SCENA XII.

ANDREA dal fondo. Detti.

Andr. — Sei tu, Gigi, la causa di tutto questo chiasso?

Nanni. — È un prepotente!

Bobi. — È un codino!

Bonav. — È un villano! Mi ha perduto il rispetto, e voi Andrea mi farete dare una soddisfazione.

Andr. — Tu te li sei meritati questi titoli?

Luigi. — Già, perchè voglio impedire alla mia Fiorenza di andare a fare la cameriera al signore.

Bonav. — Ditelo voi che mi conoscete se io merito questo insulto.

Andr. (a Nanni). — Qui ci dev'essere qualche equivoco. Voi siete contento che la vostra figliuola vada col cavaliere?

Nanni. — Anche su questo ci trovereste a ridire?

Andr. — Ma voi sapete bene dove la vada?

Nanni. — Io so che voi vi occupate un po' troppo dei fatti miei!

Andr. — Così rispondete ad un amico? Allora Gigi ha fatto benone.

Nanni. — Che? Voi gli date ragione, qui, in casa mia?

Andr. — Dal momento che voi perdete la ragione, bisogna ringraziare Iddio che l'abbia mio figlio!

Bonav. — Ah! il torto l'ho io di avervi fatto guadagnare dei quattrini a voi!

Andr. — Ma gli è appunto perchè ho lavorato in casa sua, che so di qual piede la zoppica, e non permetterò mai che questa giovine, finchè è fidanzata del mio figliuolo, oltrepassi la sua soglia.

Bonav. — Non sono il cavalier Bonaventura se non ve la faccio pagar cara e salata!

Andr. — A me, lei? Vecchio sudicione!

Bonav. (levando la mazza). — Mascalzone!

Luigi. — A mio padre?

(abbranca Bonaventura che lascia cadere la mazza e va a buttarlo fuori della porta in fondo).

Bobi

(raccolta subito la mazza di Bonaventura, la nasconde inosservato sotto l'abito).

Nanni. — A noi due!

(vuol prendere un ferro sul deschetto per avventarsi sopra Andrea — le donne strillando vi si oppongono, e Nanni si appiglia a buttare addosso agli altri tutte le ciabatte che trova attorno al deschetto istesso, mentre il sipario cala rapidamente).

FINE DELL'ATTO SECONDO.

ATTO TERZO