NOTE

[1]A' Moderati, vinti ne' Comizi del 5 Novembre 1876. Canzone di Matteo Raeli. — Noto Tip. di Fr. Zammit. 1876.
[2]Esaggero, con due gg, per conservare al vocabolo la forza del valore etimologico. Viene da Ex-aggero. Gherardinianismo sporadico.
[3]Ho visto con piacere seguito questo giudizio dal Barrili, uno de' pochi, se non il solo scrittor di novelle contemporaneo, che mostri istruzione e buon gusto. Egli non vi parlerebbe di cavalli amburghesi, come il Tarchetti; non vi porrebbe Rouen, la patria del Cornelio, sul mare, come Salvatore Farina nel Tesoro di Donnina; egli non farebbe, come il Guerzoni, scrivere da una bennata fanciulla alla madre la dimane delle nozze. — «Ti mando tutti i baci che mio marito mi lascia disponibili,» — frase che non adoprerebbe una donna da conio. Eccone le parole: — «Luisa! Bel nome! Egli lo sapeva finalmente, e stava con fanciullesca cura a pronunziarlo, non come si fa a Genova, ma scandendolo in tre sillabe: Lu-i-sa, e sibilando un tal poco l'esse alla maniera toscano. E' non era un nome strano, di quelli, che certi capiscarichi impongono alle bambine, per dare importanza di eroine da romanzo o da dramma alle loro creature grame. Gli era un nome quieto, gentile, dolce a pronunziarsi e dolce a udirsi: Luisa! E' non era Elisa, nome da mettere in endecasillabi morbidi e flosci come quelli di... acqua in bocca per non farci maledire dal secolo, che li ha in gran pregio. Non era neppure Eloisa, nome da far ricordare la badessa del Paracleto, innamorata d'un teologo, o la svizzera di Giangiacomo Rousseau, innamorata d'un astrologo sconclusionato. Era Luisa: modestamente, unicamente e soavemente Luisa.» —
[4]Daniele Stern, il cui vero nome era Contessa d'Agoult, più nota veramente per le avventure galanti, che per le opere letterarie.
[5]L'Aleardi dice, rimanendo sempre nell'indeterminato: ... Nell'April della vita, allor che varchi Quasi danzando il limitar del mondo Fiorito a festa e della tua venuta Si allegra ogni sembiante, e ad ogni giorno Mette le piume una speranza e vola Pe 'l novo aere cantando, poi che il Vero, Freddo saettator, nessuna ancora Ne uccise... Ed il Leopardi ha espresso in più poesie il rimpianto per la gioventù perduta, dicendo, che la scena del mondo sorride in vista di paradiso al guardo giovanile, e che ... s'accinge all'opra Di questa vita come a danza o gioco Il misero mortal... (La vita solitaria) ... Chi rimembrar vi può senza sospiri, O primo entrar di giovinezza, o giorni Vezzosi, inenarrabili, allor quando Al rapito mortal primieramente Sorridon le donzelle; a gara intorno Ogni cosa sorride: invidia tace, Non desta ancora ovver benigna.... (Ricordanze) ... In sul fiorir d'ogni speranza, e molto Prima, che incontro alla festosa fronte I lùgubri suoi lampi il ver baleni. (Sopra un bassorilievo)

... Nell'April della vita, allor che varchi

Quasi danzando il limitar del mondo

Fiorito a festa e della tua venuta

Si allegra ogni sembiante, e ad ogni giorno

Mette le piume una speranza e vola

Pe 'l novo aere cantando, poi che il Vero,

Freddo saettator, nessuna ancora

Ne uccise...

... s'accinge all'opra

Di questa vita come a danza o gioco

Il misero mortal... (La vita solitaria)

... Chi rimembrar vi può senza sospiri,

O primo entrar di giovinezza, o giorni

Vezzosi, inenarrabili, allor quando

Al rapito mortal primieramente

Sorridon le donzelle; a gara intorno

Ogni cosa sorride: invidia tace,

Non desta ancora ovver benigna.... (Ricordanze)

... In sul fiorir d'ogni speranza, e molto

Prima, che incontro alla festosa fronte

I lùgubri suoi lampi il ver baleni.

(Sopra un bassorilievo)

[6]Ludovico Aleardi non era un volgarissimo fabbro di versi. Ecco in qual modo fa parlare Giove nel prologo delle Origini di Vicenza: Tra le parti, onde il mondo In ampio giro si dilata e spande, O che circonda co' suoi flutti il mare; O che cinga de' monti alta corona, O che in bel largo pian stenda le membra, Non ve n'è certo alcuna Che l'Italia pareggi. L'Italia è il fior di tutte e la bellezza, E d'ogni altra provincia è la Regina Così vols'io crearla Quando il profondo caos disciolsi e trassi Fuor dalle oscure tenebre la luce, Che poi sì bella machina scoperse E le celesti sfere agli occhi altrui. Volli quinci arrecar cocente arsura. Quindi algente rigor; sterile un loco, Altro fecondo far; ma, sotto un cielo Temperato e felice Locai l'Italia, quasi Unico de la terra almo giardino. Movi il passo onde vuoi: da un lato scorgi Colli sempre fioriti e sempre verdi; Da l'altro spaziose ampie campagne, Ove una Primavera eterna ride. Corron rivi d'argento in grembo a l'erbe; Sembra ogni prato un ciel cinto di stelle; Ogni cosa è divina, il tutto alletta, ecc. ecc.

