ha pubblicato il testo, il Cipolla lo ha arricchito di note ed osservazioni molto pregevoli, rilevando anche la importanza storica del Chronicon, ch'egli per molti rispetti crede degno di stare al paragone col Regestum Farfense di Gregorio di Catino e col Chronicon Vulturnense.
[108]. La importanza di queste parole era stata già rilevata molto opportunamente dal Watterich nella prefazione alla sua raccolta sulle vite dei pontefici, lavoro di cui mi sono molto giovato nello scrivere questo capitolo. Pontificum Romanorum Vitae.... ab aequalibus conscriptae, edidit J. M. Watterich, Lipsiae, 1862. Per questa seconda edizione mi giovo anche molto della introduzione, densa di notizie e di osservazioni originali, premessa dall'abate Duchesne al secondo volume del suo Liber Pontificalis.
[109]. È da notare che molti annalisti tedeschi del secolo undecimo e del principio del dodicesimo hanno importanza per la storia del Papato, tanto strettamente congiunta in quel tempo colla storia di Germania. Non essendo del mio ufficio il prenderli specialmente in esame, io mi limito qui a menzionar di passaggio tra i più cospicui gli annalisti Bertoldo, Bernoldo di Costanza e Lamberto di Hersfeld, scrittori che meritano tutta l'attenzione di chi studia la storia d'Italia.
[110]. Villemain, Histoire de Grégoire VII. Paris, Didier, 1872.
[111]. Ap. Watterich, Vitae Pontificum, I, pag. 501 e segg. Paolo di Bernried ci ha anche lasciata una relazione della vita e miracoli della Beata Herluca, una santa visionaria morta nel 1142, alla quale egli era legato di stretta amicizia.
[112]. Nei Monumenta Germaniae Historica, SS. vol. V, e ripubblicati dal Watterich, Op. cit. e dal Duchesne, Liber Pontificalis, II, pag. 329 e segg.
[113]. «Haec sicuti passi sumus, et oculis nostris vidimus et auribus nostris audivimus, mera veritate perscripsimus.»
[114]. Una parte di questa continuazione era stata attribuita, dietro la scorta del Giesebrecht e del Watterich, al cardinale Pietro da Pisa che fu uomo di gran valore ai suoi tempi e l'anima dello scisma contro Innocenzo. L'abbate Duchesne ha dimostrato che tutto questo gruppo di vite pontificie fino ad Onorio II deve attribuirsi al solo Pandolfo. Queste vite ci sono state conservate in una redazione del Liber Pontificalis compilata da un Petrus Guillermus bibliotecario di un priorato S. Egidii de Aceio in diocesi di Reims. Cf. Duchesne, Liber Pontificalis, II, XXIV e segg. e 199 e segg.
[115]. Ai tempi di Pasquale II ebbe anche il comando di alcune milizie pontificie, e in genere si ferma sempre con molta compiacenza sulle frequenti fazioni combattute in quei tempi agitati delle quali fu spesso testimonio, e che descrisse con molta vivacità. Cf. Duchesne, Loc. cit.
[116]. Secondo il Guglielmotti la lezione di questo passo è errata nel manoscritto che ce lo ha tramandato, e Gelasio non fu portato ad Ardea (ad castrum Sancti Pauli de Ardea) ma alla men lontana Isola Sacra sul Tevere. Guglielmotti, Storia della Marina Pontificia, I, 262, Firenze, 1871.
[117]. Il lavoro di Bosone, ripubblicato dal Watterich nelle Vitae Pontificum, e più di recente dal Duchesne, nel Liber Pontificalis, ci fu conservato da Cencio Camerario (più tardi papa col nome di Onorio III) il quale nel 1192 lo inserì nel suo Liber censuum Romanae Ecclesiae, compilazione indigesta ma di gran valore storico, ricavata dagli archivî per servire come registro di tutti i redditi della Chiesa. Circa le relazioni tra Bosone e Cencio Camerario cf. E. Stevenson, La Collectio Canonum di Deusdedit, in Archivio della R. Società romana di storia patria, VIII, 371, e Paul Fabre, Les vies des Papes dans les mss. du Liber Censuum in Mélanges de l'École de Rome, VI, 147.
[118]. La pubblicò pel primo il Giorgi nell'Archivio della R. Società romana di storia patria, vol. II, ed è stata ristampata a cura di L. Heinemann nella raccolta dei Libelli di cui si fa menzione più oltre.
[119]. Benzonis Albensis, Ad Heinricum IV, libri VII, in Mon. Germ. Hist., SS. vol. XI, e cf. Lehmgrübner, Benzo von Alba ein Verfechter der kaiserlichen Staatsidee. Berlin, Gaertner, 1887.
