SCENA II.
FIORENZA dal fondo, con una tazza coperta, che va a deporre sul tavolo. Detti.
Nanni. — Ecco Renza... La mamma t'aspetta.
Fior. — Eccomi... (a Nanni sottovoce) Sai che i pigionali di sopra mi hanno detto che non possono fare senza di una donna di servizio nemmeno un giorno, e che la mamma, perchè è malata, non la vogliono più? Ed oggi era appunto il giorno della sua mesata!
Nanni. — (E non sa della casa!) (si avvia al fondo).
Fior. — Dove vai ora?
Nanni. — Vado a cercarmi del lavoro.
Fior. — Babbo... lo dici per davvero?
Nanni. — Quante volte m'hai già trovato bugiardo?
Fior. — Oh! scusa, e tieni un bacio, ma proprio di cuore per me e per la mamma!
Nanni (commosso). — Ma che!... lasciami andare... aiuta la mamma a vestirsi. (Ah! mi ha pur fatto bene quel bacio della mia figliuola. È tanto buona, mi vuol tanto bene! Sì, voglio mutar vita... e il lotto... all'inferno...! Sicuro, non giocherò più... mai... nemmeno una volta all'anno... lo giuro sulla mia testa!) (via dal fondo).
Fior. (scende con Maria presso il tavolo). — Lascia che ti copra per bene... fa tanto freddo oggi.... Tu hai ancora la febbre... Ora eccoti un po' di brodo che mi ha dato per te quella famiglia di sopra.... Bevi, ora che è caldo, e siedi.
Maria. — Che bene mi fa questo brodo... mi abbraccia proprio lo stomaco!... Se non l'avevo, non le avrei potuto salire tutte quelle scale.
Fior. — Oggi non ci andrai... Non ti reggi ritta!
Maria. — Ma se mi licenziassero?
Fior. — Ho già detto che sei malata, e che se mi resta un ritaglio di tempo salirò io... Ora sta tranquilla... Io spero ancora, se è vero che il babbo si rimetta a lavorare proprio di buzzo buono!... (siede e si pone a cucire).