[78]. Pp. [93], [94], [95]. There are some similarities to “Cornelie” and to Grévin in this passage.
[79].
“Have I in conquest stretch’d mine arm so far,
To be afeard to tell graybeards the truth?”
[80]. He taught grammar and rhetoric in Verona. See Gerini, “Gli scrittori pedagogici nel secolo decimo settimo.”
[81]. Paolo Beni was quick to seize upon this feature of Pescetti’s characterization of Caesar. He says: “Che se pur volesse alcuno che non perciò restasse suo Cesare di esser furto, almen convien confessare ch’egli solo fosse vero Autore dell’ingiuria la quale con tanta sciocchezza e temerità fece in tal Tragedia a quell’Altezza et a tutta la serenissima Casa d’Este, poscia che havendo pubblicato e celebrato Alfonso per congiuntissimo di sangue con la Casa Giulia, e con Giulio Cesare, finalmente si adduce a dedicarli la sua Tragedia; (che sua chiamerolla per hora) quella Tragedia dico nella qual Cesare vien com’empio tiranno e traditor della patria bruttamente trucidato. Vedi imprudenza estrema di quest’huomo: vedi sciocchezza et audacia incomparabile: ricordare che questo serenissimo Principe sia per sangue strettamente congiunto con Giulio Cesare, e disceso da Giulio Cesare, e poi immantinente far che il Theatro per ogni parte risuoni l’impietà, la perfidia, la tirannia di Cesare: e che su gli occhi di quell’Altezza ne venga quasi pernitioso mostro co’l ferro trucidato et estinto. E forse che non supplica il Serenissimo Alfonso (vedi nuova imprudenza et ardire) che faccia rappresentar questa Tragedia in publico con nobil pompa, e dia spettacolo sì horrendo d’un suo antenato al Mondo.” Il Cavalcanti, 1614, p. 107 et seq.
[82]. It is interesting to note the fascination which this remark of Caesar’s had for the dramatists of his fortunes. No doubt they drew their direct inspiration from Plutarch, who relates that Caesar, on being urged to have a bodyguard, retorted, “It is better to die once, than always to be afraid of death.” (J. C., p. 92.) Skeat.
Thus Muretus says (Act III., verse 386):
“Sed tamen quando semel
Vel cadere praestat, quam metu longo premi.”