[120]. Tranne quello di Benzone d'Alba, tutti questi scritti polemici ed altri di cui non tengo discorso, sono stati ripubblicati di recente pei Monumenta Germaniae Historica, nella raccolta in tre volumi intitolata Libelli de lite Imperatorum et Pontificum saeculis XI et XII conscripti. Hannoverae, 1891-97. Le prefazioni premesse a ciascuno scritto dagli editori sono spesso molto notevoli e riassumono gli studi che sono stati fatti intorno ai diversi scrittori. Due altri scritti notevoli, ripubblicati anch'essi nella stessa raccolta, sono quello del cardinale Umberto, Contra Simoniacos, e quello del cardinale Deusdedit, Libellus contra invasores et simoniacos et reliquos schismaticos. Il cardinale Deusdedit è anche autore di una specie di regesto in cui oltre una collezione di canoni sono raccolti diplomi imperiali e carte di grande antichità che si riferiscono alla Chiesa Romana. Fu pubblicato da monsignor Martinucci a Venezia nel 1869. Un lavoro molto pregevole sui polemisti del periodo Gregoriano è quello di C. Mirbt, Die Publizistik im Zeitalter Gregors VII. Leipzig, 1894.
[121]. S. Petri Damiani, Opera, ed. Const. Caetani, 1783, in-4. È una raccolta in quattro volumi delle opere uscite dalla feconda penna di questo scrittore che in prosa o in verso trattò d'ogni materia nella sua corrispondenza, in vite di santi e in trattati di politica e di religione. Oltre le lettere sono notevoli e insieme assai strani i due scritti intitolati: Apologia e Liber Gomorrhianus. Altri due suoi scritti, il Liber Gratissimus e la Disceptatio Synodalis, sono stati ripubblicati tra i Libelli de lite Imperatorum et Pontificum.
[122]. Forma dispregiativa per Bonizo. L'uso di alterare il nome degli avversarî per torcerlo a significato spregevole, frequente in questi scrittori polemici, è frequentissimo in Benzone. Così, oltre i nomi citati in questo passo, quello di Anselmo vescovo di Lucca, l'amico della contessa Matilde, diviene Asinelmus, quel d'Alessandro II Asinandrum, e si potrebbero moltiplicar questi esempî di scurrile violenza, da cui anche gli scrittori di parte avversa non si astenevano.
[123]. «Runcie deformis factus sine lumine dormis! Laudetur Deus quia vix potuit manus tuas evadere, qui iniuriis linguae ausus est te invadere. Auditum est in quattuor mundi plagis qualiter es ultus, formidanda potestas, super Runtio Cremonensi atque quibusdam aliis. Sed de Bonizello, Armanello, Morticiello, tribus daemonibus, quod non idem contigit improbat omnis populus.»
[124]. Il Lehmbgrübner pone la data della sua morte al 14 luglio 1090.
[125]. «Queris a me, unicum a tribulatione que circumdedit me presidium: Quid est quod hac tempestate mater ecclesia in terris posita gemens clamat ad Deum nec exauditur ad votum, premitur nec liberatur, filiique obedientie et pacis iacent prostrati, filii autem Belial exultant cum rege suo praesertim cum qui dispensat omnia, ipse sit qui iudicat aequitatem? Est et aliud, unde de veteribus sanctorum patrum exemplis a me petis auctoritatem: si licuit vel licet christiano pro dogmate armis decertare? Quibus tuae mentis fluctuationibus, si aurem sani cordis adhibueris, facile respondebitur, tum quia in promptu nobis est, tum quia hoc tempore mihi scribere hoc visum est pernecessarium. Igitur de Dei misericordia confisi, qui linguas infantum disertas facit, adoriamur sermonem.» Bonithonis Sutriensis, Liber ad Amicum, I, ap. Watterich, Op. cit., e nei Libelli de lite, vol. I ed. Dümmler. Oltre il Watterich e il Dümmler pubblicò una edizione di questo libro anche lo Jaffé nei Monumenta Gregoriana.
[126]. È quello medesimo che fece violenza al Papa in Santa Maria Maggiore.
[127]. Vita Anselmi episcopi Lucensis, auctore Bardone, in Monun. Germ. Hist. SS., XII. Lo stesso Anselmo era autore di parecchi lavori, alcuni dei quali polemici, ma la maggior parte di essi è perduta.
[128]. Domnizo, Vita Mathildis, ed. Bethmann, Mon. Germ. Hist. Script., XII.
[129]. A. Ferretti, autore di un saggio piuttosto diligente intitolato: Canossa. Reggio Emilia, 1876.
[130]. I versi seguenti che descrivono rincontro di Enrico IV con Gregorio VII, serviranno a dare un'idea del verseggiare di Bonizone il quale si trovava anch'egli in quel momento nel castello di Canossa.
Ante dies septem quam finem Janus haberet,
Ante suam faciem concessit Papa venire
Regem cum plantis nudis a frigore captis
In cruce se iactans, Papae saepissime clamans:
Parce, beate pater, pie, parce michi, peto plane!
[131]. Monumenta Gregoriana, edidit Ph. Jaffé, Berolini, 1865. Alcune altre lettere sono state scoperte dipoi. Intorno a questo regesto, il Giesebrecht pubblicò una importante dissertazione col titolo De Gregorii VII registro emendando, Regiomonti, 1858. Secondo l'opinione del Pflugk-Harttung e di altri, il cardinale Deusdedit avrebbe adoperato per la sua Collectio Canonum un altro registro gregoriano, anteriore a quello pubblicato dallo Jaffé e più completo. Contraddice a questa opinione il Loewenfeld. Io qui mi limito a far cenno soltanto delle lettere di Gregorio, ma hanno pur grande valore quelle che ancora si trovano degli altri pontefici che gli furono vicini di tempo.
