SCENA II.
GIUSEPPE dal giardino in abito da uscire. Dette.
Gius. — Brava la mia Luigia: già tutta in gala!
Luig. — Per far onore ai tuoi invitati ed al cugino. E dimmi, come sta l'Alessandri?
Gius. — Pur troppo non c'è più nulla da sperare.
Prosp. — Oh! finchè c'è fiato c'è vita.
Gius. — Il guaio è che è giusto il fiato che comincia a mancare al nostro deputato. È tutto in ordine, Prospera?
Prosp. — Tutto. Vedrà la tavola. Fiori a bizzeffe. Nel bel mezzo, fra i posti d'onore, il gran trionfo d'argento.
Gius. — A proposito dei posti d'onore, ti sei ricordata che il nostro vecchio Vicario va matto per lo stufato al Madèra?
Prosp. — Si figuri! Per assicurarmi ho voluto assaggiare il Madèra che ha fatto venire di città: eccellente!
Gius. — Speriamo che non ti sia ingannata.
Prosp. — No, perchè anche il cuoco ed il cocchiere l'hanno trovato meraviglioso.
Gius. — L'hanno assaggiato anche loro? E non l'ha assaggiato nessun altro?
Prosp. — Si, un ditino la cameriera che l'ha trovato sublime.
Gius. — Allora non c'è più da sperare che una cosa: che lo possa assaggiare un pochino anche lo stufato. — Ma avete pensato a quelli che non pranzano mai e desinano di rado?
Prosp. — C'ha pensato lei e basta! Già se lei è rispettato e benedetto da tutti lo deve a questa sua figliuola così cara, bella e buona!
Luig. — Quando la smetti?
Prosp. — Che ho forse da benedire il giorno in cui qualche omaccio ti porterà via dai piedi?
Gius. — Nessuno me l'ha da portar via la mia Luigia: sposare, oh questo sì, se la si merita; ma in casa, sempre con me!
Luig. — Quanto sei buono! (lo abbraccia) Bada, Prospera, che laggiù al cancello c'è un signore e non c'è nessuno ad aprirgli.
Prosp. — Corro io subito. Ma che faccia proibita! Che sia uno degli amici dell'avvocatino Tullio?
Gius. — Possibile che in tanti anni non ti sia svezzata dal metter fuori quanto ti viene in bocca? Davvero che faresti dubitare della perfettibilità dell'uomo!
Prosp. — Scusi, commendatore; ma s'io fossi perfetta sarei troppo noiosa, e poi con sua licenza io non sono un uomo, no davvero! (corre via dal fondo)
Gius. — (E neanche una donna alla tua età: un essere neutro!) Oh! mentre siamo soli, dimmi un po', sei contenta di rivederlo questo cugino che con te forma ora la mia famiglia?
Luig. — Contentissima, e spero che egli sia degno dell'interesse che gli porti.
Gius. — Lo deve essere degno, e lo sarà, se il suo cuore è all'altezza del suo ingegno. Ma il tuo cuore è sempre libero?
Luig. — Liberissimo, te l'ho già detto.
Gius. — Sì; ma da un giorno all'altro voi altre ragazze...
Luig. — Sarà; ma io non preferisco nessuno, neanche fra i giovani ammessi in casa. Non c'ho gran merito, veh! poichè nessuno di loro, fuori dei soliti complimenti, dimostrò mai di voler aspirare alla mia mano... E l'avvocato Silvestri non fa neanche i complimenti!
Gius. — Sfido io: un sostituto Procuratore del Re! Ma è un giovane proprio di proposito, che ha un alto ideale della vita...
Luig. — Davvero?
Gius. — Certo. Ho visto più d'una volta che mentre può accendersi per un'impresa generosa, il sentimento del dovere parla in lui sempre più forte dell'entusiasmo... Noi abbiamo molto bisogno di giovani cosiffatti... Anzi, se non ci fosse... (Ma che dico?) Parliamo di Tullio... Vedi, io sarei proprio contento che ti piacesse, e che fosse degno di te, perchè col dono della tua mano riparerei senza farti torto alle ingiustizie della sorte che bersagliò il mio povero fratello.
Luig. — Tu giudicherai se egli mi convenga; quanto al piacermi o no, non dubitare che te lo dirò presto, sinceramente e senza leggerezza.
Gius. — Oh brava la mia Luigia, e sta pur sicura che se non ti piace non l'hai da sposare.