III.

Madre e figlio si rassomigliavano, non solo di aspetto ma di anima; se non che alla grazia ed avvenenza materna, Guido aveva aggiunto l'energia, la forza e il prepotente amore dell'arte cui aveva ereditati da suo padre.

Il giovane volle essere artista, nè la madre glielo contrastò, quantunque l'utile consigliasse la scelta d'un lavoro men gradito ma più proficuo. Mercè la virtù del risparmio, seppe ella bastare a tutto con quei pochi redditi che loro rimanevano. Guido fu scultore, studiò, lavorò, e animato da uno zelo impareggiabile, afforzato da una volontà potente e dominatrice, favorito dalle migliori disposizioni dell'ingegno, in breve, per l'eccellenza delle sue opere, mandò intorno il suo nome con una certa fama, e giunse eziandio ad ottenere dal suo scalpello compenso di non ispregevoli guadagni.

Nell'accostarsi al suo villaggio, che da tanto tempo non aveva più visto, nel ritrovare man mano a uno a uno que' luoghi, i quali tutti avevano per lei una memoria della sua adolescenza o dell'infanzia, Anna erasi venuta rianimando, e una viva commozione le faceva brillare gli occhi e le arrossava d'alquanto le guancie abitualmente pallide, rendendole così un aspetto quasi giovanile.

Ella veniva raccontando al figliuolo, che la guardava con tenerezza, tutte quelle innocenti memorie, e si commoveva narrandogli le più indifferenti storielle fatte preziose dal prestigio dell'età trascorsa. A un punto le lagrime, che più volte già le erano venute in pelle in pelle, sgorgarono abbondanti da' suoi occhi, e abbandonandosi della persona sopra i cuscini, ella si coprì colle mani la faccia.

“Madre!” esclamò Guido con caloroso affetto, prendendole tutt'e due le mani, staccandogliele dalla faccia e ritenendole fra le sue con dolce pressione, mentre i suoi occhi s'affissavano con immensa tenerezza in quelli di lei: “Madre, a che pensi?”

“Penso a mio padre;” rispose ella, sforzandosi a dominare la sua emozione, “penso ch'egli non è più nel salotto a terreno della nostra casa dove soleva stare nell'ora di riposo della giornata; penso che non può venire sulla soglia a ricevermi col perdono sulle labbra.... e fosse pur anche collo sdegno e col rimprovero!... Penso che quel buon vecchio non l'ho visto più, e che è morto corrucciato con me....”

Guido la interruppe con vivacità.

“Non parlare così, non dire di queste cose, non pensarle, madre mia. Se tu hai commesso qualche fallo verso tuo padre, non fosti tu esemplare fra le ottime mogli, e la più tenera, la più santa delle madri? E lo sai bene che questa è principalmente la missione della donna! Tuo padre in vita, offuscata la mente dalla passione, ha forse disconosciuto e te e il vero dover suo, ma nel mondo di là, dove meglio splende allo spirito nostro la luce del vero, egli ti ha perdonato e benedetta, di certo, come sempre ti benedisse il compagno della tua vita, come ti benedico io, tuo figlio.”

Anna, attraverso le lagrime, rispose con un sorriso; e Guido, per isviarne dai tristi pensieri la mente, dopo breve pausa, soggiunse esclamando con ammirazione, come sorpreso d'un tratto alla veduta che aveva dinanzi:

“Oh vedi, come man mano che ascendiamo sulla collina, la pianura si amplia e si stende, e si rivela ai nostri sguardi! E che variazione di linee e di terreno! Che ricchezza di tinte e quanta leggiadria di disegno! Quanta grazia e quanta imponenza insieme in tutto il complesso! Come mi piacerebbe vedere questo paese illuminato dalla luce d'uno splendido sole, invece che da quella grigiastra del nuvoloso crepuscolo! È un bel paese il tuo, mamma, che, al vederlo, non so perchè, mi fa battere il cuore, come se in esso ci avessi anch'io e memorie e legame d'affetti.... Certo perchè esso è tuo; perchè qui mio padre ti ha vista ed amata; perchè alcuna cosa di quest'aura, di questo cielo, di questa terra è rimasta nella tanta bontà dell'anima tua, e un briciolo dell'amore a questi luoghi, quell'amore che ogni gentile ha pur sempre per il cantuccio del mondo dov'è nato, tu me l'hai trasmesso col sangue. Sì, davvero; sento come se io pure avessi avuto la vita in questo remoto e stupendo seno delle Alpi. E vorrei pure che così fosse. In una popolosa città, fra il tumulto e il viavai della gente, in mezzo ad oggetti che mutano sempre con vertiginosa instabilità, le prime memorie o non si possono imprimere profonde o presto si scancellano. Tante vicende, tanti guai, tanta folla ci passano e ripassano dinanzi! Qui invece!.... Qui ogni albero mi pare debba avere una parola da ridire al passaggio del montanino che torna dopo lunga assenza al suo paese; ogni uscio di casa una confidenza da richiamare, ogni cantonata, ogni volto d'abitante, ogni sasso un ricordo da evocare.”