[132]. Per questi scrittori del Mezzogiorno, oltre lo studio che sono venuto facendo sui testi, mi giovo grandemente dell'eccellente lavoro pubblicato dal Capasso col titolo: Le fonti della storia delle provincie napoletane, nell'Archivio storico delle provincie napoletane, an. 1876. Mi hanno pure molto giovato alcune pubblicazioni inserite nell'Archivio storico siciliano, e varie opere dei due storici siciliani, il La Lumia e l'Amari. Anzi al caro e venerato autore del Vespro Siciliano e della Storia dei Musulmani in Sicilia, debbo anche speciale gratitudine per alcune indicazioni verbali che mi riuscirono utilissime.
[133]. Il nome di questo cronista era ignoto. Il prof. Gaudenzi lo ha trovato in un manoscritto della biblioteca nazionale di Napoli in cui questi Annali portano il titolo Landulphi abbatis S. Mariae de flumine apud Ceccanum Chronica. Il Gaudenzi dà questa notizia nella prefazione alla cronaca di S. Maria di Ferraria, ma non dà alcuna indicazione circa l'autorità e l'età del manoscritto.
[134]. Il Siragusa, ultimo editore del Falcando, pur mentre ne loda i pregi letterari e la mirabile eloquenza, trova soverchio questo appellativo.
[135]. «Falcandus has been styled the Tacitus of Sicily, and after a just but immense abatement, from the first to the twelfth century, from a senator to a monk, I would not strip him of his title; his narrative is rapid and perspicuous, his style bold and elegant, his observation keen: he had studied mankind and feels like a man.» Gibbon, Decline and Fall of the Roman Empire, cap. LVI.
[136]. La Historia o Liber de Regno Sicilie e la Epistola ad Petrum Panormitane Ecclesie Thesaurarium di Ugo Falcando a cura di G. B. Siragusa tra le Fonti pubblicate dall'Istituto Storico Italiano. Nella prefazione alla Historia, il Siragusa riassume con molta diligenza e discute le varie opinioni e i molti studî compiuti intorno al Falcando massime dall'Hartwig, dall'Hillger e dallo Schröter. Anche un altro libro del Siragusa, Il regno di Guglielmo I in Sicilia, è da consultare per ciò che riguarda Ugo Falcando e Romualdo Salernitano.
[137]. «Madet terra pulchro cruore diffuso, tabetque iuvenili sanguine cruentata, iacent veluti flos purpureus improvida falce succisus.» Sabae Malaspinae, Rerum Sicularum Historia, IV, 16.
[138]. Giunto a questa età non è più possibile per me trattare neppur brevemente d'altre fonti storiche oltre i cronisti. Mi limito quindi a rammentar qui in nota le lettere di Pier della Vigna il Gran Cancelliere di Federico II. Il suo epistolario è uno dei più pregevoli monumenti letterarî di quel tempo, e ha valore storico inestimabile. Anche si conoscono altri epistolari contemporanei a quello, scritti da uomini che presero parte alla vita pubblica, ma i più sono inediti e meriterebbero d'essere pubblicati in tutto o in parte. È pure assai desiderabile una edizione completa e definitiva dell'epistolario di Pier della Vigna intorno al quale sono da consultare il saggio del napolitano De Blasiis, e l'altro dell'Huillard Bréholles, Pierre de la Vigne, sa vie et sa correspondance. Voglionsi menzionar di passaggio anche la grande raccolta fatta dall'Huillard Bréholles in dieci volumi col titolo Historia Diplomatica Friderici II, quella di Bartolomeo Capasso, Historia Diplomatica Regni utrimque Siciliae ab an. 1250 ad an. 1266, e quella del Winkelmann, Acta Imperii inedita seculi XIII.
[139]. Annales Casinenses in Mon. Germ. Hist. SS. vol. XIX. — Chronicon Casauriense, in Muratori, Rer. Italic. Script., II, 2. — Alexandri abbatis Telesini lib. IV de rebus gestis Rogerii Siciliae regis 1127-1135 in Muratori, Op. cit., V, e presso Dal Re, Cronisti Sincroni Napolitani, Napoli, 1845. — Chronicon S. Bartholomaei de Carpineto, in Ughelli, Italia Sacra, vol. VII. — Romualdi Salernitani, Annales, Ibid. — Hugonis Falcandi, Hist. de rebus gestis in Siciliae regno, in Muratori, Op. cit., VII, e nella edizione già citata del Siragusa. — Petri de Ebulo, Carmen de bello inter Heinricum VI et Tancredum, ap. Dal Re, Cronisti sincroni napoletani e ed. Winkelmann, 1874. — Ricardi De Sancto Germano, Chronica, Mon. Germ. Hist., SS. XIX. — Nicolai de Jamsilla, De rebus gestis Friderici II, Muratori, Op. cit., VIII e Dal Re, Op. cit. — Sabae Malaspinae, Res Siculae, Ibid., e meglio ap. Dal Re, Op. cit. — Nicolai Specialis, Hist. Sicula, Muratori, Op. cit., X. — Bartholomaei de Neocastro, Hist. Sicula, Ibid., XIII. Un'altra e più antica redazione della cronaca di Riccardo di San Germano è stata pubblicata nei Monumenti Storici della Società napoletana di Storia patria dal prof. Gaudenzi, insieme ad una cronaca inedita di S. Maria di Ferraria che non è priva d'interesse. Ignoti Monachi Cisterciensis S. Mariae de Ferraria Chronica, et Ryccardi de Sancto Germano, Chronica priora ed. A. Gaudenzi, Neapoli, 1888. — Degli scritti riconosciuti apocrifi come i Diurnali di Matteo Spinelli, e tra le croniche romane quella del Monaldeschi, non tengo parola, nè tengo parola del Rebellamentu de Sichilia, una specie di romanzo storico, come lo chiama l'Amari, dettato in Siciliano e che mi par dimostrato non essere contemporaneo del Vespro.
