NOTE
[37] Hardung, I, p. 23-25.
“O romance da Nau Catherineta, nome que Th. Braga julga se referir ao celebre galeão Santa Catherina do Monte Synai, que levou a infanta D. Beatrix para Saboya, anda em muitas versões e variantes por quasi todas as provincias do reino. Os horrores da antropophagia ameaçaram muitas vezes a quellos intrepidos marinheiros que navegavam para as Indias ou o Brazil.„ Hardung, I, p. 21, in nota. “Th. Braga diz que a lenda da Nau Catherineta não tem uma determinada origem historica; é a generalidade tetrica de todos os naufragios; mas Almeida-Garrett é de opinião que se refere ao naufragio que passou Jorge de Albuquerque Coelho, vindo do Brazil no anno de 1565.„ Lo stesso, ivi, p. 23, in nota.
“A quoi... fait allusion ce Romance? Est-ce à un naufrage célèbre, comme le veut Garrett? Est-ce au vaisseau Santa-Catherina, dont Gil Vicent a parlé dans une de ses pièces (As côrtes de Jupiter), comme le pretend Braga? On ne saurait l'établir.„ Loiseau, Histoire de la littérature portugaise, Paris, 1886, p. 51. Anche al Puymaigre la supposizione dell'Almeida-Garrett sembra poco fondata.
“No romance tradicional portuguez da Náo Catherineta, que não se encontra na poesia hespanhola, apparece-nos o costume da anthropophagia: a náo anda perdida na volta do mar, e a sorte é que designa quem hade ser devorado pelos seus companheiros. Ha a qui a grandeza sublime das Cantilenas germanicas, que os successos da navegação da India não fizeram senão avivar na memoria do povo. Na vida do Agricola, Tacito, descrevendo a pirataria dos Usipienses, que devastavam a Bretanha—no romance diz-se: Já vejo costas de França[39]—allude á anthropophagia no mar:—algumas vez repellidos, foram reduzidos pela fome a comerem primeiramente os fracos de entre elles, depois a quelles a quem cahia a sorte. Depois de terem assim circundado a Bretanha, perderam os seus navios por não os saberem governar, e foram tomados pelos piratas, e cahiram successivamente nas mãos do Suevos e dos Frisios. (Cap. XXVIII). No norte do Portugal em que preponderou, sobretudo na Galliza, o ramo suevico, é frequente a tradição da Náo Catherineta.„ Braga, Theoria da historia da litteratura portugueza, Porto, 1881, p. 41-42. Ed a p. 40 aveva già scritto: “Raro será o Romance popular portuguez que não contenha um symbolo germanico francamente expresso [?], mesmo com a ingenuidade de quem já o não comprehende.„ Il rispetto che è sempre dovuto all'ingegno, non esclude, tra galantuomini, un'onesta libertà di giudizio e di parola: qui l'eminente uomo, lasciandosi abbarbagliare da un suo presupposto, che lo mena spesso a conclusioni a dirittura sbagliate o poco probabili; allenta un po' troppo le briglie alla fantasia, che non a torto il Malebranche ebbe a soprannominare la pazza di casa. Comunque sia nata questa bella romanza, io non so rendermi persuaso come possano entrarci e il costume dell'antropofagia, e Tacito col suo Agricola e con gli Usipii, e quella infelice stiracchiatura di Brettagna e Francia, e gli Svevi, e i Frisi, e le cantilene e i simboli germanici, e via dicendo: no, il caso di un viaggiatore, e particolarmente d'un marinajo, mangiato dai compagni affamati, nonché il rimettersi dei miseri pericolanti alla sorte; è pur troppo di tutti i tempi e di tutti i luoghi; ed è stato piú d'una volta sottoposto al giudizio dei tribunali, ed anche due o tre anni or sono dette da scrivere a tutti i giornalisti del vecchio e del nuovo mondo. Misura tre volte e taglia una, dissero i nostri nonni, che la sapevano lunga; ora la massima parte dei critici, compresi alcuni dei piú valenti, han troppo la mano a tagliare.
Il Loiseau (p. 49) e il Puymaigre (Romanceiro, p. 173) si meravigliano a buon diritto che un popolo il quale tante fatiche sostenne e tanta gloria seppe acquistarsi sui mari, non possegga maggior numero di canzoni d'argomento simile a questa, meritamente carissima e divulgatissima in tutto il Portogallo. Anzi, il primo dei due scrittori citati mostra dubitare che non tutte ci sieno pervenute; e potrebbe anche darsi che si fosse apposto, perché ogni cosa ha il suo destino.
Altre sette versioni abbiamo di questo canto, oltre quella da me tradotta: e sono, una di Lisbona, un'altra dell'Algarvia, e cinque dell'isola di San Giorgio, le quali offrono poche e poco osservabili differenze. L'Hardung, appunto per questo, ne riporta una sola; tutte si leggono in Braga, Cantos pop. do archipelago açoriano, p. 285-87.