“Sì, sì, è vero!” esclamava la madre.

“E ti giuro” continuava Guido “che questo paese non mi è nuovo, benchè io non ci sia stato mai. Io l'ho vista di belle volte nelle mie fantasticaggini questa tranquilla vallata; io l'ho sognata le mille fiate questa solitudine, rallegrata dai più sacri amori della terra: la madre, la compagna della nostra vita e i figli. Gli è in un paese come questo che io credo la migliore delle sorti quella di finire i nostri giorni.”

Ciò che diceva il figliuolo era il pensiero appunto della madre; pure essa crollò il capo e il suo sorriso si fece più mesto.

“Che parli tu di finire,” disse, “tu che li hai appena incominciati i tuoi giorni? Certo a me tornerebbe come una ventura il ridurmi qui dove nacqui, e qui estinguermi dove tutti morirono i miei; e forse meno tormentati dai mali sarebbero qui, nelle mie aure native, gli anni che mi rimangono.”

“E si faccia:” proruppe Guido. “Tu sai, madre, che io non ho altro desiderio che il tuo. Veniamo pure a vivere nel tuo villaggio, e s'io ti vedrò lieta, sarò il più lieto uomo del mondo.”

“No, no;” esclamò Anna con risoluta fermezza d'accento. “A te ben d'altro è mestieri per l'arte tua; e la tua giovinezza non deve segregarsi dal mondo e togliersi a quel moto per cui è fatto, a quel destino che le è assegnato. Sarebbe un soverchio e ingiusto sacrifizio che io t'imporrei, e di cui a me chiederebbe severo conto tuo padre, il quale può rivivere nella tua futura gloria d'artista.”

Guido chinò il capo e si tacque.

La salita intanto si faceva sempre più ripida, e i cavalli trascinavano a stento la carrozzona, eccitati dalla voce grossa e dalle frustate sonore del vetturino, sceso di cassetta. Il giovane aprì lo sportello, e saltò giù ancor egli sulla strada, dicendo a sua madre:

“Farò a piedi questo tratto di via; ho giusto bisogno di sgranchirmi un poco le gambe.”

Anna tirò giù il cristallo, per veder meglio la campagna.

“Bada che avrai freddo,” le disse Guido: “l'aria è frizzante.”

“Lascia, lascia:” rispose la donna con voce animata: “sto tanto bene; e quest'aria, anzi, mi sarà giovevole.... Vedi se non ti sembro già tutt'un'altra!”

Ed era vero che gli occhi le brillavano maggiormente, e un caro rossore era venuto a colorirle leggermente le guancie. Il figliuolo venne ad avvolgerle bene intorno alla persona lo scialle e la coperta, e poi si pose a camminare accanto alla carrozza, tenendo una mano sull'apertura dello sportello.

Dopo un poco, una viuzza serpeggiante sul fianco della collina gli apparve da quella parte appunto della strada dov'egli si trovava. Il sentieruolo s'avvolgeva graziosamente traverso una china erbosa tutta smaltata di fiori azzurrognoli, che i botanici battezzarono col nome di colchici autunnali, e i nostri montanari con poetico vocabolo, come annunziatori dei primi freddi, chiamano freddolini; e poi si perdeva in un castagneto.

Il giovane l'additò a sua madre.

“Quel sentiero conduce al villaggio per più breve e più ripido tragitto:” disse Anna. “Mentre la via carrozzabile gira intorno al colle, quella stradicciuola lo traversa dritto al culmine. Quando si è giunti alla cima della collina, vi si gode una veduta di paese che poche o nessuna se ne ha di più belle al mondo.”

“Allora, se tu non hai bisogno di me,” disse Guido, “io piglio questa viuzza, e ti aspetto poi all'entrar del paese.”

“Fa' pure. Giunto in alto del colle, ti vedrai il villaggio a' piedi.”