[140]. Historia Pontificalis ed. Arndt, in Mon. Germ. Hist., SS. XX.
[141]. Questo scrittore è stato finora conosciuto sotto il nome di Niccolò da Curbio. Il Pagnotti in uno studio molto pregevole che precede una nuova edizione della Vita d'Innocenzo IV, dimostrò ch'egli va chiamato Niccolò da Calvi. F. Pagnotti, Niccolò da Calvi e la sua Vita d'Innocenzo IV, con una breve introduzione sulla Istoriografia pontificia nei secoli XII e XIV, in Archivio della R. Società romana di storia patria, vol. XXI.
[142]. Ptolemaei Lucensis, Historia Ecclesiastica, in Muratori, Rer. Italic. Script., vol. XI. — Tutte le altre vite pontificie Ibid., vol. III.
[143]. Vita di Cola di Rienzo, Bracciano 1624 e 1631; ap. Muratori, Antiq. Ital., III, e con note di Zefirino Re, Forlì 1828, ristampata a Firenze dal Le Monnier. Tutte edizioni imperfette e l'ultima più imperfetta delle altre. È debito ricordar qui che Cola di Rienzo fu benemerito degli studi storici, e iniziò in certo modo l'archeologia romana indagando negli storici antichi e nelle epigrafi, la storia di quei monumenti che gl'infiammavano l'anima. I quali fino ad allora ebbero per quasi unica illustrazione le leggende medioevali contenute nella Mirabilia, curioso e caratteristico libro di cui molto volentieri avrei parlato se non fosse stato il timore d'ecceder troppo i confini di questo lavoro. Oltre alle Mirabilia è notevole un libro di storie romane, che forse fu noto a Cola di Rienzo, e contiene storie o leggende dell'antica Roma. Se ne ha una traduzione in volgare romano che risale verso la metà del secolo decimoterzo. La R. Società romana di storia patria la pubblicherà tra breve col titolo di Lyber hystoriarum Romanorum o Storie de Troia et de Roma a cura del professore Ernesto Monaci che già ne discorse ampiamente nel volume XII dell'Archivio della Società stessa. Importantissima per la storia di Cola di Rienzo è la raccolta delle sue lettere pubblicata dall'Istituto Storico Italiano a cura di A. Gabrielli, tra le Fonti per la Storia d'Italia. Voglionsi anche menzionare alcuni annali relativi a Roma e a paesi prossimi a Roma, pubblicati nel volume XIX (SS.) dei Monumenta Germaniae Historica.
[144]. Adolfo Bartoli, Storia della Letteratura Italiana, vol. I. Firenze, 1878.
[145]. «Brevis est, grandia tamen in Mediolanensi urbe gesta continet, et rerum perturbationes memoria dignas; graphiceque exprimit, quid in animis hominum eorum temporum potuerit, semperque poterit, dominandi cupido. Neque intra pomoeria unius Mediolani consistit Landulphi narratio: multa etiam habet, quibus Italica eius aevi historia illustretur.» Muratori, in praef. ad Landulph. R. I. S., vol. V.
È bene notare che questi cronisti attinsero a più antiche fonti di storia milanese, molte delle quali ci rimangono, e saranno raccolte e date in luce dall'Istituto Storico Italiano, col titolo Monumenta Mediolanensia antiquissima. Veggansi intorno a queste fonti gli studi pubblicati dal prof. L. A. Ferrai, nel Bullettino dell'Istituto Storico Italiano, e nell'Archivio Storico Lombardo.
[146]. Questa cronaca è stata generalmente attribuita finora ad un Sire Raoul, di cui non si sapeva nulla oltre il nome, ma il signor Holder-Egger pubblicando pei Monumenta Germaniae Historica una nuova edizione di questa cronaca, ha dimostrato in modo certo che il nome dell'autore è ignoto. Gesta Friderici I Imperatoris in Lombardia, auctore cive Mediolanensi, recognovit O. Holder-Egger. Hannoverae, 1892.
