IX.
Con Paolo Paruta si chiude la serie dei grandi scrittori politici del Cinquecento: dopo non si sentono più che voci isolate, gridanti nel deserto, le quali però additano una nuova via, preconizzano un avvenire. Questa nuova via, nei primi del Secento, parve attirare lo sguardo ambizioso e il grande e irrequieto animo di Carlo Emanuele di Savoia; e a lui si volsero le speranze di alcuni coraggiosi scrittori politici. Traiano Boccolini, nella Pietra del paragone politico, che è una vivace e implacabile requisitoria contro la preponderanza spagnuola, saluta Carlo Emanuele “primo guerriero d'Italia„; e poco più tardi Alessandro Tassoni, nelle sue celebri Filippiche, vede nello stesso Duca di Savoia il salvatore possibile d'Italia, ed esorta, pur troppo invano, principi e stati italiani ad aggrupparsi intorno a lui. Ma l'età volgeva allora a precipizio, non a risorgimento; e dovevano passare altri secoli di servitù e di sofferenze, doveva una grande rivoluzione rinnovare dalle fondamenta la società politica prima che il popolo italiano trovasse la sua via. È bensì provvidenziale, e quasi diremmo fatidico, in tanta rovina di cose, questo volgersi, sia pur momentaneo, degli sguardi in quel piccolo e fievole raggio di luce, da cui doveva dopo quasi tre secoli venire la salute d'Italia. Le voci di quei profeti solitari (lo ha già detto assai bene una giovane e valente scrittrice)[11] si perdono inascoltate nel silenzio del Secento: ma giungono vive ed incorrotte fino a noi, perchè, antivenendo i tempi, portarono il concetto italico di Dante e del Machiavelli “dal campo dell'idea e dell'azione possibile in quello dell'azione reale„.
Signori!
Niccolò Machiavelli, in quel sublime e angoscioso grido, con cui chiuse il libro del Principe, invocava “redentore„ un tiranno qualsiasi, purchè valesse a liberarci dalla “puzza del barbaro dominio„. Il voto del grande pensatore, del grande patriotta è ora esaudito; e non per violenza di tiranno, ma per virtù concorde di principe e di popolo. Auguriamoci, o Signori, che questa virtù non s'affievolisca e non degeneri; e come ha fatto l'Italia libera ed una, così sappia farla moralmente grande!