XIV.
Dodici giorni dopo Gabriella era sola, più che mai spaventata ed atterrita. La sua povera ragione si smarriva in mezzo alle idee orribili, che la tormentavano.
Dal dì che il conte di San Giorgio era venuto in sua casa, la vita era stata per lei un vero peso.
Che mai sarebbe avvenuto?
Fu al cavaliere di Malta che prima pensò, udendo quella mattina battere alla sua porta, ove non si presentava quasi mai alcuno.
Ordinò si aprisse, ma non più colla speranza, colla fiducia, colla quale altra volta aveva ordinato d'introdurre il conte, credendolo Marco.
Attese tremante.
La persona che aveva battuto entrò sola, e rinchiuse l'uscio dietro a sè.
Era una donna: era Camilla.
Gabriella mise un grido, ma debole, ma soffocato.
Sua cognata si avanzò verso di lei; le si assise vicino; le prese una mano.
—Non vi spaventate, Gabriella, disse con accento insinuante. Io sono venuta a chiedervi perdono.
—Perdono! mormorò la giovane vedova attonita, ma pur sempra paurosa.
—Sì, ascoltatemi, ve ne supplico. Ma ditemi prima che di me non temete.
Camilla non sorrideva come al solito; pareva anzi assai triste, e forse quella tristezza, grazie ai timori che l'agitavano, non era simulata.
Nella povera Gabriella destò una specie di compassione.
—Parlate, signora, balbettò.
—Gabriella, io non voglio negare i torti, che ebbi verso voi; ma se sapeste per qual motivo possente fui costretta ad assecondare vostro marito, avreste pietà di me, fors'anche mi compatireste.
Gabriella aprì i suoi languidi occhi, li fissò in volto a Camilla, tra la timidezza, il timore, l'emozione. Ella pensò a Marco, pensò che la causa da lui addotta per giustificare Camilla doveva essere vera.
«Sì, disse tra sè, queste parole mi provano che mio marito conosceva la sua origine, e ch'ella ne comperò il silenzio.»
Pure non era certo rassicurata: Marco non le aveva anche detto di diffidare di Camilla?
Ma ella non poteva molto riflettere; ogni sua forza di spirito si ora esaurita sin da quando il conte di San Giorgio era venuto a porla sossopra…. Ed anche di quel cavaliere, dei segreti, dei parenti, ai quali egli aveva accennato, parlerebbe Camilla?…
Gabriella, dopo qualche istante d'angoscioso silenzio, non potè far altro che dire alla dalmatina:
—Continuate.
Ed ella continuò.
—Sì, disse; voi, mia cara, mi compatireste….
Ah! Ella non immaginava la visita di Marco a Gabriella, e ch'ei le avesse rivelato ciò che tanto ella temeva. Eppure il genio del male che la favoriva aveva voluto che quella visita, che quella rivelazione servissero a persuadere la giovane vedova.
—Ma ora, proseguiva Camilla, devo dirvi quanto sono pentita delle minacce che vi feci in Bologna.
Gabriella fremette.
—Ohimè! che cosa avrete voi pensato della sposa di Federico, del fratel vostro?
Nessuno mentiva meglio di quella donna; possedeva tutte le doti che illudono, che ingannano, e sapeva piegarsi a tutto. Ella, orgogliosa per natura, soffocava quando era d'uopo l'orgoglio, e per scusarsi innanzi a sè medesima, che talvolta ne sentiva il bisogno, dicevasi che ben altri avrebbero agito come lei, se si fossero trovati nella posizione sua. Le circostanze, ripetevasi, l'avevano trascinata! Quanti non adducono a giustificazione tale scusa!
E dessa talvolta viene tenuta buona anche da chi, negli istanti più crudeli, terribili, non saprebbe mai ricorrere ad un delitto.
La filosofia può compatire gli eccessi, essa, che conosce il cuore, ne anatomizza le passioni; pure mai vedrà tali eccessi senza orrore, chè allora perderebbe della sua grandezza, diverrebbe per eccessiva indulgenza incitamento al male.
Camilla, dopo qualche esitazione, proseguì:
—Vi ho minacciata senza sapere che mi dicessi, e soltanto sotto l'impressione della paura che mi metteste in disgrazia a Federico, che tanto amo…. Perchè, guardate, io fui più sventurata che colpevole; pure, prima che perdere l'amore di lui, sarei pronta a tutto…. o piuttosto mi ucciderei qui…. in questa stanza….