[147]. Arnulphi, Gesta Archiepiscoporum Mediolanensium, in Mon. Germ. Hist. SS. VIII. — Landulphi, Historia Mediolanensis. Ibid. — Landulphi Junioris de S. Paulo, Historia Mediolanensis. Ibid. XX, e Muratori, Op. cit., vol. V. — Andreae, Vita S. Arialdi in Acta Sanctorum (5 giugno). — Moysis Magistri Bergomensis, De Laudibus Bergomi. Muratori R. I. S. vol. V. — Anonymi, Poema de bello et excidio urbis Comensis. Ibid. — Radulfi sive Raul, De rebus gestis Friderici I. Ibid., VI, e Annales Mediolanenses, Mon. Germ. Hist. SS. XVIII, e nuova ediz. Holder-Egger già citata. — Boncompagni Magistri Florentini, De Obsidione Anconae, Murat. R. I. S. VI. — Un nuovo testo dell'Assedio d'Ancona, di Boncompagno, fu pubblicato da A. Gaudenzi, nel fasc. 15 del Bullettino dell'Istituto Storico Italiano. — Otto Morena, Acerbus Morena, Anonymus, De rebus Laudensibus, in Mon. Germ. Hist. SS. XVIII. Una traduzione dell'opera dei Morena, fu pubblicata nell'Archivio storico per la città e comune del circondario di Lodi. Anni II e III.
[148]. «Ottoni Frisingensi episcopo.... viro utique qui singularem habebat dolorem de controversia inter regnum et sacerdotium.» Rahevini, Gesta Friderici, III, 22.
[149]. «Praelium hoc a decima pene dici hora usque ad noctem protractum est. Caesi fuerunt ibi vel in Tyberi mersi pene mille, capti ferme ducenti, sautiati innumeri, caeteri in fugam versi, imo tantum ex nostris, mirum dictu, occiso, uno capto. Plus enim nostros intemperies coeli aestusque illo in tempore maxime circa Urbem immoderatior, quam Romanorum laedere poterant arma.» Eppure «Finito tam magnifico triumpho,» il dì seguente l'Imperatore ritraeva l'esercito e s'accampava a rispettosa distanza da Roma. Non è senza interesse il confrontar questo episodio della storia del vescovo di Frisinga col passo di Liudprando citato qui sopra alla pagina 131. Il testo pubblicato dal Waitz nella nuova edizione delle Gesta, porta il numero dei Romani morti a seicento, ma tra le numerose varianti ch'egli reca, non indica il manoscritto da cui ha tratto questa variante, che pure è così considerevole.
[150]. Le edizioni recano veramente: ex hac comminandi potestate, ma la frase non mi par che abbia senso. Io credo che debba leggersi commanendi e traduco a seconda della mia congettura, la quale mi par confermata da tutto il passo che dice: «Ex quo fit ut tota illa terra inter civitates ferme divisa, singulae ad commanendum secum diocesanos compulerint, vixque aliquis nobilis vel vir magnus tam magno ambitu inveniri queat, qui civitatis suae non sequatur imperium. Consueverunt autem singuli singula territoria ex hac comminandi (l. commanendi) potestate comitatus suos appellare.»
[151]. «Ego autem, qui huius operis principium eius [Ottonis] ex ore adnotavi, finemque eius de principis iussu perficiendum suscepi, et manu mea ipsius extrema lumina clausi.» Rahevini, Gesta Friderici, IV, 14.
[152]. Ottonis Frisingensis, Opera (I. Chronicon, II. Gesta Friderici Imperatoris) in Mon. Germ. Hist. SS. XX ed. R. Wilmans, e una nuova edizione delle Gesta curata del Waitz, Hannover, 1884. Oltre Ragevino o Rahevino, che nelle antiche edizioni veniva erroneamente chiamato Radevico, e che ebbe egli stesso un continuatore anonimo, il vescovo di Frisinga ebbe un altro continuatore in Ottone da San Biagio, il quale condusse il Chronicon fino al 1209. Intorno ad Ottone di Frisinga si è scritto molto, e sono da segnalare sopra gli altri gli studî del Giesebrecht e del Wattenbach, e le belle prefazioni del Willmans alla edizione delle opere citate qui sopra. Guntheri Ligurini, De Rebus gestis Friderici I Aenobarbi, ed. pr. Basileae, 1569. Gotifredi Viterbiensis, Opera, in Mon. Germ. Hist. SS. XXII.
[153]. Gesta di Federico I in Italia.... a cura di Ernesto Monaci, nelle Fonti per la Storia d'Italia, pubblicate dall'Istituto Storico Italiano, e cf. Ernesto Monaci, Il Barbarossa e Arnaldo da Brescia a Roma, nell'Archivio della Società romana di Storia patria, vol. I, e W. v. Giesebrecht, Sopra il poema recentemente scoperto intorno all'imperatore Federico I, lettera al prof. Monaci. Ibid., vol. II. Il signor C. Wenck propose il dubbio che l'autore potesse essere un Thadeus de Roma, nel Neues Archiv, IX, 1 (Anno 1883), ma la sua congettura non venne accolta. Il manoscritto che contiene il poema è del secolo XIII, e in calce porta questo titolo: Gesta per imperatorem Federicum Barbam rubeam, in partibus Lumbardie et Italie. Ruggero Bonghi nel suo mirabile studio sopra Arnaldo da Brescia si giovò assai della pubblicazione del Monaci rilevandone il gran valore.
[154]. Ne pubblicò alcuni frammenti il Waitz nei Mon. Germ. Hist. SS. XXIV. Intorno a questo scrittore io ebbi occasione di fare alcune osservazioni pubblicando un frammento di cronaca scritto da Landolfo Colonna. Cf. Landolfo e Giovanni Colonna secondo un Codice Bodleiano, in Archivio della R. Società romana di storia patria, vol. VIII.
