SCENA IV.

Dalla sinistra CENCIO e MARTINO. Detti.

Mart. — Cencio, portiamo più in là quel cancello.

Cencio. — Scrittoio, volete dire...

Mart. — Affare di pronunzia; ma vada pure per scrittoio... Diamine, come pesa! (a Bobi) Una mano, brav'uomo.

Bobi. — Una mano?

Mart. — Volete che vi chieda un piede? Facciamo da noi, Cencio. (portano lo scrittoio un po' più verso la ribalta)

Bobi. — Se voi foste caduti da una montagna, e vi foste rotta la gamba... (si tocca la gamba destra) in due pezzi!

Mart. — Poverino!

Cencio. — La società operaia non vi soccorre?

Mart. — Non ha neanche un bastone, una mazza...

Bobi. — Non voglio più mazze; voglio camminare da me... La società operaia di laggiù, di...

Cencio. — Follonica?

Bobi. — Bravo, di Follonica, ha fallito, e l'ospedale di...

Cencio. — Grosseto?

Bobi. — Giusto, appena fui in grado di reggermi sulle gruccie, alla porta; e sì che mi duole sempre... (si tocca la gamba destra) ma finchè le cose non cangiano, tiriamo di lungo!

Cencio. — Sentite, qui guarirete presto, che l'aria è eccellente.

Mart. — E il vino? Io lo preferisco sempre all'aria.

Cencio. — La paga buona e puntuale, e alla domenica fatta la paga si è in libertà tutto il giorno...

Mart. — Già, per cantare gli stornelli e la tirolese... Sapete? Laralla lallallera...

Bobi (fa la corda). — Tin, tin, tun!

Mart. — Bravo! Il nostro poeta stemperaneo gli è Cencio, che fa versi da farci restare a bocca aperta!

Cencio. — M'ingegno alla meglio.

Bobi. — Mi pare che siate tutti d'accordo...

Mart. — Massime a bere, e sì che fra noi ce n'è d'ogni nazione... Toscani di Livolno, Piemontesi di Biella, Genovesi di Sanpedena, Meridionali di Napoli... Ma per parlare poi, si parla tutti toscano.

Bobi. — (Mamma mia!) E il principale, che omaccio?

Mart. — Omaccio? Un uomo con un cuore così!

Cencio. — E testa? Un principale che se fa bisogno sa come si tiene in mano un martello!

Mart. — Ma vi avverto, poche parole, e al comando: fissi, fissi!

Bobi. — Voi siete stato soldato?

Mart. — No, perchè ho nell'esercito mio fratello più vecchio.

Cencio. — Volete dire vostro fratello maggiore.

Mart. — Che maggiore! è passato adesso caporale. Ohe, c'abbiamo dieci minuti prima della paga: andiamo a berne un bicchiere tutti e tre, Cencio; e voi appoggiatevi senza discrezione.

Bobi. — Ahi! che trafittura! (si tocca la gamba sinistra)

Mart. — Ma non avete detto la gamba destra?

Bobi. — Sicuro, sicuro... ma anche quest'altra se ne risente.

Cencio. — Ha ragione. Io conosceva un vecchio soldato rimasto senza tutte due le gambe, che quando tirava vento si doleva de' calli.

Bobi. — È vero, è vero; lo provo anch'io!

Mart. — Ma voi le avete ancora tutte due le gambe.

Bobi. — Oh gli è come se ne avessi punte punte!

Mart. — Ah! Ah! Senti come le sballa!.. Via, a bere alla vostra salute!

(Bobi, sostenuto da Cencio e da Martino, se ne va dal fondo cantarellando con essi)

Oreste. — Se cominciano ora a cantare ed a bere, questa sera li voglio vedere bellini tutti e tre!