I suoi occhi neri lanciavano fiamme. Gabriella la guardò con terrore…. ma quella esaltazione di Camilla fu breve.
—Io, riprese colla dolcezza di prima, vi dico questo perchè mi comprendiate, Gabriella, e mai riveliate a Federico il vero…. Deh! non fatelo!… Ed in eterno vi sarò riconoscente…. Iddio stesso ve ne ricompenserà….
Come poteva ella parlar di Dio?
Ma Gabriella, dessa lo aveva compreso, era divota, scrupolosa, e per ridurla a ciò che voleva, le sembrava necessario ricorrere a Dio, profferirne il nome!
—Sì, se non per me, continuò Camilla, promettetemi il silenzio per religione…. Voi mi eviterete di far male, altrimenti io mi perderei….
La sua disperazione sembrava grande! Forse approfittava della sola circostanza, in cui potesse giustificare quei trasporti, onde, una volta almeno, sfogarsi dinanzi a qualcheduno. E quella disperazione, che rivelava angosce orribili, commosse Gabriella, la convinse.
Poi credette veramente che, non promettendo il silenzio, ella toglierebbe quell'anima a Dio, rabbrividì a tale pensiero; ella, che, dinanzi agli altari, con una fede pura, quasi fanatica aveva sempre bisogno di pregare!
Povera Gabriella! Più che per le agitazioni, i perigli del mondo, l'amore, era nata per la vita contemplativa…. All'oscuro di tutte le passioni, non sarebbe stata tranquilla, felice forse?
E per obbedire a Dio, che ordina perdonare ai nemici, ella, benchè confusa:
—Vi perdono, mormorò, e giuro il silenzio che mi chiedete.
Camilla respirò; il suo piano riesciva.
—Grazie, disse stringendo le mani della cognata, grazie.
Gabriella non rispose allora; che avrebbe potuto dire! Aveva provata una sì violenta emozione, che la sua testa si spezzava. Si chiese un istante se dovesse parlare di Marco a Camilla, ma la paura la consigliò a non farlo. Era diffidente, senza essere avveduta.
—Potrete voi guardarmi in avvenire senza timore? domandò Camilla.
—Vi ho perdonato, signora; Dio m'impone di farlo intieramente.
La dalmatina, benchè sì malvagia, fu scossa da quelle semplici parole. Ma tali emozioni in lei erano sempre passaggiere. Una sola meta le stava innanzi: per ottenerla era decisa ad altri delitti; dunque, come poteva arrestarsi per così poco?
«Tutto va bene, pensò.»
—Perchè, disse a Gabriella, noi dovremo dimorare insieme qualche tempo.
La giovane vedova provò una sensazione penosa.
—Ah! fu la sola parola che potè pronunciare.
—Non avrete dimenticato la visita, che poco tempo fa, vi fece un cavaliere di Malta; ei vi confidò che cercava di vostro padre, che lo credeva suo parente.
—Ebbene?
—Ci fu dato fornirgli le prove necessarie…. se sapeste…. pare un miracolo…. Basta, vi narrerò in seguito…. Insomma voi e Federico non siete quelli, che credevate essere. Quel cavaliere non s'ingannava…. Vostro padre portava un nome falso…. Egli era il cavaliere dell'Isola, figlio secondogenito di un duca ricchissimo…. Era stato diseredato, scacciato per aver contratto nozze ineguali.
—Oh! dunque era vero? Ma già il ritratto, che quel cavaliere mi mostrò….
—Sì, bastava per dare una certezza morale. La vostra gran rassomiglianza colla famiglia dell'Isola fu causa che si scoprisse tutto.
«Ahimè? pensò Gabriella…. Certo ella avrebbe preferito esser lasciata in pace.»
—Comprendo, disse poi. Ah! mio padre l'avevano scacciato!…
—Sì, ma gli si perdonò, e da gran tempo il suo genitore lo aveva fatto. Ma il fratello primogenito tenne segreto quel perdono; soltanto qualche istante prima di morire, nel gennajo di quest'anno, confessò ogni cosa, si pentì ed ordinò venisse riparato.
