V
Ancora mostra il suo dolore per la crudeltá di lei.
La dolorosa e mia grave doglienza
conven ch'eo dica in canto,
com'altri lo piacere e l'allegrezza,
distringendomi a ciò la mia voglienza,
avegna me' sia pianto, 5
como m'ha preso, lasso! 'n cor fermezza,
e la chiarezza — di ciò è sembianza
ch'eo mi somisi intero in signoraggio,
fermo avendo coraggio
d'altèra donna di servir natora, 10
u' solo un'ora — mai feci fallanza,
poi per piacer mi strinsi in suo servaggio,
und' ho greve dannaggio,
ché mi disdegna e dá pena su' altora.
Perfetto in signoria mi misi servo, 15
senn'e voler congiunto
ad un disio, il suo pregio servendo,
e conservendo ciò, com'or conservo,
d'ogni penser digiunto
sono, 'n ciò servo, 'ntera voglia avendo, 20
ed attendendo ne in parte diletto,
il qual per lo piacere imaginai;
e perché mi fermai
sotto sua signoria interamente,
sol che servente — fusse lei soggetto, 25
piacer disio e tal voglia portai,
e piú non disiai,
nel primo: ed or desio simelemente.
Non disiando che solo servire,
di ciò contento fui, 30
in alcun'ora: quasi per sembianza
dimostrando ver' me fusse in gradire
gioi' lei servisse in cui
di ciò sorrise con gran benenanza.
Ma poi in fallanza — mea vista tornando, 35
viddi in tutto lo contraro aperto,
quasi di ciò isperto,
poi sua vista fermata m'è in disdegno,
ed io tal segno — per vero approvando,
di gio' m'ha miso tale in pena certo, 40
di ciascun ben diserto
e fermo in vita amara e 'n morte regno.
Regnando in morte, sono in suo podere
nascoso e forse pare;
tanto ne l'alma mia monta dolore, 45
che, sostenendo 'n pena sí piacere,
non sí grav'è penare,
ma grave è piú via troppo e monta ardore,
ch'io tuttore — contrar me' voler porto,
poi miso in parte m'ha sí dolorosa, 50
ove pena gravosa
m'abbonda ciascun'or, com'aigua in fonte,
ch'el del monte — di gioi' m'ha indi sporto,
unde la pena m'è via piú dogliosa,
poi di gioi' dilettosa 55
m'ha miso in pene piú ch'io non ho cónte.
Contat'ho parte di mia pen'alcona,
ma non quante in me regna
per non potenza a dire avendo intera;
ché 'l core e 'l dir mi manca e abandona, 60
e, come foco in legna
s'apprende, pianto in lui simel mainera,
und'è che fèra — tal ho 'n pena vita:
poi, disiando servir fermo intero,
son di ciascun ben vero 65
e di speranza d'aver gioi' luntano;
ma' non istrano — di doglia 'nfinita,
ov'io consomo com'al foco cero,
né cosa mai ispero
mi possa, disdegnand'ella, far sano. 70
D'altèra signoria
'maginando beltate e piú valore,
mi misi servidore,
ov'io son servo, quando a lei gradisse,
né mai so ch'io fallisse; 75
ma per bassezza me forse disdegna,
ma perciò ch'io mai vegna
quant'ho di voler manto non m'è viso,
ma tuttora strò fiso,
né per tormento alcun mutando via. 80
S'umeltá con fermezza
nel suo scendesse disdegnoso core,
ogni pianto e dolore
di me mi parrea gioi' ed allegrezza.