Guido fece un cenno di saluto col capo a sua madre, che gli rispose con un sorriso, e si slanciò con passo affrettato su pel sentiero, traverso la falda erbosa della collina. In poco di tempo fu, oltre il bosco dei castagni, al culmine. Come gli aveva detto la madre, vide colà aprirsi tutt'intorno una di quelle magnifiche prospettive che non si possono trovare fuorchè nelle regioni montanine. Un'infinità di valli e vallette, le une imboccando nelle altre, tutte irrigate da qualche torrentello spumeggiante, tutte vestite nel declivio da boschi e da vigne, e coperte al fondo da prati e campicelli, tutte chiazzate dal bianco di abitazioni sparse qua e là, di paeselli aggruppati più su, più giù, sulle rive dei corsi d'acqua, nelle più pittoresche giaciture. Le ombre della sera che s'avanzavano rapide, e parevano dal fondo delle valli salire su per i fianchi della montagna, la quale si ergeva al di là di questa catena bene intrecciata di colli, davano a que' luoghi l'apparenza d'un'ampiezza maggiore, e come una sublimità melanconica e grave.

Il paesello di sua madre rimaneva giusto ai piedi del giovane artista. Coll'acuto sguardo, non ostante quelle prime tenebre, egli arrivava a discernere casa per casa, e vedervi nei cortili in cui entravano i contadini a riporre i loro stromenti di lavoro, e per le finestre accesi i fuochi per cuocere la parca cena.

Guido, ansante per la ripida salita, si appoggiò al tronco d'un grosso castagno che là sorgeva, e stette a contemplare. Gli giunse allora all'orecchie il suono da morto della campana, il quale, impedito dalla costa del colle, non aveva potuto prima giungere sino a lui. Guardò fisso laggiù, e vide un ammasso di persone con ceri accesi avviarsi dalla piazza della parrocchia verso un'estremità del villaggio. Indovinò il vero e assai gli dolse, pensando al nuovo dolore che ne avrebbe sua madre. Poi pensò a quella creatura, che probabilmente era portata a seppellire in tal momento la quale per sangue a lui, Guido, era congiunta, che pure, egli non aveva vista mai, e non aveva quindi amata e alla quale se volgeva un compianto, pure non aveva lagrime da tributare.... Ma tosto si presentò quindi alla sua mente il pensiero di quella ragazza che unica era rimasta intorno alla povera vecchia, e che con la nonna perdeva tutto nel mondo.

L'idea della giovinetta abbandonata lo intenerì. «Poverina! — pensava; — ella sì che piangerà, che si dispererà nel massimo dei cordogli su codesta tomba che le rapisce ogni cosa ed ogni affetto!» E nella sua fantasia d'artista. Guido travide un'ideale di fanciulla colla ingenua grazia della prima giovinezza, atteggiata alla mossa più commovente del dolore, in quella naturale eleganza che seppe dare alle sue opere perfette, la sublimità dell'arte greca.

Allora un impeto d'entusiasmo caritatevole gl'invase il nobile animo. A sua madre ed a lui, anzi più a lui, perchè sua madre infermiccia aveva bisogno ella medesima di riguardi e di soccorsi; a lui si apparteneva di recar sollievo a sì aspra ferita del dolore che tormentava quell'anima sì nuova ancora alla vita; a lui di creare intorno alla misera derelitta un'atmosfera d'affetto, la quale di certo non poteva tener luogo di ciò ch'ella aveva perduto, ma che ne temperasse tuttavia l'angoscia; a lui il difficile ma sublime cómpito di medicare e risanare un cuore così crudelmente trafitto. Con questo accesso di zelo, scese precipitosamente la collina, e raggiunse all'entrata del villaggio la carrozza di sua madre.

“Che hai?” gli domandò la madre, che vide negli occhi di lui una luce più viva.

“Penso a Maria:” disse Guido con nuova espressione. “Povera orfana!”

“Orfana!” ripetè Anna con voce che suonò come un singhiozzo. “La povera zia, adunque?...”

Si perdevano nell'aere vespertino gli ultimi rintocchi della campana. Anna si abbandonò nel fondo della carrozza, e si coprì il viso col fazzoletto. La casa che era stata del padre di Anna, era venuta in mano di estranei; non avevano l'Anna e suo figlio dimora alcuna in quel paese, che fosse pronta ad accoglierli. Guido, salendo nel legno presso la madre, ordinò al vetturino di condurli alla miglior locanda. Colà il figliuolo volle che Anna si mettesse a letto, e capitatogli un monello, lo aveva mandato, come abbiamo visto, ad avvisare il parroco del loro arrivo.

Mezz'ora dopo, la voce del vecchio sacerdote diceva all'uscio della stanza in cui erano Anna coricata e Guido a tenerle compagnia:

“Si può?”

“Avanti, avanti!” rispondeva sollecito il giovane, e si alzava con premura a muovere incontro alle due persone che entravano.