Tra le parti, onde il mondo

In ampio giro si dilata e spande,

O che circonda co' suoi flutti il mare;

O che cinga de' monti alta corona,

O che in bel largo pian stenda le membra,

Non ve n'è certo alcuna

Che l'Italia pareggi.

L'Italia è il fior di tutte e la bellezza,

E d'ogni altra provincia è la Regina

Così vols'io crearla

Quando il profondo caos disciolsi e trassi

Fuor dalle oscure tenebre la luce,

Che poi sì bella machina scoperse

E le celesti sfere agli occhi altrui.

Volli quinci arrecar cocente arsura.

Quindi algente rigor; sterile un loco,

Altro fecondo far; ma, sotto un cielo

Temperato e felice

Locai l'Italia, quasi

Unico de la terra almo giardino.

Movi il passo onde vuoi: da un lato scorgi

Colli sempre fioriti e sempre verdi;

Da l'altro spaziose ampie campagne,

Ove una Primavera eterna ride.

Corron rivi d'argento in grembo a l'erbe;

Sembra ogni prato un ciel cinto di stelle;

Ogni cosa è divina, il tutto alletta, ecc. ecc.

[7]I tedeschi credevano che la tregenda più solenne delle streghe avesse luogo la notte di santa Valburga, quindi quella notte significava per loro tregenda, come, secondo le varie parti d'Italia, lo sgombero, ch'è un'altra specie di tragenda, si chiama il san Michele od il quattro Maggio. E poi, quando indichiamo il giorno dal nome del santo, vi prefiggiamo sempre l'epiteto di santo: puta: — «il giorno di sant'Anna fu un gran tremuoto;» — «alcuni dicono l'Imperatore Federico II morto il giorno di san Luca ed altri in quello di santa Lucia» — Sicchè notte di Valburga non s'ha a dire in modo alcuno; ma, se si volesse pur dire, s'avrebbe a dir notte di santa Valburga. In questo errore cadono tutti i traduttori del Goethe.
[8]Nè questo vocabolo si trova solo usato dal Goethe, nèd il Goethe fu il primo ad usarlo. Musaeus (Volksmaerchen. Stumme Liebe) — «Denn du sollst wissen, dass wenn die Seele von dem Korper scheidet, sich nach dem Ort der Ruhe verlangt, und diese heisse Sehnsucht macht ihr die lahre zu Aeonen, so lange sie in einem fremden Eiemente schmachtet,» —Museaus. (Volksmaerchen. Riehilde.): — «Kein Wunsch war ihnen uebrig als der, aeonenlang ihr wechselseitiges Glück zu geniessen ohne Wandel.» —
[9]Fausto. Parte I. Soliloquio di Mefistofele: .... Und hætte er sich auch nicht dem Teufel uebergeben Er muesste doch zu Grunde gehen!
[10]Nun fängt mir an fast selbst der Kopf zu schwanken.
[11]Mir Vird non alle dem so dumm, Als ging mir ein Muehlrad im Kopf herum.
[12] Gewoehnlich glaubt der Mensch, wenn er nur Worte hoert, Es muesse sich dabei doch auch was denken lassen. Versi, che sono semplice generalizzamento di que' due bellissimi del Voltaire su Federigo II di Prussia, detto dagli adulatori Magno: Il me dit: Je vous aime; et je crus, comme un sot, Qu'il était quelqu' idée attachée a ce mot.

Gewoehnlich glaubt der Mensch, wenn er nur Worte hoert,

Es muesse sich dabei doch auch was denken lassen.

Il me dit: Je vous aime; et je crus, comme un sot,

Qu'il était quelqu' idée attachée a ce mot.

[13]Lass uns aus dem Gedraeng'entweichen; Es ist zu toll sogar fuer meinesgleichen.
[14]Sucht nur die Menschen zu verwirren, Sie zu befriedigen ist schwer.
[15]Idiotismo Napoletano, del quale chieggo umilmente scusa alla memoria del marchese Puoti. Per chi non ebbe la ventura (o sciagura, secondo ch'e' si giudica) di nascere In quel corno d'Italia, che s'imborga Di Bari, di Gaeta o di Crotona; Da ove Tronto e Verde in mare sgorga; non comprendesse il significato e l'efficacia di quell'e buono, noto, che straordinario e buono equivale al dire: per quanto straordinario sia, ancora che sia straordinario.