Grande analogia con la nostra romanza ha un canto provenzale (Lou Moussi) edito dall'Arbaud nella citata raccolta (I, p. 127-30). Ma questo, molto inferiore, le cede sopra tutto nel colorito e nell'effetto drammatico, il quale vi è scarso, oltre che nella chiusa, lontana le mille miglia da quella cosí pura e serena idealità che illumina e ingentilisce la poesia portoghese. Vorrei, ma non posso, far citazioni a conferma di quanto scrivo, perché il sig. Damaso Arbaud interdice qualsiasi traduzione e riproduzione anche parziali! Se io non avessi per davvero in uggia le liti e chi se ne compiace, come per celia mostrò d'amarle la buon'anima di Leonardo Salviati in quell'ameno capitolo In lode del piatire; sarei curioso oltre modo di vedere un po' che razza di fondamento in jure abbia siffatto divieto: diremo divieto, per non dire con G. Paris (nella Revue critique, se non erro) pretensione strana. Anche il Puymaigre (Chants du Pays Messin) e lo Champfleury (nella Revue des Provinces) si scandalizzano giustamente d'un rigore sí nuovo e sí capriccioso.
Il canto dianzi citato non solo è della Provenza, ma di tutta la Francia marittima. Scrive l'Arbaud (p. 131) che il Rathery ne pubblicò nel Moniteur del 15 giugno 1853 una lezione, che apparisce essere dei dintorni di Bordeaux. Altra ne raccolse il medesimo Rathery nella valle d'Ossau. L'Arbaud non fa cenno veruno della romanza portoghese, che non dovette conoscere.
Tolgo dal Puymaigre (Romanceiro, p. 174) questi altri raffronti: La courte paille, canto pubblicato dallo Smith nella Revue des langues romanes (nov. e decembre 1879, p. 248); Luzel, ecc. ediz. cit.; due canzoni catalane, che si leggono in Pelay-Briz, Cansons de la Terra, Barcelona, 1866-77, t. IV, p. 32-33; ed un canto di marinari edito dal Braga (Cancioneiro pop., Coimbra, 1867, p. 144). Eccolo nella traduzione del Puymaigre, non avendo presente l'originale:
“Perdu dans la haute mer, un pauvre navire allait; déjà sans boussole et sans rames, la faim les tuait tous.
“On recourut aux noirs sorts, pour voir le quel d'eux avait à être par les autres tué, pour être mangé ce jour-là.
“Le sort maudit tomba sur le meilleur mousse qu'il y avait. Ah! comme le malheureux pleurait, priant la Vierge Marie!
“Mais tout à coup le gabier, voyant la terre du côté de la proue, cria, joyeux, de la hune: Terre, terre de Lisbonne!„
Anche in questa breve canzonetta, come vede il lettore, torna in ballo il costume dell'antropofagia; a cui pure accenna l'ultimo verso del canto provenzale. Sarà tutta colpa degli Usipii?
Un canto asturiano richiama la chiusa della Nave Caterinetta. Mi è grato riportare anche questo nella versione del Puymaigre:
“Un matin de la Saint-Jean, un matelot tomba à l'eau.—Que me donneras-tu, petit matelot, pour que je te retire de l'eau?—Je te donne tous mes vaisseaux, chargés d'or et d'argent.—Point ne veux de tes vaisseaux, ni de ton or, ni de ton argent: je veux que quand tu mourras, tu me livres ton âme.—Mon âme, je la donne à Dieu, mon corps à la mer salée.„
Ecco in fine una notissima canzoncina francese, di cui si hanno varianti in gran copia:
“Il était un petit navire,
qui n'avait jamais navigué:
quand il partit pour l'Amérique,
il portait vingt-cinq passagers.
Au bout de cinq à six semaines,
les vivres vinrent à manquer.
Il fallut donc tirer au sort
pour savoir qui sera mangé.
Le plus jeune met la main dans l'urne;
c'est lui qu'le sort a designé:
—O sainte Vierge, ô ma patronne,
c'est donc moi qui serai mangé!
Il court, il grimpe à la grand'hune;
il voit la terre, il est sauvé.
Si cette chanson vous embête,
nous allons la recommencer.„
[38] Non in tutte le lezioni della Nave Caterinetta fa la sua comparsa il diavolo. Per esempio, in una di quelle pubblicate dal Braga, dice il gabbiere rispondendo alle offerte del capitano:
“Não quero as tuas filhas,
Deus vol-as deixe criar:
o que te quero pedir,
se vós me quizeres dar,
é a Nau Catherineta,
para n'ella navegar.„
E l'altro:
“Essa Nau já não é minha,
é do Rei do Portugal:
elle, assim que lá chegar,
elle a mandará queimar.„
Cosí termina la romanza.
[39] Il testo da me seguito (Almeida-Garrett) ha Hespanha.
IL CACCIATORE
(O caçador)