III. Carattere degl'indemoniati.

Allorchè presentavasi qualche sgraziato che cercava essere liberato dal demone che il possedeva, doveasi innanzi tratto esaminare se non lo affliggesse qualche malore, o veramente lo turbasse uno spirito nemico; distinguevansi i segni che indicavano un fatturato in certi ed in probabili. Dei primi era il parlar bene ed a lungo una lingua sconosciuta, e profetare cose lontane ed occulte: dei secondi tremare al suono delle sacre parole, usare motti e contorsioni, abborrire dalle cose sante; insolita grossezza del corpo e del volto, e forze maggiori che non si convengono all'età ed alla persona. Si aggiungevano pure l'insensibilità, la sordidezza, l'immobilità, i borborigmi di ventre, occhi immobili, salassi senza sangue, vomitare molte spille; insomma una specie di cholèra. Però era di necessità interrogare lo spirito che invadeva lo sgraziato, del suo nome, di sua condizione, se fosse solo od accompagnato, in qual tempo avesse penetrato quel corpo e qual causa ve lo avesse condotto. Siccome poi in queste risposte il demone sovente ripeteva le più strane cose del mondo, e sovente anche l'esorcizzante gli faceva strane interrogazioni, Sisto V proibì di domandarlo di cose che non appartenessero all'esorcismo, ed ove fossero donne di non dare interrogazioni che potessero molestare al pudore.