SCENA XVII.

GIUSEPPE, MARCOLINI, VALORI, SILVESTRI, LUIGIA e PROSPERA dalla sinistra. Detti.

Gius. — Quel signore è forse un cliente?

Tullio. — Sì, un cliente che debbo all'amico, il migliore dei clienti: quello che mi aprirà ad un tempo il tribunale, il Parlamento (con galanteria a Luigia, pigliandola a braccetto) e il paradiso!

Gius., Marc., Val. — Bene! Bravi!

(Suono di campana dalla sinistra: si avviano tutti a sinistra per uscire)

Prosp. — A tavola! A tavola! (cala il sipario)

Fine del primo atto.

ATTO SECONDO

Gran sala della Corte d'Assise, di aspetto maestoso ed imponente, con galleria accessibile al pubblico, a destra. In fondo il banco dei giudici, alquanto più elevato del banco dei giurati che sta a sinistra. — A filo di sipario: a sinistra il banco del Pubblico Ministero: a destra, di faccia al Pubblico Ministero, quello della difesa; pure a destra, ma più verso il proscenio e accosto alla prima quinta, siede l'accusato. A sinistra, dietro la difesa, seggiole per Valori, Prospera e Luigia. — Sui banchi l'occorrente per iscrivere, bottiglie d'acqua e bicchieri. — Un campanello e alcuni libri su quello del Presidente. — È giorno.