[155]. M. Tabarrini, La cronaca di Fra Salimbene da Parma. In tutto ciò che dico di Salimbene, seguo precipuamente il saggio del senatore Marco Tabarrini, uno dei più perfetti lavori usciti dalla penna di quello scrittore eminente. È stato ripubblicato tra i suoi Studî di critica storica, Firenze, 1876. Quanto al Chronicon Fr. Salimbene Parmensis, esso fu per la prima volta pubblicato nel 1857 in Parma (Monumenta historica ad provincias Parmensem et Placentinam pertinentia, vol. III). Nuove edizioni di questa cronaca sono annunziate dall'Istituto Storico Italiano e dalla Società dei Monumenta Germaniae. Intorno alla critica del testo salimbeniano e alle sue relazioni con altre cronache, si è molto discusso, e principalmente dal Clédat, dal Novati, dal Dove, dallo Scheffer-Boichorst, dallo Holder-Egger, dal Wattenbach e dal Michael. Quest'ultimo è autore di un buon libro su Salimbene. E. Michael, Salimbene und seine Cronik, Innsbruck, 1889.
Suo cimitero da questa parte hanno
Con Epicuro tutti i suoi seguaci
Che l'anima col corpo morta fanno.
. . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . .
Qua entro è lo secondo Federico.
Dante, Inferno, X.
[157]. «Il guelfo Salimbene in quel suo stile caldo e abbondante ci fa sentire i palpiti del cuore italiano.» Amari, Storia del Vespro, I, 5.
[158]. «Reducta in solitudinem eo quod non esset nec cultor nec transiens per eam.... nec poterant homines arare, nec seminare, nec metere, nec vineas facere, nec in villis habitare.... Verumtamen prope civitates laborabant homines cum custodia militum.... Et hoc oportebat fieri propter berruarios et praedones qui multiplicati erant nimis. Et capiebant homines et ducebant ad carceres ut se redimerent pro pecunia.... Et ita libenter videbat homo hominem, tempore illo euntem per viam, sicut libenter videret diabolum.» Salimb., Chron., pag. 71.
[159]. Altre due opere storiche notevoli di lui sono la Cronaca Galvagnana e il Chronicon Maius. Cf. L. A. Ferrai, Le Cronache di Galvano Fiamma e le fonti della Galvagnana, nel Bullettino dell'Istituto Storico Italiano, n. 10.
[160]. Ne ha data una nuova edizione il Ferrai nelle Fonti per la Storia d'Italia, col titolo Historia Johannis de Cermenate.
[161]. Cf. Gorrini, Il Comune Astigiano e la sua Storiografia. Firenze, 1884.
[162]. La cronaca dello Smerego fu ristampata dal senatore Lampertico nel volume II dei suoi Scritti storici e letterari.
[163]. Zanella, Ferreto de' Ferreti, nel volume intitolato: Scritti varii, Firenze, Le Monnier, 1877, e cf. Morsolin, Le Fonti della storia di Vicenza, Venezia, 1881; Max Laue, Ferreto von Vicenza; e Cipolla, in Giornale storico della Letteratura, III, 229; Amari, Storia del Vespro, III, 19.
[164]. Ferreti Vicentini, Historia rerum in Italia gestarum ab an. 1250 usque ad an. 1318, e De Scaligerorum origine poema, in Muratori, Rer. Ital. Script., vol. IX. — Rolandini Patavini, De factis in Marchia Tarvisina, lib. XII. Ibid., vol. XII, e Mon. Germ. Hist., Script., vol. XIX. Gli altri scritti menzionati qui sopra trovansi anch'essi nella raccolta muratoriana. Anche è da ricordare una cronaca che già il Muratori aveva pubblicato col titolo di Chronicon Patavinum (Antiq. Ital., vol. IV) e di cui il professore A. Bonardi ha dato una nuova edizione nella Miscellanea di storia veneta, ser. II, t. VI, col titolo Liber Regiminum Paduae. Il Bonardi dimostra come l'autore del Liber attingesse a fonti originali che sono ora perdute. Le cronache piemontesi furono ripubblicate a Torino negli Historiae Patriae Monumenta.
[165]. Albertini Mussati, Historia Augusta, ap. Muratori, Rer. It. Script., vol. X, col. 417.
[166]. «Fine facto fremens Senatus in altum voces tulit pari assensu haec omnia sancienda dijudicans.» Ibid.
[167]. De Gestis Italicorum, loc. cit., col. 614.
