SCENA XIV ED ULTIMA.

BOBI appare al fondo fumando. Detti.

Bobi. — Dove vai? Sono andati via tutti con Andrea e Luigi, in legno, per la Stazione.

Nanni. — Per la Stazione! Per dove?

Bobi. — Vattel'a pesca, dove!

Nanni (dopo una pausa, sentendosi mancare, si lascia cadere sopra una seggiola presso il tavolo). — Solo! abbandonato! abbandonato da tutti! da tutti!

Bobi. — Grazie!

Nanni. — E avete avuto il coraggio, avete avuto la crudeltà, appena avete saputo la mia disgrazia, di piantarmi qui solo... e siete le mie creature!

Bobi. — Sono partiti prima della pubblicazione dei numeri, sai!

Nanni. — Ma che ci avete una spugna nel posto del cuore? Siete restati con me, finchè c'era una speranza, e ora che l'ho persa, ora che sono senza denari, senza roba e disperato, ve ne andate!... Che marito! Che padre! È un poverone! Non ha più nulla! Non vincerà più! È segnato dalla sorte! Piantiamolo nella sua disperazione! Ah! avete fatto bene ad andarvene senza vedermi... Vi avrei maledetti come quelli che mi hanno rubato la mia quaderna!

Bobi. — Hanno visto la posta troppo grossa — te l'aveva detto — e subito via dalla ruota i tuoi numeri. Sfido io a vincere! Sono cose, mondo cane, che non si vedono che nel nostro paese! (pausa) Tu mi dirai: Cecco non vinse? e io ti rispondo subito che di quando in quando lasciano fare una gran vincita... La settimana scorsa toccò a Cecco; chissà che quest'altra non tocchi a te... Sai che bisogna giocarli tre volte i numeri buoni...

Nanni (con ira). — Mi parli di giocare a me che non so che cosa potrò mangiare?

Bobi. — Guarda, Nanni... (gli mostra il pomo della mazza dì Bonaventura)

Nanni. — Il pomo della mazza del cavaliere?

Bobi. — Metà per uno da buoni amici.

Nanni. — Te l'ho già detto che non è roba tua, e tu sai chi è il padrone.

Bobi. — Roba trovata me la tengo. Non li vuoi giuocare altre due volte i tuoi numeri?

Nanni. — A che oramai?

Bobi. — A che? Per vendicarti della tua famiglia vincendo.

Nanni. — Oh se fosse possibile!

Bobi. — Una quaderna, e poi vedresti come tornerebbero mogi, mogi! In ginocchio tutti, birbaccioni!

Nanni. — Sì, in ginocchio, anime senza cuore; in ginocchio dinanzi ai marenghi, voi che disprezzate vostro marito, voi che abbandonate vostro padre! Oh! no, Fiorenza, no, Maria; voi avete ragione; io sono stato un cattivo padre, un cattivo marito, vi ho dato cattivo esempio, vi ho fatto patir la fame! (va a buttarsi sul deschetto singhiozzando)

Bobi. — Che inverno piovoso quest'anno!

Nanni. — Non mi resta che andare all'altro mondo! (nel toccare i due involti) Che cosa sono questi involti? (li apre) Ah! (sorgendo con gioia grandissima) I miei ferri!..... del cuoio!... del lavoro!... (come se parlasse alla sua famiglia, inginocchiato dinanzi a lei) Rizzatevi, rizzatevi e perdonatemi!...

Bobi. — Che sei pazzo?

Nanni. — No, no, è stata la mia figliuola: questo pensiero non può venire che da lei... e Andrea l'ha contentata!... Un biglietto... due righe... di Luigi... (legge) «Nanni... Mio padre ha pensato di far venire con noi sui monti di Pistoia la vostra famiglia. Se l'amate ancora, se sentite ancora il desiderio di esser felice con essa, il vostro cuore vi suggerirà quello che vi resta a fare». — Luigi — Luigi che ho strapazzato! Andrea che ho offeso! (bacia la lettera) Sì, sì che me lo suggerisce quello che mi resta a fare!

Bobi. — Andarli a raggiungere?

Nanni. — Non ora, quando ne sarò degno... ferri benedetti! voi mi darete il pane, mi restituirete l'onore, mi farete ancora felice! (siede al deschetto e comincia a lavorare) Comincio a sentirmi meno disgraziato!

Bobi. — E non giuocherai più?

Nanni. — Lo spero... perchè alla mia età, lo sento ora, più che delle ricchezze si ha bisogno d'aver d'intorno della gente che ci voglia bene... e la sola lotteria in cui si è sicuri di vincere tutte le settimane è il lavoro ed il risparmio!

Bobi. — Meno male il risparmio; ma il lavoro! Sicchè io posso filare?

Nanni. — Padrone.

Bobi. — Non vuoi la metà?

Nanni. — La rifiuto.

Bobi. — (Si converte quest'accidente!) A rivederci poi.

Nanni (senza collera, ma con fermezza). — Mai più!

Bobi (con stizza, viso a viso). — Sai che tu sei?... Un asino!

Nanni (balzando ad un tratto in piedi ed afferrandolo) — Sì, un asino, quando ti ho conosciuto e non ti ho mandato; un asino quando ho dato retta ai tuoi consigli invece che ai giusti rimproveri delle mie creature; un asino, sempre un asino finchè io ti ho creduto amico e mi lasciava rubare il mio tempo; ma non più ora, vivaddio, che m'avvedo del precipizio in cui stava per cadere... e tu mi davi la spinta... sì, tu, ladro!...

Bobi (balbettando). — Tu fai per chiasso, non è vero?

Nanni (con ira crescente). — Ladro! E tu vorresti che io ti tenessi il sacco? Non ti basta che io sia povero... anche disonorato mi vorresti!

Bobi. — Nanni, quando la finisci questa burletta?

Nanni. — Subito e per sempre!

(lo butta ginocchioni e tenendolo colla sinistra, colla destra dà di piglio al martello o ad una forma sul deschetto)

Bobi (supplichevole). — Nanni!... Nanni!...

Nanni. — No; la mia figliuola ne avrebbe rammarico... Va, va a farti impiccare da un altro! (gli dà uno spintone e risiede al deschetto)

Bobi (caduto ruzzoloni). — (Gli fa davvero, lui) (rialzandosi) Dove l'hai messo il mio paniere ieri mattina?

(Nanni glie lo indica sull'armadio senza guardarlo, Bobi lo piglia)

(Lavoro... Risparmio? È un codino!)

(mentre Nanni comincia a lavorare, Bobi dopo aver manifestato la tentazione di avventarglisi alle spalle, ad uno sguardo di Nanni esce prestamente dal fondo crollando le spalle e gridando)

Gli escon di forno ora! Bollenti i pan di ramerino! Bollenti!

Nanni

(sentito che Bobi si è allontanato, tira un gran respiro e comincia a lavorare con attività, come non ha mai fatto. Quindi mentre intona a mezza voce l'aria di una canzone popolare, il sipario cade lentissimamente).

FINE DELLA COMMEDIA.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.