VIII.

Il nome del Santarosa rimase memoria e simbolo d'ogni più alta e generosa idea. Tale fra noi; tale, affrettiamoci a dirlo, presso i Greci risorti a libertà.

Nel giugno del 1845 la censura austriaca proibiva il libro di Luigi Provana: Studii critici sulla storia d'Italia ai tempi del re Ardoino. E il Provana, sulla lettera che gli partecipava l'onorevole sentenza, scriveva: «Alla memoria onoratissima tua, Santorre Santarosa, amico mio, e quasi fratello, questa sentenza della censura austriaca, emanata contro il mio libro, dedico e consacro, come monumento della mia devozione verso questa nostra patria comune, per la quale tu, più felice di me, ponesti nell'isola di Sfacteria la vita, morendo per l'indipendenza della Grecia».

E fino dal 1869, augurato da assai prima dal Tommasèo che nel Santarosa uomo di pensiero e di azione salutava «il più compiuto italiano del secolo», sorge nella sua Savigliano un monumento: in esso la figura di lui, in divisa di Ministro della guerra, ha nella mano sinistra la Costituzione del 21, e poggia la destra sull'elsa della spada coronata d'alloro. È il Santarosa ministro e guerriero, quale, per generoso sacrificio di sè, mancò al suo Piemonte: al Piemonte di Carlo Alberto finalmente valicatore del Ticino per l'indipendenza d'Italia; al Piemonte cantato da Giosuè Carducci nella visione spiritale dei patriotti del 21 e del 32, che dopo l'espiazione d'Oporto accompagnano dinanzi a Dio l'anima dell'«italo Amleto».

Su gli occhi spenti scese al re una stilla,

Lenta errò l'ombra d'un sorriso. Allora

Venne da l'alto un vol di spirti, e cinse

Del re la morte.

Innanzi a tutti, o nobile Piemonte,

Quei che a Sfacteria dorme e in Alessandria

Diè a l'aure primo il tricolor, Santorre

Di Santarosa.

E tutti insieme a Dio scortaron l'alma

Di Carl'Alberto. — Eccoti il re, Signore,

Che ne disperse, il re che ne percosse.

Ora, Signore,

Anch'egli è morto, come noi morimmo,

Dio, per l'Italia. Rendine la patria.

A i morti, a i vivi, pe 'l fumante sangue

Da tutt'i campi,

Per il dolore che le regge agguaglia

A le capanne, per la gloria, Dio,

Che fu negli anni, pe 'l martirio, Dio,

Che è ne l'ora,

A quella polve eroica fremente,

A questa luce angelica esultante,

Rendi la patria, Dio; rendi l'Italia

A gl'italiani.