In quel corno d'Italia, che s'imborga

Di Bari, di Gaeta o di Crotona;

Da ove Tronto e Verde in mare sgorga;

[16]Io scriveva così nel M.DCCC.LXV; undici anni fa. Ora l'impero francese è crollato; e delle creazioni di Napoleone avanza solo il Regno d'Italia, che durerà, ne vivo certo, malgrado i pericoli, che corre, affidato in mani indegne, incapaci e malsicure; soffrendo della vergogna e della jattura presente, confido nello avvenire. Avrei potuto sopprimere questo squarcio o rimutarlo; non ho voluto. L'ammirazione, la devozione, la riconoscenza, la reverenza, che sentivo allora per Napoleone, sono divenute forse anche maggiori, per la pietà della gran tragedia in cui cadde e sparve.
[17]L'Università di Vittemberga è ora traslocata in Halle sulla Saale. Non sarà inutile, per determinare il carattere storico del mito Faustesco, il ridursi in mente la parte, avuta da Vittemberga nella infaustissima riforma e malauguratissima, che venne inopportuna a fermare per un pezzo ed a scontorcere lo svolgimento del pensiero Italiano.
[18]Non il pondo, è l'obbrobrio del giogo, Che m'incute un supremo terror! Meglio il batter dei denti ed il rogo, Che d'abbietto servaggio il rossor. Non v'ha domma, che l'uom non apprenda Con impavido ghigno a schernir; Non v'ha pena tenace ed orrenda, Ch'ei non sappia in silenzio soffrir. La cervice io non piego a una legge, Che il mio libero voto non ha; La virtù, che il pensier mi corregge, Contra i numi securo mi fa. Patria e Prence, ho speranze ed affetto E di gloria mi schiudo il sentier; Ho le gioie del cielo a dispetto. Come l'ombra, che simula il ver. La mia fede a ogni fola negando, Io fra l'opre e i diletti vivrò; Voi dal ciel poi cacciatemi in bando..... Questo gusto rapirvi io non vo'....
[19]Hab' einen Stock von Holz, der ueberzogen Mit Leder ist; Gemahl sich nennt; doch Holz Ist Holz.
[20]Non potevo prevedere, scrivendo questo studio, che ci sarebbe poi stato, chi avrebbe avuto il barbaro coraggio ed il pessimo gusto di voltare (molto infedelmente) in Italiano quelle sconciature giovanili dello Heine, che sono le due sue pretese tragedie; e che, nella nostra Italia, si sarebbero trovati pubblici babbei per applaudire, quando in Germania stessa nessuno pensò mai a rappresentare e nessuno le tenne rappresentabili.
[21]Vedi l'opera tedesca intitolata: Goethe e Werther. Lettere del Goethe, le più giovanili, con documenti illustrativi, pubblicate da A. Kestner, Regio Consigliere d'Ambasciata Annoverese, Incaricato d'affari presso la Santità del Papa. Seconda Edizione. Stoccarda ed Augusta, presso il Cotta, M.DCCC.LV.
[22]Non c'era pericolo, che potesse vincer delle battaglie di Sadowa e di Sedan; ed era meglio per la pace e la felicità del mondo.
[23]Du siehst, mit diesem Tranke in Leibe, Bald Helenen in jedem Weibe.
[24]So ein verliebter Thor verpufft Euch Sonne, Mond und Sterne, Zum Zeitvertreib dem Liebchen in die Luft.
[25]Hätt' ich nur sieben Stunden Ruh' Brauchte den Teufel nicht dazu So ein Geschöpfchen zu verführen.
[26]Ihm hat das Schicksal einen Geist gegeben, Der ungebändigt immer vorwärts dringt; Und dessen übereiltes Streben Der Erde Freuden überspringt.
[27]Seconda parte, in fine: Ihn sättigt keine Lust, ihm gnügt kein Glück, So bühlt er fort nach wechselnden Gestalten.
[28]Zwei Seelen wohnen, ach! in meiner Brust; Die eine will sich von der andern trennen: Die eine hält, in derber Liebeslust, Sich an die Welt mit klammernden Organen; Die andre hebt gewaltsam sich vom Dust Zu den Gefilden hoher Ahnen.
[29]«Il dittatore era fatto a tempo e non in perpetuo; e per ovviare solamente a quella cagione, mediante la quale era creato. E la sua autorità si estendeva in poter deliberare per sè stesso circa i modi di quello urgente pericolo, e fare ogni cosa senza consulte, e punire ciascuno senza appellazione; ma non poteva far cosa, che fosse in diminuzione dello Stato, come sarebbe stato tòrre autorità al Senato o al Popolo, disfare gli ordini vecchi della città o farne di nuovi». — Mach. Deche. c. XXXIX.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (madre-famiglia/madrefamiglia, allegoria/allegorìa, Chateaubriand/Châteaubriand e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):

32 — e la galera e [settantadue] [settandue]

36 — e [peggiora] [pèggiora] nell'ultima edizione

38 — L'amante per [assicurar] [assicur] lei

64 — descrive in trentun [versi] [verso] i cigni

123 — opera d'arte, ch'è un [microcosmo] [microsmo]

144 — che il [Goethe] [Gothe] stesso ha riconosciuto

163 — l'avere [attribuito] [attributo] al personaggio

255 — non potrà scindersi quel [dittongamento] [dittogamento]

272 — [sedate] [se, date] il bieco conflitto

334 — non impossibile il [ripigliarsi] [ripiglirsi] più tardi

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FAME USURPATE ***