Gabriella non sapeva dir altro che qualche parola sconnessa…. Era sorpresa?… agitazione?… nuovo terrore?… Forse; ma tutto ciò si traduceva in un profondo abbattimento.
—Ma perchè, mormorò, dite che devo venire con voi? Dove si vuole condurmi?
—Nella patria del vostro genitore.
—Quale è dessa?
—La Sicilia.
—Cielo! sì lontano! Ma io non posso sopportare un tal viaggio.
Camilla pensò che le conveniva persuaderla.
—Non temete, le disse; anzi questo viaggio vi farà forse bene.
—Ma gli è che vorrei rimanere, io! Ed i miei figli?
—Bisogna vi rassegniate a quest'assenza, Gabriella, è necessario. Il conte di San Giorgio, quel cavaliere vostro cugino, assicura che uno zio materno di vostro padre, un superiore di cappuccini, il quale verrà incaricato di ottenere presto il vostro riconoscimento e quello di Federico, si dorrebbe se non ci accompagnaste…. Volete si rimproveri vostro fratello di poco amore per voi? Certo ei non lo merita…. Sarà già imbarazzato….
Gabriella aveva sempre amato moltissimo Federico, e forse nel promettere a Camilla il silenzio aveva pensato che sarebbe stato inutile e crudele affliggere suo fratello, poichè la dalmatina era davvero sua moglie.
—Sì, Federico desidera vivamente che ci accompagniate, riprese Camilla; alfine quest'assenza sarà breve; tra poco potrete lasciar la Sicilia e ritornare ove vi piacerà…. Pensate ai vostri bambini; volete privarli della eredità, dei vantaggi grandi, che legittimamente vi spettano? Nol potreste: un giorno ve lo rimproverebbero forse.
—È vero.
—Poi i vostri parenti sospetterebbero forse qualche cosa di male.
—Oh! ma mi sembra che Federico potrebbe rappresentarmi. La mia cattiva salute è sufficiente giustificazione.
Più Camilla vedeva Gabriella contraria a partire, più pensava essere necessario condurla a ciò. Non potrebbe ella in quell'intervallo recarsi a Venezia dalla signora Lorini, vedere Marco fors'anche? E quando Federico andrebbe da lei per informarla dell'esito dei loro reclami, tutto forse sarebbe perduto per Camilla. Per questo proseguì nella solita via.
—V'ingannate, nol potreste. Poi il conte, vedendovi sì indifferente, ne rimarrebbe offeso: dareste dispiacere a tutti, ed a voi, ai figli vostri rechereste danno. Ve lo dissi, è per poco tempo. I bambini potete affidarli alla domestica: non è ella sicura forse?
—Sicurissima, gli ama molto, per questo posso essere tranquilla.
—Dunque, quando una risoluzione è necessaria, bisogna farsi coraggio ed adottarla.
Tutto questo dialogo Camilla lo aveva condotto colla maggiore semplicità. Indi sospirando:
—Se sapeste, quanto dispiace anche a me di venire….
—A voi?
—Certamente; voi e Federico siete della famiglia, ma io, che non sono nobile, verrò trattata forse con dello sprezzo.
Era sì triste, che Gabriella s'intenerì: ella, che conosceva l'origine di Camilla, ne provò compassione, ma nullameno la sua ripugnanza ad andarsene con lei non si dileguava.
—E…. questi parenti di nostro padre sono contenti poi tutti di ritrovarci?… chè altrimenti mai io mi deciderei….
—Oh sì….
—Io non presagisco nulla di buono, dei perigli forse….
—Ma non vi è periglio alcuno…. Alfine non è necessario che abbiate gran relazione colla famiglia dell'Isola…. Federico sulle prime pensava come voi, era quasi per rinunziare….
—Oh! sarebbe stato meglio.
—Ma non ardì farlo perchè in una memoria scritta da vostro padre, che sta in mano di Federico, egli ordina a suo figlio di accettare se mai la famiglia perdonasse…. Tale memoria la vedrete anche voi.
—Allora comprendo, rispose Gabriella.
Non trovava altre obbiezioni, eppure avrebbe voluto rimanere.
—Siete decisa?
—Se assolutamente si vuole che io parta….
—Nessuno vi costringe, ma vi si prega, disse Camilla con affettuosa dignità.
—Bene, verrò.