[168]. Albertini Mussati Opera, Venetiis, 1636. De Gestis Henrici VII Caesaris, Historia Augusta. De Gestis Italicorum post mortem Henrici VII. Eccerinis Tragoedia, ap. Muratori, Rer. Ital. Script., vol. X. Una nuova pregevole edizione dell'Eccerinis è comparsa testé accompagnata da uno studio importante del Carducci. Albertino Mussato, Eccerinide, tragedia a cura di Luigi Padrin con uno studio di Giosuè Carducci, Bologna, Zanichelli, 1900. In un codice vaticano si sono scoperti sette libri della Historia Augusta tuttora inediti, che fanno sempre più desiderare una completa edizione delle opere storiche di Albertino Mussato. Diversi lavori sono apparsi su questo autore, tra i quali uno assai notevole di Giacomo Zanella, Di Albertino Mussato e delle guerre tra Padovani e Vicentini, in cui l'autore esamina con molta finezza oltre gli storici alcuni altri componimenti letterari, e in uno d'essi intitolato Il Sogno vede alcune relazioni colla Divina Commedia. Ne ho tratto aiuto. Veggansi anche sopra il Mussato gli scritti del Wychgram, del Cappelletti, dello Zardo, del Minoia, del Gloria e del Novati. Buono il saggio di W. Friedensburg, Zur Kritik der Historia Augusta nelle Forschungen zur Deutschen Geschichte. XXIII, 1. Il Friedensburg ha anche tradotto in tedesco il lavoro d'Albertino, di cui non esiste, ch'io sappia, traduzione italiana. Finora il Mussato è il migliore storico di sé stesso. I due Cortusi e i due Gatara zio e nipote i primi, padre e figlio i secondi, scrissero di Padova dopo Albertino, ma son di molto inferiori a lui. È necessario limitarsi a menzionarli qui in nota. Le opere loro furono pubblicate dal Muratori, Op. cit., vol. X e XVII.
[169]. «Scis quippe tu nostrorum actuum in Rempubblicam, fide testis Episcope, quantis domi militiaeque solertiis implicer, ut nec nox agendorum variis meditationibus suppetat, nec agendis lux diurna sufficiat.... Sed quamquam sic agitantibus vexatus anfractibus, quia in parte laborum ipse fuerim, scribendi laborem recusasse nolim, praesertim tanto permotus auctore.»
[170]. Le fonti della storia veneziana sono, com'è naturale, oggetto continuo di ricerche e di dissertazioni per gli eruditi. Oltre ciò che hanno lasciato su tale argomento il Muratori, il Foscarini, il Tiraboschi ed il Pertz, cito particolarmente per averne ricavato grande aiuto i due lavori del Simonsfeld e del Monticolo già mentovati, ed un altro studio del Simonsfeld sopra Andrea Dandolo pubblicato nell'Archivio Veneto. Veggansi anche i lavori del Prost nella Revue des Questions Historiques.
[171]. La Cronique des Veniciens de Maistre Martin Da Canal, edita dal Polidori con traduzione a fronte del Galvani. Ho adoperato questa traduzione nel frammento riportato qui sopra. La cronaca è pubblicata nell'Archivio Storico Italiano, prima serie, vol. VIII, an. 1845. Lo stesso volume contiene il Chronicon Altinate pubblicato da A. Rossi, e i frammenti della cronaca di Marco pubblicati da Angelo Zon.
[172]. «Certe graviorem de iis rebus scriptorem nullum proferam.» Muratori, In praef. ad A. Danduli chronicon.
[173]. Andreae Danduli, Chronicon Venetum, a Pontificatu S. Marci ad an. usque 1339: succedit Raph. Caresini continuatio usque ad an. 1388 nunc primum evulgata, in Muratori, Rer. Ital. Script., vol. XII. Menziono qui anche la cronaca scritta in italiano da Daniele Chinazzo sulla guerra di Chioggia tra Veneziani e Genovesi (A. D. 1378 e seg.). Ibid. vol. XV.
[174]. Cafari et continuatorum Annales Januenses, ed. Pertz, in Mon. Germ. Hist., vol. XIII. Agli Annali è premessa una buonissima prefazione del Pertz alla quale mi sono attenuto assai da vicino per le notizie che reco sugli annalisti. Una nuova edizione assai migliore ne dà in luce ora l'Istituto Storico Italiano nella sua raccolta. Il primo volume già pubblicato contiene gli scritti di Caffaro e gli Annali di Oberto Cancelliere fino all'anno 1173. Curò l'edizione di questo primo volume Luigi Tommaso Belgrano e vi premise una introduzione ricca di notizie e di particolari eruditi intorno ai due primi annalisti. Interrotto per la morte del Belgrano, il lavoro viene ora continuato dal marchese Cesare Imperiale di S. Angelo di cui vuolsi anche menzionare il bel libro su Caffaro. Annali Genovesi di Caffaro e de' suoi continuatori nelle Fonti per la Storia d'Italia, e cf. C. Imperiale di S. Angelo, Caffaro e i suoi tempi, Torino, Roux, 1894. Relativamente a Genova anche giova ricordare il Chronicon Genuense ab origine urbis usque ad an. 1297, di Jacopo da Varagine, noto autore della Legenda aurea. Lo pubblicò il Muratori nel IX volume dei Rerum Italicarum compendiandone la parte antica e leggendaria e conservando intera la serie dei vescovi e la parte del Chronicon più vicina ai tempi dell'autore.
[175]. Laurentii Vernensis, De bello Maioricano libri VII. Rer. Ital. Script., vol. VI. — Gesta trumphalia per Pisanos facta, Ibid. Bernardi Marangonis, Annales Pisani, 1004-1115, Mon. Germ. Hist. Script., vol. XIX, e colla continuazione di Michele De Vico, in Muratori, Ibid. Le opere nominate qui appresso immediatamente, in Muratori, Op. cit., vol. XI, XV, XVIII. E veggasi anche il volume VI dei Documenti di Storia italiana pubblicato dalla Deputazione Toscana di storia patria, che contiene, gli Annales Ptolemaei Lucensis pubblicati a cura di C. Minutoli, e i Gesta Florentinorum a cura di C. Milanesi. Le Croniche di Giovanni Sercambi sono state pubblicate a cura di Salvatore Bongi nella raccolta delle Fonti dall'Istituto Storico Italiano.
