SCENA X.

BONAVENTURA dal fondo seguito da ORESTE. Detti.

Bonav. (fuori). — Eh! non mi seccare!

Oreste (come sopra). — È l'ultima Opinione, e se non la piglia, la resta senza!

Bonav. (comparendo dal fondo mentre minaccia Oreste colla mazza). — La finisci una volta, rompiscatole?

Oreste (gridando). — Babbo, mamma! bastona la stampa, lui!

Bonav. — Non bastono nessuno... Non sapeva che fosse il vostro figliuolo: avevate detto che faceva il giornalista...

Nanni. — O non vende i giornali?

Bonav. — Non è la stessa cosa; ma se sapeva che era vostro figliuolo... figuratevi!

Nanni. — Oh! bravo, signor cavaliere, lo pigli lei sotto la sua protezione... Tu, soffiati il naso...

Fior. — E levati il berretto.

Bonav. (ad Oreste). — Dammi intanto qualche giornale (gli dà qualche moneta).

Oreste. — Si lasci servire che ormai l'avventore lo conosco a prima vista... Se porta gli occhiali gli do la Nazione; se ha la barba il Diritto; se ha il cappello Lobbia gli do la Riforma; è caporale della Guardia nazionale? subito il Popolo; a lei cavaliere, ecco l'Opinione.

Bonav. — Quale?

Oreste. — Opinioni non ce n'è che due, quella delle sette e quella delle undici della mattina; dopo desinare opinioni non ce n'è più!

Bonav. — Ah! Ah! Grazioso monello!

Oreste. — Ehi! babbo, guarda che cosa ti ho portato per la pipa...

Fior. — Butta via quella roba!

Oreste. — Oh guarda che ristocratica! non vuole che io raccatti le cicche!

Fior. — I ragazzi per le strade non imparano nulla di buono, e sarebbe un gran bene che potessimo fargli imparare un mestiere.

Bonav. — Guarderò di farlo entrare io a Montedomini.

Oreste. — A Montedomini, io? Cuccù! Non voglio stare rinchiuso; la stampa è libera... (Gli è più noioso di un velocipite!)

Bonav. — Farò qualche cosa per lui, non dubitate.

Oreste. — La faccia subito: un pezzo di quel saprabitone tanto lungo, che mi faccia una giacchetta...

Maria. — Quando la smetti?

Bobi (che da un pezzo saluta Bonaventura inosservato). — Signor cavaliere, mi raccomando!

Bonav. — Ah! siete voi!

Bobi. — Sissignore, sempre io... per quell'impiego... seduto!...

Bonav. — Ci penseremo... Bella ragazza, siamo all'ordine?

Fior. — Eccomi bell'e pronta, signor cavaliere... Dunque, caro babbo...

Nanni. — Un momento; signor cavaliere, scusi: le trenta lire me le pagherà prima o dopo il mese? Lo domando per curiosità, mica per altro...

Bonav. — Per me ve le do anche subito (trae di tasca il portafogli).

Maria. — Scusi, sa; mio marito senza pelle non può lavorare.

Fior. — Non ne so bene il motivo, ma non sono contenta... (vede Luigi) Luigi! È il cielo che me lo manda! (gli va incontro al fondo).