—Ora, mia cara, credo che tutti saranno contenti. Federico disse al conte di San Giorgio che vi eravate maritata, mentr'egli era assente; così non vi si farà alcuna domanda sul vostro passato.
Camilla ormai era salva.
Di lì a poco si udì battere.
Il cuore di Gabriella si strinse; era rassegnata, ma non di più.
Quasi subito il cavaliere di Malta e l'ufficiale spagnuolo entrarono.
La dalmatina aveva avuto appena il tempo necessario.
Gabriella si alzò confusa, s'inchinò al conte e si avanzò verso il fratello.
Era sì pallida in quell'istante, sì commovente che l'ufficiale, il quale era facile ad impressionarsi, non potè far a meno di abbracciarla con tenerezza. Pensò che forse poco le rimaneva di vita, e ch'egli alfine le doveva protezione ed amore.
Ella provò un istante di gioja tra le braccia di lui.
«Ah! pensò, perchè la fatalità vuole che io lo inganni tacendo? ma è per non essere crudele parlando. Poi ho promesso; Dio vede le mie intenzioni.»
Il conte era lieto nel vedere che nulla di quanto aveva sospettato si realizzava, e che Gabriella e Federico si amavano.
Epperò si persuase sempre più che quella giovane donna era di testa un po' debole.
Le si avvicinò appena Federico l'ebbe abbracciata, la guardò con dolcezza e le baciò la mano dicendole:
—Vedete, signora, che non vi esortai invano a sperare…. Siete mia cugina.
Ella arrossì molto, rammentandosi in qual modo lo aveva ricevuto.
Tentò sorridere, e rispose a quei cordiali saluti il meglio che seppe.
—Ella verrà con noi, disse Camilla.
Gabriella non poteva più ritirarsi. D'altronde il conte e l'ufficiale la ponevano in soggezione.
Federico volle vedere i bambini, che vennero trovati vezzosi ed accarezzati da tutti.
Dopo qualche tempo, l'ufficiale si volse alla sorella, dicendole:
—Ora vi lasceremo; dobbiamo partire domani, avrete appena il tempo di prepararvi.
—Verremo a prendervi noi di buon'ora, disse il conte alzandosi.
E, dopo qualche altro saluto, Gabriella rimase sola. Era confusa, sbalordita, ma l'affezione dimostratale da Federico, la gentilezza del conte la confortavano.
La prima cosa che fece fu di porsi a scrivere un biglietto: era per Marco. Gli annunziava soltanto che partiva per la Sicilia col fratello.
Consegnò il biglietto alla sua domestica, dicendole:
—Se viene qui un signore, chiamato Marco Sabbia a chiedere di me, glielo rimetterai.
Combinò ogni cosa colla fidata servente, le raccomandò i bambini, dopo di che fu più tranquilla.
Il mattino seguente il conte con Antonio venne a prenderla. Federico e
Camilla attendevano nel porto.
Al momento d'imbarcarsi, un giovane cappuccino si avvicinò al conte di San Giorgio, il quale lo salutò cordialmente. Era il padre Leone, che sorrise vedendo Gabriella fra i compagni del cavaliere.
—Questo giovane frate, disse il conte, appena il cappuccino si fu allontanato, notò a caso la rassomiglianxa di Gabriella, che aveva veduta molte volte in chiesa, col ritratto di mia madre; è grazie a lui che vi ho ritrovati.
—Infatti l'ho riconosciuto, interruppe la giovane; predicava a
Pesaro; si chiama il padre Leone, ed è del convento di Chieti.
Camilla ascoltava con una certa trepidazione, ma non profferì parola.
Era timore che quel frate conoscesse i segreti di Gabriella?
Intanto entrarono nella nave.
Camilla pensava che la cattiva salute di sua cognata le fornirebbe un pretesto per non lasciarla mai.
Per quali miracoli di dissimulazione doveva ella riescire a scongiurare ogni pericolo durante quel viaggio; a far che nemmeno si venisse a parlare ancora del modo, col quale ella aveva potuto fornire le carte del cavaliere dell'Isola?
Forse le preoccupazioni personali e vivissime de' suoi compagni dovevano grandemente ajutarla.
FINE DELLA PARTE SECONDA.
PARTE TERZA
La duchessa dell'Isola.