[176]. Non mi pare di dover far menzione del Petrarca, perché l'azione sua come storico si volse alla antichità classica, di cui promosse con tanto amore e con tanta fortuna la risurrezione. Tra le opere sue hanno grande importanza per la storia contemporanea le Epistolae. Per le stesse ragioni non parlo del Boccaccio di cui neppure tengo discorso per la Vita di Dante e pel Commento alla Divina Commedia che mi condurrebbe agli altri commentatori e fuori dei miei confini.
L'altra traendo alla rocca la chioma
Favoleggiava con la sua famiglia
De' Troiani e di Fiesole e di Roma.
Dante, Paradiso, XV.
[178]. Intorno a questi primi cronisti cf. P. Scheffer Boichorst, Gesta Florentinorum in Archiv der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtskunde, vol. XII. Otto Hartwig, Quellen und Forschungen zu ältesten Geschichte der Stadt Florenz, Marburg, 1875, Halle, 1880 e le buone osservazioni del prof. Cesare Paoli su questo libro, nell'Archivio Storico Italiano, 4ª serie, t. IX. P. Villari, I primi due secoli della Storia di Firenze, Firenze, 1893-94, e specialmente il primo capitolo di quest'opera, e l'appendice in cui il Villari pubblica la cronaca già attribuita a Brunetto Latini. R. Davidsohn, Geschichte von Florenz, Berlino, 1896. P. Santini, Documenti dell'antica costituzione del comune di Firenze, pubblicato dalla R. Deputazione Toscana di storia patria, Documenti, vol. X.
[179]. Vedasi su questo argomento il bellissimo studio di Vittorio Lami, Di un compendio inedito della Cronica di Giovanni Villani nelle sue relazioni con la storia fiorentina malispiniana, in Archivio Storico Italiano, 5ª serie t. V. Con questo lavoro il Lami si avvicinò molto alla soluzione del problema, ed è assai da dolere che la morte immatura gli vietasse di giungere ad una conclusione definitiva.
[180]. L'autenticità di questa cronaca è stata cagione di lunghe appassionate controversie ormai sopite, giova sperare, per sempre. L'opera ponderosa, ma dotta onesta e sagace, del professore Isidoro Del Lungo (Dino Compagni e la sua cronica, Firenze, Le Monnier, 1879-1887) ha conclusa la questione e reso doppio servigio alle lettere, provando l'autenticità della cronaca e porgendone anche una edizione assai buona. Di tutta questa questione di Dino Compagni, come l'hanno chiamata, io non farò parola, memore che il libro presente non è polemico. Solo era necessità accennare al fatto, e ricordare il libro del professore Del Lungo che mi è guida in queste pagine, e al quale dovranno sempre aver grande obbligo quanti d'ora innanzi studieranno la cronaca del Compagni. Il Del Lungo ha pubblicato anche un'altra edizione della Cronica per uso scolastico con un commento ed una prefazione eccellenti, ed ora, ristudiando il suo maggior libro, ne ha tratto un volume di pregio singolare. I. Del Lungo, Da Bonifazio VIII ad Arrigo VII, Milano, Hoepli, 1899.
[181]. Tosti, Storia di Bonifazio VIII e dei suoi tempi.
[182]. Morì il 26 di febbraio del 1324. I brani della Cronica che si leggono qui sopra, sono citati secondo il testo della edizione scolastica curata da I. Del Lungo nella sua terza ristampa (Firenze, 1895). Nomino qui con sentimento di particolare riconoscenza i miei cari amici Isidoro Del Lungo e Cesare Paoli, pei molti suggerimenti che mi hanno dato mentre rivedevo queste ultime pagine relative ai cronisti fiorentini.
[183]. Gino Capponi, Storia della Repubblica di Firenze. Firenze, Barbèra, 1876. Il prof. Del Lungo (Op. cit., vol. I, pagg. 971 e segg.) fa alcune eccezioni a questo giudizio del Capponi, e nella sua prefazione alla edizione scolastica scrive queste parole che pure mi sembrano meritevoli di nota: «Il libro di Dino non è una cronica, nel senso in che questa forma di narrazione si distingue dalla storia propriamente detta.... Del resto la Cronica del Compagni è proprio la storia d'un fatto determinato e speciale, cioè la Divisione di Parte Guelfa in Firenze tra Bianchi e Neri; storia nella quale spiccano, in modo rilevantissimo, gli antecedenti il mezzo e la conclusione; e dove inoltre la partecipazione dell'Autore in non piccola parte de' fatti che narra, dà alle sue pagine.... alcuno dei caratteri del Commentario.»
[184]. «Like our own Gibbon musing upon the steps of Ara Coeli, within sight of the Capitol, and within hearing of the monks at prayer, he felt the genius loci stir him with a mixture of astonishment and pathos.» J. A. Symonds, Renaissance in Italy.
[185]. G. Villani, VIII, 36.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.