X.
Anna scrisse al signor X... essere determinazione di Maria di rimaner per allora ragazza.
A questa risposta fu tanta l'afflizione del giovane innamorato che il padre volle tentare ancora di smuovere la giovinetta dalla presa risoluzione; e il giorno dopo si presentò alla casa di Anna, supplicando lo si lasciasse parlare colla fanciulla. La madre di Guido ben rispose che questo era affatto inutile, nè le pareva di tutta convenienza; ma l'altro insistendo caldamente, perchè non si sospettasse della sincerità della data risposta, Anna finì per acconsentire al domandato colloquio.
Quando furono in presenza e soli il signor X... e Maria, il primo cominciò a domandare alla ragazza se proprio secondo il volere di lei era la fattagli risposta, ed essa ciò affermando con fredda dignità.
“Ma perchè?” interrogò il signor X... con calore. “Quale ragione può ella avere.... Oh mi dica liberamente tutto! E se io potrò mai far cosa che la possa far cambiare di risoluzione, qualunque ella sia, si accerti che la farò ad ogni costo.”
“La ragione,” rispose tranquillamente la fanciulla, “è questa sola: che io sto bene così come mi trovo e non amo cambiare di condizione e di stato.”
Questa ragione non era tale da appagare il padre del giovane innamorato, epperò insistette con più forza, soggiungendo che si trattava della vita d'un uomo, che suo figlio era a tale che, privo di lei, non voleva viver più; conservasse per carità, per amor di Dio, l'unico figliuolo ad un padre oramai vecchio; non avrebbe dovuto pentirsene a nissun modo, avrebbe avuto dall'amore del giovane, dalla riconoscenza di lui che la supplicava il più ampio compenso.
Il povero padre s'era commosso sino alle lagrime, e ad aggiunger forza alle sue preghiere accennava volersi mettere in ginocchio innanzi alla ragazza; essa ne lo trattenne.
“Io sento per suo figlio la maggior compassione; ma non devo tuttavia ingannarlo.... Suo figlio, non l'amo; e non mi pare nè prudente nè onesto dare a chi non s'ama la nostra vita e prendere la sua.”
“Lo amerà dipoi....”
“E se no? Non conviene giuocare l'esistenza di due individui sull'incerta posta d'un avvenire poco probabile. Pare a lei che suo figlio medesimo avrebbe ad esser felice quando non si sentisse amato come certo desidera, com'è suo diritto, come n'è ben degno?”
“Ciò vuol dire ch'ella ama qualchedun altro!”
Maria volse al suo interlocutore la fronte sicura e lo sguardo limpidissimo, senza traccia del menomo turbamento.
“No,” diss'ella, “nè so pure se amerò mai uomo al mondo. Ma questo è certo che non darò la mia mano se non a chi abbia già saputo acquistarsi tutto il mio cuore.”
Fece un inchino per significare che il colloquio aveva da esser finito e nulla più era da dirsi fra loro due. Il signor X... se ne partì disperato: e mentre usciva per una porta, si precipitava da un'altra nel salotto Guido, il quale, colla febbre addosso, aveva udito, origliando, i tenuti discorsi.
“Maria!” esclamò egli correndo presso la fanciulla e pigliandole una mano che baciò con passione. “Maria, tu sei un angelo.”
Essa tolse via lentamente la mano da quella di Guido, guardando con istupore lo acceso volto di lui.
“Perchè mi dici tu codesto?” domandò con accento di gelato riserbo.
Guido rimase impacciato, non sapendo più nè che rispondere, nè che si fare. Maria tenne alquanto fissi su di lui gli occhi suoi con una certa curiosità scrutatrice senza aggiunger altro; poi s'avviò lentamente: ma quando fu all'uscio, e già aveva la mano sulla gruccia della serratura, si volse indietro e disse:
“Tu hai ascoltato il mio colloquio con quel signore?”
“Sì,” rispose Guido, abbassando il capo vergognoso.
“Hai fatto molto male:” pronunziò Maria col tono d'un precettore che rampogna un allievo, e sparì, tra i battenti dell'uscio; ma se Guido avesse levato gli occhi a quel punto, avrebbe visto sulle labbra di lei un certo sorrisetto, che non indicava disdegno e che era forse meno indifferente del solito.
Pochi giorni dopo, il signor X... partiva con suo figlio per un lungo viaggio, nell'intento di svagare l'addolorato giovane.
Guido lo annunziò a Maria, la quale, come al solito, lavorava alla finestra del salotto.
“Ah!” fece la fanciulla con tutta tranquillità: “poveretto!”
“Tu lo compatisci?” esclamò con gelosia l'artista che teneva fisso lo sguardo sui lineamenti della fanciulla.
“Sì; lo vedevo tutti i giorni là davanti con una faccia così sofferente e così mesta che, davvero, a non averne compassione, bisognerebbe esser peggio che insensibili.”
“Hai ragione. Anch'io lo compatisco e dimolto. Ma ne sai tu il perchè?”
“Perchè?” domandò Maria alzando gli occhi dal lavoro e fissandoli in volto a Guido.
Questi aveva il cuore che gli palpitava forte forte, e le labbra che gli tremavano nel rispondere.
“Perchè t'ama non riamato....”
Si tacque di subito, come se a proseguire gli mancassero la voce e la forza.
Maria non disse nulla; riabbassò il suo sguardo, e la mano corse spedita come prima sul suo lavoro.