O stupor delle genti,

O miracol del mondo,

Le cui maravigliose,

E soprumane prove

Stancheran tutte le più dotte penne,

E con stupor saranno

Cantate, udite e lette

Da quei, che dopo noi

Verran mill’ anni, e mille.”—Ces., pp. 128–29.

“Oimè quel, ch’ai nemici hà perdonato,